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Visualizzazione dei post con l'etichetta I miei libri

ALLA MALORA IL CANONE: la metacritica

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Non è stato facile immaginare un’organizzazione complessiva per questo lavoro. Uno dei critici siciliani tra i più importanti, Giuseppe Zagarrio 1 adottava nei suoi scritti, forse inaugurandolo, un metodo basato sull’accorpamento tematico, sull’indicazione di un ideale percorso storico e ideologico che gli serviva a indagare fenomeni storici e movimenti letterari, provando a immaginare come l’opera dei poeti avesse influito, o fosse stata condizionata, dalla Storia; operazione assai suggestiva e di largo uso fino ai nostri giorni ma, vista col senno di poi, rischiosa. Si tratta di un’impostazione ancora assai diffusa, che spesso giustifica esclusioni o inserimenti in antologie secondo motivazioni che non sempre è possibile condividere. Quella tendenza che ho definito metacritica, con la scusa di funzionare come strumento storico di indagine dei fatti letterari, finisce per appiattire il panorama per concentrarsi sui casi unici, piuttosto che sulle varianti. 1 Di Giuseppe Zagarrio,...

ALLA MALORA IL CANONE: incipit

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ALLA MALORA IL CANONE: incipit Ho incominciato ad occuparmi seriamente dei poeti siciliani a partire da un volume edito presso Prova d’autore nel 2001, Volti e pagine di Sicilia 1 , dono di Massimiliano Magnano, poeta di valore, critico e studioso di tradizioni locali. Più si torna indietro agli inizi del Novecento, più risulta difficile consultare i libri e più evidente si fa il peso degli omissis, degli smarrimenti e delle censure della critica nazionale sulla poesia siciliana. Si tratta di una letteratura spesso alla macchia, fatta di opere consultabili nelle biblioteche locali o di prime e seconde edizioni proposte a prezzi non proprio modici nei siti specializzati; copie che spesso deperiscono fra le mani, reperti archeologici di un pensiero e di una sensibilità diventati materia per curiosi ed esperti. Fortunatamente è ancora possibile rintracciare qualche notizia di questi poeti scomparsi nelle cronache locali o in piccoli blog curati da neofiti e appassionati. A dire il vero...

ALLA MALORA IL CANONE: Criteri

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  Primo criterio Verificare l’utilità di un semplice e antico modo di classificazione per successione cronologica, immaginando un nuovo annuario, seppur fragilissimo e incompleto, dei libri pubblicati nel procedere degli anni. Secondo criterio Alcuni di questi poeti hanno conosciuto l’onore e l’onere di una personale antologia; a volte stampata quando l’autore era ancora in vita, altre volte immaginata post mortem, spesso nel tentativo di salvare il salvabile o di restituire il maltorto. In questo caso è stato possibile immaginare un discorso generale, una resa dei conti, questa volta, sì, di natura storiografica. Terzo criterio In questo caso provo ad affrontare alcune questioni generali nel modo tradizionale del saggio minimo. Si tratta di temi emersi come elemento di riflessione via via che la lettura procedeva, a volte anche in rapporto polemico con posizioni critiche già assunte, fossilizzate in una visione assai ristretta  dei fenomeni letterari; a suo modo, una forma di...

ALLA MALORA IL CANONE: la Sicilia neorealista

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  (...) Fino agli anni settanta del Novecento si possono leggere autori che ancora insistono sul tema di una Sicilia defraudata, la Sicilia neorealista delle donne vestite a lutto, delle campagne arse e aride, degli uomini che emigrano, della mafia che imperversa. Col tempo, evidentemente, il tema si è configurato come stilema retorico, rischio che già evidenziava Zagarrio nei suoi scritti. Eppure non si può dire che queste scritture non siano sincere, generosamente calate in una realtà sociale che evidentemente stava lottando per liberarsi di un atavico sentimento di abbandono e rassegnazione. (...)

ALLA MALORA IL CANONE: L'APPORTO DEI SICILIANI

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Così Salvatore Ferlita 1 : senza l’apporto dei siciliani il Novecento italiano sarebbe davvero poca cosa. (…) I narratori, i poeti e i saggisti siciliani del Novecento si distinguono per certe caratteristiche, per alcune modalità stilistiche, per i temi declinati, a tal punto che il sistema delle loro opere mostra una fisionomia letteraria inconfondibile e polimorfa, ma sempre inscindibile rispetto alla identità letteraria nazionale. Esistono infatti nel Novecento, e questa è la vera ricchezza, tante possibilità di letteratura siciliana, soprattutto perché quasi tutti gli scrittori che nell’Isola si sono formati, per poi magari lasciarla, o che nati e cresciuti altrove sono stati perennemente rosi dal tarlo isolano, hanno avuto a loro disposizione delle biblioteche mai provinciali: vere e proprie biblioteche europee. 1 Nel catalogo della mostra Scrittori siciliani del Novecento, Un secolo di letteratura italiana, Mostra bibliografica, Palazzo dei Normanni, 12 dicembre 2009/31 gennai...

ALLA MALORA IL CANONE: la letteratura siciliana

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  (...) la letteratura siciliana non è mai provinciale, pur innestandosi nella realtà di un subcontinente ricco di storia e di cultura altamente stratificate nell’immaginario e nell’antropologia. Ne deriva quel particolare sentimento dell’appartenenza nella distanza che, se da una parte radica la parola nelle ragioni profonde del cuore, dall’altra la proietta verso le ragioni di un’apertura, di uno sguardo allargato. (...)

ALLA MALORA IL CANONE: I problemi della critica secondo Luca Pignato

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I problemi della critica, mio caro, sono problemi di assaggio: essi sono il metodo dello scontento. Siamo così profondi, complessi, esigenti, raffinati, noi! Come potrà appagarci un povero poeta? Se tu vuoi spiegarti codesta incontentabilità con la presunzione e con l’invidia, hai torto. Tali spiegazioni seducono i poeti falliti. La psicologia del critico - sta attento - non può essere quella dell’entusiasmo: è la psicologia delle case vuote, dove le voci risuonano mostruosamente. I critici hanno, come loro sentimento, queste spaventose risonanze che soverchiano fatalmente le voci modeste dei poeti. (Luca Pignato, Giustificazione al libro antologico Cinque poeti)

ALLA MALORA IL CANONE, Repertorio critico della poesia siciliana a cavallo fra due secoli

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  Cinque anni di ricerca dei testi originali,  mai ristampati o, in alcuni sporadici casi, in copia fotostatica. Consultazione di monografie, saggi, antologie, atti di convegno irreperibili. Il risultato è un lavoro di quasi settecento pagine che provocatoriamente ho voluto chiamare: ALLA MALORA IL CANONE Repertorio critico della poesia siciliana a cavallo fra due secoli narcysolibri/youcanprint, euro 35 uno strumento probabilmente indispensabile e di riferimento per avvicinarsi alla storia della poesia siciliana in lingua italiana. Il titolo vuole richiamare all’urgenza di un compito critico: la ricostruzione delle letterature regionali. Nel mio caso ha funzionato il desiderio di accogliere in una stessa casa i poeti della mia terra, piccoli, grandi e grandissimi, seguendo l’indicazione di uno di questi, Guglielmo Lo Curzio: Non sei poeta d’oggi: per questo tu non farai mai testo.

Carlo Di Legge commenta COMPITU RE VIVI

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 A distanza di molti anni dalla pubblicazione, Carlo Di Legge mi dedica un'approfondita recensione su COMPITU RE VIVI, con richiami a INFANZIA RESA  e a DOLORE DELLA CASA. Lo ringrazio molto, unitamente agli editori di  PUNTO, ALMANACCO LETETRAIO. Compitu re vivi è (con gli altri due libri qui citati) come una specie di monumento alla singolarità irriducibile della poesia: non si riconduce ad altra esperienza di poesia che io conosca se non per eco e risonanza molto lontana, parziale, come quando si legge “Chi scrive, oggi, deve trovare in se stesso il luogo più duro e doloroso per scrivere” (Intervista in IR, 129): ma qui i versi della poesia non ci svelano, piuttosto, un aspetto di noi stessi? È perché infine si possa apprendere  … la lingua delle parole mute, l’amore nel sonno, la distanza della luce dal suo chiarore ( Compitu re vivi , 121 – Corsivo nel testo) Carlo Di Legge su "Compitu re vivi" di Sebastiano Aglieco

Marisa Liseo: un'intervista e un cenno

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Marisa Liseo, in un’intervista che è possibile leggere integralmente su L’ESTROVERSO, individua l’origine del suo ASIMMETRIE ELEMENTARI, nella lettura di un passaggio di LUCE DELLA NECESSITA’. Felice che un libro ne abbia potuto generare un altro, almeno come spinta iniziale.    * Qual è stata la “scintilla” che ha portato il tuo “Asimmetrie elementari”? Era una sera di fine maggio del 2023. Stavo rileggendo la silloge Luce della necessità di Sebastiano Aglieco. Avevo sentito una forte attrazione per le poesie di questo libro sin dalla prima rapida e superficiale lettura. Tant’è vero che ad esse sono tornata più volte. Sentendo di trovarmi nel posto giusto, un luogo popolato da tanta natura, da alberi, animali, sentieri… E poi, la casa, lo sguardo su ciò che sta fuori e chiama e i bambini che appartengono alla vita e al futuro. Le voci del mondo che scolorano ogni cosa e chiudono lo sguardo, ma la voce di una poesia capace di scuotere dal sonno e di svelare il segreto del...

Vitantonio Lillo Tarì de Saavedra, editore di Pietrevive, commenta Iànu e l'ìàngilu

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Vitantonio Lillo Tarì de Saavedra, editore di Pietrevive, commenta Iànu e l'àngilu . Con un grazie Trovo assai paradigmatico che una delle raccolte più coese e intense che ho letto negli ultimi mesi, IÀNU E L’ÀNGILU di Sebastiano Aglieco, sia al contempo un libro autoprodotto, nel 2023, un poemetto diviso in 12 canti mediamente lunghi (e anche per questo impossibili da instagrammare), e un libro in doppia lingua, nel dialetto siciliano di Sortino e in un italiano affilatissimo, che attingendo all’universo dei cantastorie popolari, ma filtrato attraverso un attento ricorso letterario (che va da Bagnoli citato in epigrafe a Gozzano tradotto in chiusura), riscrive una storia di forte sapore emblematico, la lotta di Giacobbe con l’angelo, tanto antica nella forma quanto attuale nella sostanza, dove Giacobbe è un bambino fuggito di casa, Iànu, che incontra nell’arsa campagna siciliana l’angelo della morte, si confonde con lui, lo assume in sé e ne viene assunto, tanto che leggendo viene...