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Alcune riflessioni di Silvano Sbarbati su ALLA MALORA IL CANONE

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Pubblico questo commento di Silvano Sbarbati su alcuni aspetti di ALLA MALORA IL CANONE. Silvano si sofferma sugli strumenti della critica e sul concetto di canone. A pagine 614 de “Alla malora il canone” leggo: “ …questi poeti minori, questi piccoli libri di poesia, continuano a chiedere la giustezza di un giudizio. Non esiste solitudine se si viene giudicati. Esiste solitudine se non si viene giudicati ”.   E’ mio il corsivo della parola giustezza. Volutamente, perché questa parola mi è risultata molto evocativa; riflettendoci, sono arrivato ad indicarla come una specie di lapsus.   Stante il seguito del discorso, credo che Aglieco avesse in mente di scrivere “giustizia”. Difatti è nell’ambito della giustizia, della equa distribuzione delle attenzioni letterarie in questo caso, che viene indicato il valore del giudicare l’opera di un poeta. In assenza di giudizio c’è la solitudine. Addirittura c’è il vuoto – inteso come non esistenza in vita dentro una comunità di lettori, ...

POESIA PER GAZA: Silvano Sbarbati

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  Una guerra da notiziario una storia da sussidiario film per abituarmi alle macerie e alla saliva sulla fame infantile e alle parole ripetute nel vuoto svuotarsi con diarrea di paura. Questo mio tracciare segni inservibili pietanze narcise è un peccato mortale insoluto: non sfama non scalda non cura. Loro resteranno loro . Questo mio pensare qui commozione cerebrale bene superfluo nei salotti tv accesa e cuore spento. Dovrò piangere senza collirio.                                         Monte Roberto, 22 settembre 2025 * La guerra vista in televisione. Il rischio delle parole. Il rischio del silenzio. Le nostre parole non cambieranno il mondo. Allora bisogna tacere? Inventare parole nuove? Le lacrime sono sempre alle porte, ma anche quelle rischiano di essere inutili. (S.A.)