Post

Visualizzazione dei post con l'etichetta Appunti

Antonio Alleva, Cronache di fine Occidente, La collina del Dingh, puntoacapo, 2023

Immagine
 Antonio Alleva, Cronache di fine Occidente, La collina del Dingh , puntoacapo, 2023   La scrittura di Antonio Alleva presenta, a suo modo, il tono teatrale della voce solista del Coro. Soprattutto nella prima parte del libro, il polemos sociale si alza nettissimo come una predica e a volte una preghiera. Ma si avverte anche un modo dantesco in questa scrittura, e cioè la chiamata diretta, l’evocazione del nome e della colpa.   Per fare questo Alleva ha bisogno di sterilizzare la solitudine circondandosi della Comunità dei più vicini, in contrapposizione alla Legge giudicante dello Stato, ma anche a quella soggettiva e privata della violenza, della vendetta, della sopraffazione e della guerra.   Moltissimi testi sembrano lettere a persone, dediche, dialoghi intimi, offerti, poi, a tutti. Il tono etico è sempre altissimo e la voce si fa gonfia.   Ne consegue una scrittura ricchissima, espansiva, che tende ad inglobare tutte le avventure dell’esperienza umana, in...

Guglielmo Aprile, Appunti eoliani, FaraEditore, 2024

Immagine
 Guglielmo Aprile Appunti eoliani , FaraEditore, 2024   Il tema del libro è il mare, osservato e descritto in un fitto taccuino di appunti.   Non si tratta di un mare qualsiasi ma di quello totalmente connotato che circonda l’arcipelago delle Eolie, con caratteristiche tutte sue, un mare frastagliato e turbolento, perennemente in lotta con la pietra, aggredita e corteggiata a seconda delle stagioni.   In effetti in tutta la raccolta a prevalere è la sfera semantica della pietra: scogli, rocce, anfratti, sporgenze, elementi non amorfi ma materia che il liquido modella e trasforma fino a pervenire a una sorta di archeologia della memoria e della fantasia.   Così queste rocce si fanno sentinelle, figure feeriche del limite, persino baluardi della mente. Ma anche tentativo di un racconto che non ha né inizio né fine; ogni cosa cambia e deperisce come lo stesso corpo del poeta che osserva cercando di cogliere il barlume di un significato, la possibilità di una preghi...

Emiliano Rolle, Filastrocche da un oblò, MC, 2025

Immagine
  Emiliano Rolle, Filastrocche da un oblò , MC, 2025   Non inganni il titolo del libro. Non si tratta di filastrocche ad uso dell’infanzia ma di riflessioni utili all’età adulta. L’utilizzo della “filastrocca”, che poi in realtà coincide con un’ampia gamma di forme metriche, sembra costituire un modo per rimettere in campo la parola “bassa” ma anche chi la frequenta.   Il primo testo della raccolta, infatti, è da considerarsi come una dichiarazione di poetica e una giustificazione: “forse bisogna accenderle / le poesie con la pi minuscola (…) spenderle finché alimentano / il fuoco sacro delle maiuscole / le rime / le strofe”.   Il maiuscolo, dunque, si contrappone al minuscolo. Ma ancora, per chiarezza, nel secondo testo, parlando della poesia: “se ne scrive anche troppa / col sospetto fondato che non serva non farlo”. Ma è vero anche il contrario, e cioè il dubbio che non sia il caso di ascoltarle le motivazioni perché se ne scriva così tanta, “perché a volte le cos...

Carlo Di Legge, Multiverso, puntoacapo, 2018

Immagine
 Carlo Di Legge, Multiverso , puntoacapo, 2018 Com’è noto, il concetto di multiverso è un’ipotesi scientifica assai recente. Nel libro di Carlo Di Legge viene coniato nel senso di una solitudine di anime che, seppur incontrandosi, in realtà non s’incontrano mai.   Così è detto: “Quando esco per strada in questa città che si apre / verso il mare: / è certo, non posso incontrarti”.   E anche: “Noi siamo come il centro di un’immensa città, / i piani alti della notte illuminati di luce soffusa. / Apparentemente inaccessibili / sembra custodiscano / chissà quale segreto dell’essere”.   Ne consegue la descrizione di sfondi solitari, paesaggi e strade illuminate dalla prima luce del giorno. Oggetti misteriosi nella loro apparenza; un mondo, insomma, silenzioso e solitario dove l’essere non ha appigli.   Eppure la vita procede e le cose accadono. Accade l’amore, per esempio, ma solo tra gli esseri più vicini mentre per gli altri, nella distanza, è un desiderio e forse ...

Rita Pacilio, La prima parola, DiFelice Edizioni, 2025

Immagine
  Rita Pacilio,  La prima parola , DiFelice Edizioni, 2025 “La prima parola” è un lungo poemetto che si presenta in forma di macrotesto, un tessuto che cattura riflessioni, pensieri, immagini, tutte accomunate da una richiesta di senso che non può essere data. Il motivo è suggerito dal tema stesso del libro, e cioè la parola incipitaria che crea incessantemente. Ma la creazione è un atto che non può fermarsi ed è la stessa condizione per cui la poesia è grembo di un gesto continuo, labirintico, in perpetuo moto: Questo labirinto che non so sorvegliare oltre me stessa in movimento senza vocabolario mi porta qui. Sono gli ultimi versi del poemetto.   L’immagine del labirinto dice chiaramente che la parola, nel suo affannoso tentativo di protendersi verso un futuro più luminoso, in realtà è condannata al moto inverso della rinascenza. Tutto il libro si dirama fra due opposti: “la prima parola” e il non vocabolario degli ultimi versi: Rinascere con dolcezza, prevedere un pens...

Laura Costantini, Hortus Inconclusus, puntoacapo, 2025

Immagine
Laura Costantini, Hortus Inconclusus , puntoacapo, 2025   Leggendo queste poesie, penso alla forma di un macrotesto geografico che si dirama e riconosce il suo limite lungo l‘arco di un vasto orizzonte mediterraneo, (l’Adriatico è il mare evocato).   La musa, qui, è indubbiamente la luce, lanterna magica che rischiara gli anfratti e le sporgenze naturali, ma anche i moti dell’animo, indissolubilmente legati a un’altra forza convergente: la Storia personale e quella del territorio.   Ne consegue che l’essere è il frutto risultante da un contesto di occasioni: i grandi avvenimenti che non dipendono da noi e quelli che contribuiscono a edificare il nostro romanzo; incontri e abbandoni, crescita e regressioni.   La voce che attraversa il libro indossa le vesti di una bambina evocata nel teatro di un mare luminoso che segna l’orizzonte. “Che sia notturno e alto / il singulto ermo del mare”, scrive Laura Costantini evocando Pascoli, citazione che ha tutto il sapore di un ...

Vincenzo Di Oronzo, La rosa di Gerico, MC, 2025

Immagine
Vincenzo Di Oronzo, La rosa di Gerico , MC, 2025   E’ molto difficile, oggi, leggere un libro come questo. Si tratta di un’operazione controcorrente, che rimette in campo una scrittura scaturita da un clima apocalittico, carico di immagini/simbolo. Le categorie che abbiamo per connotare questa lingua sono il simbolismo e il surrealismo ma sarebbe limitante considerare il lavoro di Vincenzo Di Oronzo come epigono di un genere. Piuttosto occorre soffermarsi su poche immagini che ci riportano al dramma della vita. Ad esempio: “La madre calva, cucita dal sangue / di Gaza”. E poi una citazione da Leonard Cohen: “C’è una guerra intorno (…) e chiameranno quest’oscurità poesia”, che io interpreto in questo modo: la guerra che ci circonda non scatena nel poeta la giusta violenza dell’invettiva e del grido ma la parola oscura che genera poesia.   La realtà, dunque, non è ignorata ma trasposta nel grande teatro dei simboli.   Se è vero che l’apocalisse non è descrizione di qualcosa...

Olga Sesso Sarti, Echi da varchi vicini, MC, 2025

Immagine
Olga Sesso Sarti, Echi da varchi vicini , MC, 2025 Le tre sezioni che compongono il libro - Percorsi, Passaggi, Profili - convergono verso uno stesso motivo, e cioè il desiderio di conoscenza del limite oltre il quale il buio annega lo sguardo. Da qui la continua reiterazione della luce, luce che abita la vita, certamente, ma anche luce come desiderio di parusia del divino.   A causa di questa continua tensione, ne consegue che l’essere non vive mai pienamente ma è sempre in allarme, in attesa di qualcosa che potrebbe accadere.   Dimensione dikinsoniana, annota Pasquale Di Palmo, e quindi “condizione” dell’essere proteso verso un desiderio dell’oltre, in grado di realizzare la pienezza della vita.   Il titolo del libro ci restituisce, dunque, il venire, l’accedere delle voci nello spazio amplificato dell’umano dove l’esperienza del ben vivere è sempre alla ricerca di una sua particolare gloria.   E dunque una poesia che conia l’interrogazione, l’elemento astratto...
Immagine
Marco Vitale, La strada di Morandi , Passigli, 2024   Una nota   Mi sono già occupato della poesia di Marco Vitale - alcuni interventi si possono nel precedente blog di Compitu re vivi, ora denominato "archivio".   Il suo ultimo libro conferma l’innegabile delicatezza del dettato, la concretezza della realtà descritta, sia fisica che psicologica. Si è parlato giustamente, nel caso di questo poeta, di poesia elegiaca, senza dimenticare, però che l’elegia sottintende una malinconia di fondo, una sorta di sfuggevolezza che a volte porta la parola a trincerarsi dietro la certezza della tradizione, e cioè di un dettato sintatticamente robustissimo.   Un altro puntello è costituito dal lavoro di traduzione dal francese - lingua puntigliosa, alla quale nessuna ombra sfugge - presente in questo libro con un corposo quaderno di traduzioni.   La limpidezza dello stile viene dunque dagli esempi di una nostra lingua antecedente e, malgrado l’apparente assenza di screpolat...

Alessandro Celani, Apocalisse e altre visioni, aguaplano, 2021

Immagine
Alessandro Celani, Apocalisse e altre visioni, aguaplano, 2021 Qualche appunto Ho scoperto questo libro per caso, su internet. Viene riportato il testo presente in copertina, bellissimo, che colpisce perché ha tutti i connotati di un manifesto, di un compito. Il libro non riporta informazioni bibliografiche sull’autore. Da una ricerca si dice che Alessandro Celani è scomparso a causa di una lunga malattia all’età di 48 anni. Era archeologo e insegnante e aveva pubblicato libri di archeologia e di fotografia. Il suo libro precedente “Una lingua in poesia”, è del 2014.   Il libro è tutto attraversato da premonizioni, lo stesso titolo evoca una possibile controstoria, un tempo non più attraversato dalle vicende umane.   Tutta la vita quotidiana con le sue presenze più intime, sembra in procinto di un pericolo imminente.   La natura manda messaggi in forma di forza scontrosa che agisce.   Sono testi a volte dolentissimi e comunque dotati di una dignità che la poesia per...

Enrico De Lea, Cacciavento, Anterem, 2023

Immagine
  Enrico De Lea, Cacciavento , Anterem, 2023                                                                                     (Qualche appunto)      In una mia prossima pubblicazione su un inventario della poesia siciliana del Novecento, ho scritto come questa sia attraversata dal tema comune dell’appartenenza, sia fisica che psicologica, a una stessa terra. E’ una caratteristica che probabilmente la differenzia da tutte le altre letterature regionali rendendola unica, e questo malgrado la Sicilia sia sempre stata investita e attraversata da culture, mode, estetiche, filosofie, elementi di volta in volta amalgamati in una sorta di laboratorio linguistico per nulla pacificato ma sempre in collisione. Tra l’altro è...