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Visualizzazione dei post con l'etichetta I miei libri

ALLA MALORA IL CANONE: Calogero Bonavia, I servi

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Calogero Bonavia, I servi, L’Eroica, 1924 Il fascino maggiore nella lettura de I servi, consiste nella percezione di un dimesso, di una voce bassa, come davanti all’inginocchiatoio di una chiesa. Il basso diventa in questo caso, colore stesso della parola che rinuncia alla versificazione e sceglie il modo di un colloquio narrativo, di un’amorevole semplicità verso l’oggetto della descrizione. Breviario, mi verrebbe da dire, da pronunciare nelle ore della giornata, ma soprattutto poesia “pietistica”, e cioè scaturita da un sentimento di pietas, di sincera partecipazione contro il cerebrale dell’apparato teologico, dell’accettazione passiva del dogma. Si pensi, del resto, a quale grande arte abbia prodotto il pietismo barocco, da Bach a Grunewald.

Alcune riflessioni di Silvano Sbarbati su ALLA MALORA IL CANONE

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Pubblico questo commento di Silvano Sbarbati su alcuni aspetti di ALLA MALORA IL CANONE. Silvano si sofferma sugli strumenti della critica e sul concetto di canone. A pagine 614 de “Alla malora il canone” leggo: “ …questi poeti minori, questi piccoli libri di poesia, continuano a chiedere la giustezza di un giudizio. Non esiste solitudine se si viene giudicati. Esiste solitudine se non si viene giudicati ”.   E’ mio il corsivo della parola giustezza. Volutamente, perché questa parola mi è risultata molto evocativa; riflettendoci, sono arrivato ad indicarla come una specie di lapsus.   Stante il seguito del discorso, credo che Aglieco avesse in mente di scrivere “giustizia”. Difatti è nell’ambito della giustizia, della equa distribuzione delle attenzioni letterarie in questo caso, che viene indicato il valore del giudicare l’opera di un poeta. In assenza di giudizio c’è la solitudine. Addirittura c’è il vuoto – inteso come non esistenza in vita dentro una comunità di lettori, ...

Luca Pignato, Pietre, Piero Gobetti Editore,1925 Ristampa anastatica, Edizioni di storia e letteratura, 2022

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Luca Pignato, Pietre, Piero Gobetti Editore, 1925 Ristampa anastatica, Edizioni di storia e letteratura, 2022 Pietre di Pignato e Ossi di seppia di Montale, escono lo stesso anno e nelle stesse edizioni di Gobetti 1 . E’ un confronto che sicuramente ha pesato nella valutazione del libro, già ai tempi della sua pubblicazione. Non lo riteneva così indispensabile lo stesso Gobetti, ma anche la critica lo sottovalutò: L’opera pignatiana non trovava unanime apprezzamento fra i critici, che ne respingevano l’accumulo lessicale, il lavorio cerebrale e il sentimentalismo talvolta patetico, che non riusciva ad andare alle radici della tristezza, limitandosi a dichiararne l’ineluttabilità, (Alessia Pedio nella postfazione). Insomma; sembra di sentire le parole di un oracolo che presagisce ciò che poi è diventata la poesia: accumulo lessicale, lavorio celebrale, assoluta rimostranza verso un sentimento scambiato per sentimentalismo patetico. 1 Gobetti pubblicò 114 volumi, tra il 1922 e il 19...

Giuseppe Zucca: io, Formiggini Editore, 1921 Seconda edizione accresciuta

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Giuseppe Zucca: io, Formiggini Editore, 1921 Seconda edizione accresciuta Ciò che mi colpisce in questo libro è esattamente la qualità emozionale del colloquio con l’altro e con se stesso, basato su una sincerità che è compassione apertissima, senza sotterfugi. Insomma: non leggo borbottando: toh, un crepuscolare di seconda mano, e per giunta della profonda provincia! non se ne sentiva il bisogno… Questo prurito da critico non m’interessa. Piuttosto, ecco cosa funziona: un verso limpidissimo e musicalissimo, per nulla sdolcinato, anzi, tenerissimo quando il poeta costruisce, nel modo del piccolo bozzetto, sprovvedute immagini da libro di lettura di scuola elementare. (...) Il tono colloquiale spesso è ottenuto con un verso franto, interpuntato all’inverosimile, come un dire in dialogo o monologante, così come quando si parla. Il poeta racconta. Straordinarie sono le scene, i particolari, le situazioni, un affresco di micro ambienti urbani e naturali che ci restituiscono l’immagine d...

Guglielmo Lo Curzio, I ghigni della maschera

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Guglielmo Lo Curzio, I ghigni della maschera , 1914/1918, Trimarchi, 1918 E’ l’opera considerata di esordio di Guglielmo Lo Curzio. Giuseppe Zagarrio dichiara espressamente di preferire gli esiti di questa prova a quelli successivi, riferendosi a un ghigno non satanico, piuttosto angelico-socratico, tutto intimo e raccolto, sordamente chiuso e via via rasserenato…In questo senso il tono della denuncia si fa crepuscolare… 1 Se in questo libro lo stile rimane nell’ambito di una retorica formale di stampo ancora ottocentesca, Carducci per l’Italia, Cesareo per la Sicilia, si veda tuttavia come nei libri successivi la parola di Lo Curzio si sia notevolmente alleggerita e semplificata, pur mantenendo i temi usuali, approdando fino alla modernità con opere come Il granchio di Apollinaire. 1 Giuseppe Zagarrio, Sicilia e poesia contemporanea, Salvatore Sciascia, 1964.

Antonio Bruno, Fuochi di Bengala, L’Italia futurista, 1917

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Antonio Bruno, Fuochi di Bengala, L’Italia futurista, 1917 Edizioni Novecento, 1990 (ristampa) ... Dunque i modelli di riferimento di Bruno sono Baudelaire, molto simbolismo e Leopardi. L’avvicinamento al futurismo è evidentemente la causa del tentativo di contrastare le forze potenti di una biografia difficile, attraverso un impegno da intellettuale sui generis, oltre che di poeta - si esprimeva in varie lingue e aveva frequentato i salotti di Parigi -. A leggere Fuochi di Bengala, il cui titolo sembra rimandare alle spoccherie del futurismo, ci si accorge subito che i rimandi sono ben pochi: qualche fluttuazione tipografica qua e là, due testi graficamente pittorici… Pochissimi testi in forma poetica, molte prose poetiche.

ALLA MALORA IL CANONE, il piano dell'opera

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  Alla malora il canone è uno strumento indispensabile per capire la poesia siciliana in lingua italiana a cavallo tra due secoli. Un modo per scavalcare il canone imposto dagli opportunismi di potere e dall’abitudine di seguire, senza colpo ferire, le indicazioni degli esperti. Lo studio si concentra sui nomi poco noti, se non del tutto dimenticati, tralasciando la storia dei poeti in auge, inclusi nel canone o in via di inclusione.  Ecco il piano dell’opera INDICE GENERALE Omissis, smarrimenti e censure della critica, 7 PRIMA PARTE (1909-1970) ANNUARI In forma di prologo, Scrittori siciliani del Novecento, Un secolo di letteratura italiana, 17 Enrico Cavacchioli, Le ranocchie turchine, 19 Antonio Bruno, Fuochi di Bengala, 23 Guglielmo Lo Curzio, I ghigni della maschera, 27 Giuseppe Zucca, io, 29 Luca Pignato, Pietre, 35 Calogero Bonavia, I servi, 38 Cinque poeti, 42 Andrea Agueci, 43 Giuseppe Sciortino, 45 Ottavio Profeta, Il sacco di Giuda, 48 Mario Olivieri, Campane di ma...

ALLA MALORA IL CANONE: Enrico Cavacchioli

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  Enrico Cavacchioli, Le ranocchie turchine, Edizioni di “Poesia”, Milano, 1909 (...) Il testo è talmente ricco e sontuoso che la lettura può provocare un effetto di panico visivo, di nausea sonora. Cavacchioli è scatenato, irridente, dipinge con gli occhi come davanti a un caleidoscopio di immagini sonore. Lavora sulla perdita di senso del mondo, sullo stravolgimento cromatico, su effetti di chiaroscuro notturno in cui la luce della luna illumina e semina sensualità senza cerimonie. (…) Prevale in questi testi una forte consonanza con una Natura feerica e selvaggia, che ha preso il sopravvento su ciò che rimane della cosiddetta civiltà, inglobandone i resti e reinventandone le forme...

Alcuni stralci critici dall'antologia pubblicata da Macabor

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  Pubblico alcuni stralci critici tratti dal volume Nel poemetto di Sebastiano Aglieco La promessa dei giorni, edito nel 2010 nella collana Fiori di Torchio, poi ripreso in alcune sue parti nel 2013 in Compitu re vivi, leggiamo questo testo: “Ho deciso:/ aprimi, se vuoi, come/una melagrana, e guardami/ tutto è nel petto, qui/ che trema della sua gioia/ della sua veloce spina”. La poesia, in Aglieco, nasce da una decisione, dalla scelta di offrirsi, di mettersi in gioco, di porgersi come si porge un frutto, di darsi in pasto a un tu. La poesia non è un’operazione estetica, è un gesto sacrificale: il dono di sé descrive compiutamente il gesto dell’artista. (Corrado Bagnoli) * La poesia di Sebastiano Aglieco ruota attorno ad alcune parole che contengono mondi infiniti, entro i quali egli ci porta con i suoi versi, di raccolta in raccolta ci accompagna a seguire i suoi passi, quelli degli spostamenti reali da una casa all’altra, da una scuola di...

"Io so che il tempo non consola", un'antologia curata da MACABOR

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  MACABOR ha il piacere di annunciare l'uscita dell'ottavo volume di  ITALIA INSULARE I POETI - Sebastiano Aglieco: "io so che il tempo non consola" Questo che consegniamo alle stampe è l’ottavo volume di Italia Insulare I Poeti e abbiamo voluto dedicarlo al poeta siciliano Sebastiano Aglieco.  Sulla poesia di Aglieco già sono usciti diversi contributi critici, i quali hanno evidenziato la particolarità del suo percorso poetico, così ricco di suggestioni, di risonanze interiori espressi in una lingua “profondamente radicata nella terra, nel ricordo di un vocabolario antico e vero, ricercatissimo eppure semplice; dolorosa, sinceramente crudele, commovente”.  Accostarsi al suo slancio espressivo e comunicativo risulta quanto mai stimolante perché Aglieco non è solo un ottimo poeta ma un grande conoscitore della poesia italiana contemporanea e sicuramente questa costante frequentazione ha rafforzato molto, nel confronto, la sua volontà personale di spingere la sua poes...

Silvano Sbarbati: Il canone di Aglieco

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  Silvano Sbarbati, con la sua consueta rara e preziosa attenzione, annota le prime impressioni su ALLA MALORA IL CANONE.  Un libro ponderoso e impegnativo, sicuramente, ma strumento necessario da consultare nel presente e nel futuro della poesia siciliana. Che non può essere oggetto di censure e sbadataggini, pena la dimenticanza della storia della poesia siciliana ma anche della poesia italiana, così dipendente da pochissimi poeti che hanno finito per occupare stabilmente gli scranni del canone. Credo che ogni regione dovrebbe fornirsi di uno strumento simile ma, visto il clima di lassismo critico ufficiale, e di "sbadataggine" più o meno consapevole dei circoli e dei circoletti dubito seriamente. * 666 pagine nel formato 17x24. E dunque un libro che si presenta con la dimensione e il peso del volume. Sebastiano Aglieco con “Alla malora il canone – Repertorio critico della poesia siciliana a cavallo tra due secoli” ha pubblicato un volume – cioè a dire un’opera che nel sem...

ALLA MALORA IL CANONE: Enrico Cavacchioli

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Enrico Cavacchioli, Le ranocchie turchine (...) Si tratta, insomma, di una coloratissima favola per adulti, tutta intrisa di sensualità e gioco; esuberante, sgargiante, costruita con straordinaria maestria tecnica e immaginativa, simile, per certi versi, agli scherzi e ai giochi di Palazzeschi, che tuttavia impallidiscono di fronte a quest’orgia di invenzioni di colori e onomatopee. (...)

ALLA MALORA IL CANONE: la metacritica

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Non è stato facile immaginare un’organizzazione complessiva per questo lavoro. Uno dei critici siciliani tra i più importanti, Giuseppe Zagarrio 1 adottava nei suoi scritti, forse inaugurandolo, un metodo basato sull’accorpamento tematico, sull’indicazione di un ideale percorso storico e ideologico che gli serviva a indagare fenomeni storici e movimenti letterari, provando a immaginare come l’opera dei poeti avesse influito, o fosse stata condizionata, dalla Storia; operazione assai suggestiva e di largo uso fino ai nostri giorni ma, vista col senno di poi, rischiosa. Si tratta di un’impostazione ancora assai diffusa, che spesso giustifica esclusioni o inserimenti in antologie secondo motivazioni che non sempre è possibile condividere. Quella tendenza che ho definito metacritica, con la scusa di funzionare come strumento storico di indagine dei fatti letterari, finisce per appiattire il panorama per concentrarsi sui casi unici, piuttosto che sulle varianti. 1 Di Giuseppe Zagarrio,...

ALLA MALORA IL CANONE: incipit

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ALLA MALORA IL CANONE: incipit Ho incominciato ad occuparmi seriamente dei poeti siciliani a partire da un volume edito presso Prova d’autore nel 2001, Volti e pagine di Sicilia 1 , dono di Massimiliano Magnano, poeta di valore, critico e studioso di tradizioni locali. Più si torna indietro agli inizi del Novecento, più risulta difficile consultare i libri e più evidente si fa il peso degli omissis, degli smarrimenti e delle censure della critica nazionale sulla poesia siciliana. Si tratta di una letteratura spesso alla macchia, fatta di opere consultabili nelle biblioteche locali o di prime e seconde edizioni proposte a prezzi non proprio modici nei siti specializzati; copie che spesso deperiscono fra le mani, reperti archeologici di un pensiero e di una sensibilità diventati materia per curiosi ed esperti. Fortunatamente è ancora possibile rintracciare qualche notizia di questi poeti scomparsi nelle cronache locali o in piccoli blog curati da neofiti e appassionati. A dire il vero...

ALLA MALORA IL CANONE: Criteri

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  Primo criterio Verificare l’utilità di un semplice e antico modo di classificazione per successione cronologica, immaginando un nuovo annuario, seppur fragilissimo e incompleto, dei libri pubblicati nel procedere degli anni. Secondo criterio Alcuni di questi poeti hanno conosciuto l’onore e l’onere di una personale antologia; a volte stampata quando l’autore era ancora in vita, altre volte immaginata post mortem, spesso nel tentativo di salvare il salvabile o di restituire il maltorto. In questo caso è stato possibile immaginare un discorso generale, una resa dei conti, questa volta, sì, di natura storiografica. Terzo criterio In questo caso provo ad affrontare alcune questioni generali nel modo tradizionale del saggio minimo. Si tratta di temi emersi come elemento di riflessione via via che la lettura procedeva, a volte anche in rapporto polemico con posizioni critiche già assunte, fossilizzate in una visione assai ristretta  dei fenomeni letterari; a suo modo, una forma di...

ALLA MALORA IL CANONE: la Sicilia neorealista

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  (...) Fino agli anni settanta del Novecento si possono leggere autori che ancora insistono sul tema di una Sicilia defraudata, la Sicilia neorealista delle donne vestite a lutto, delle campagne arse e aride, degli uomini che emigrano, della mafia che imperversa. Col tempo, evidentemente, il tema si è configurato come stilema retorico, rischio che già evidenziava Zagarrio nei suoi scritti. Eppure non si può dire che queste scritture non siano sincere, generosamente calate in una realtà sociale che evidentemente stava lottando per liberarsi di un atavico sentimento di abbandono e rassegnazione. (...)

ALLA MALORA IL CANONE: L'APPORTO DEI SICILIANI

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Così Salvatore Ferlita 1 : senza l’apporto dei siciliani il Novecento italiano sarebbe davvero poca cosa. (…) I narratori, i poeti e i saggisti siciliani del Novecento si distinguono per certe caratteristiche, per alcune modalità stilistiche, per i temi declinati, a tal punto che il sistema delle loro opere mostra una fisionomia letteraria inconfondibile e polimorfa, ma sempre inscindibile rispetto alla identità letteraria nazionale. Esistono infatti nel Novecento, e questa è la vera ricchezza, tante possibilità di letteratura siciliana, soprattutto perché quasi tutti gli scrittori che nell’Isola si sono formati, per poi magari lasciarla, o che nati e cresciuti altrove sono stati perennemente rosi dal tarlo isolano, hanno avuto a loro disposizione delle biblioteche mai provinciali: vere e proprie biblioteche europee. 1 Nel catalogo della mostra Scrittori siciliani del Novecento, Un secolo di letteratura italiana, Mostra bibliografica, Palazzo dei Normanni, 12 dicembre 2009/31 gennai...

ALLA MALORA IL CANONE: la letteratura siciliana

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  (...) la letteratura siciliana non è mai provinciale, pur innestandosi nella realtà di un subcontinente ricco di storia e di cultura altamente stratificate nell’immaginario e nell’antropologia. Ne deriva quel particolare sentimento dell’appartenenza nella distanza che, se da una parte radica la parola nelle ragioni profonde del cuore, dall’altra la proietta verso le ragioni di un’apertura, di uno sguardo allargato. (...)

ALLA MALORA IL CANONE: I problemi della critica secondo Luca Pignato

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I problemi della critica, mio caro, sono problemi di assaggio: essi sono il metodo dello scontento. Siamo così profondi, complessi, esigenti, raffinati, noi! Come potrà appagarci un povero poeta? Se tu vuoi spiegarti codesta incontentabilità con la presunzione e con l’invidia, hai torto. Tali spiegazioni seducono i poeti falliti. La psicologia del critico - sta attento - non può essere quella dell’entusiasmo: è la psicologia delle case vuote, dove le voci risuonano mostruosamente. I critici hanno, come loro sentimento, queste spaventose risonanze che soverchiano fatalmente le voci modeste dei poeti. (Luca Pignato, Giustificazione al libro antologico Cinque poeti)

ALLA MALORA IL CANONE, Repertorio critico della poesia siciliana a cavallo fra due secoli

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  Cinque anni di ricerca dei testi originali,  mai ristampati o, in alcuni sporadici casi, in copia fotostatica. Consultazione di monografie, saggi, antologie, atti di convegno irreperibili. Il risultato è un lavoro di quasi settecento pagine che provocatoriamente ho voluto chiamare: ALLA MALORA IL CANONE Repertorio critico della poesia siciliana a cavallo fra due secoli narcysolibri/youcanprint, euro 35 uno strumento probabilmente indispensabile e di riferimento per avvicinarsi alla storia della poesia siciliana in lingua italiana. Il titolo vuole richiamare all’urgenza di un compito critico: la ricostruzione delle letterature regionali. Nel mio caso ha funzionato il desiderio di accogliere in una stessa casa i poeti della mia terra, piccoli, grandi e grandissimi, seguendo l’indicazione di uno di questi, Guglielmo Lo Curzio: Non sei poeta d’oggi: per questo tu non farai mai testo.