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Visualizzazione dei post con l'etichetta Alla malora il canone

Irene Mauceri, Con inchiostro di mare, Maia, 1958

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Irene Mauceri, Con inchiostro di mare , Maia, 1958 Nel libro della Mauceri coesistono varie lingue: quella breve, brevissima, della sintesi descrittiva in immagini/cammeo, interessanti perché, proprio in queste forme, si evoca la lingua purissima di Saffo e, nello stesso tempo, la tendenza a condensare degli ermetici; ma poi anche, e soprattutto, l’elegia, il modo che la poetessa esplora di più. Inoltre, con una ricorrenza che ha del tragico e del commovente, il tema della Sicilia, assurta a sposa vedova che compiange i suoi mali. (...) L’afflato lirico, pensoso, sinceramente commosso - Villaroel parla di una “strana creatura, così apparentemente semplice e svagata” - non può essere messo in discussione; sapendo, tuttavia, che questo modo di porsi è, esso stesso, forma del poeta romantico e, in un certo modo, retorica. ...E la Mauceri è poetessa romantica...

Alla malora il canone: Orazio Napoli

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  Orazio Napoli, Notte legame mare , I poeti dello specchio, Mondadori, 1956 Sono pochi gli autori siciliani “minori” pubblicati nella “prestigiosa” collana mondadoriana dello Specchio, a parte, ovviamente, i due o tre notissimi i cui nomi riecheggiano ancora nella cronaca delle patrie lettere. E sarebbe operazione istruttiva andare a spulciare le collane di poesia e fare un elenco degli autori scomparsi, se non completamente sconosciuti. (...) E, dunque: mare innanzitutto, legame col mare e con l’antica terra lasciata per necessità di lavoro, come spesso capita agli abitanti dei poveri confini, catapultati nel grande circo delle città tentacolari, opulente di finanza e industria, in questo caso Milano.   E’ forte, evidentemente, il legame che Orazio Napoli ha mantenuto con una dimensione mediterranea: la Grecia; una leggerezza e malinconia di sguardo, improvvise e violentissime accensioni dell’animo. Non per ultimo, e in questa poesia si erge a dignità di musa, un sottile e...

Giuseppe Zagarrio, A questa terra non nostra, Luigi Leonardi Editore, 1956

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  Giuseppe Zagarrio, A questa terra non nostra , Luigi Leonardi Editore, 1956 Copia con dedica Dopo aver letto questa sua opera seconda - ma prima per risultati raggiunti, come ammette lo stesso autore - mi viene naturalmente da chiedere in quale delle sue celebri categorie critiche Zagarrio avrebbe inserito il suo libro.   Naturalmente mi riferisco ancora una volta a Sicilia e poesia contemporanea , dove la storia della poesia siciliana viene esposta, appunto, per categorie: L’evasione: (il modo religioso, il modo idillico); La smorfia; La coscienza politica. (...) Detto questo. A me sembra che questa poesia possa comodamente situarsi in almeno due di queste categorie. La prima è facile ad individuarsi: la coscienza politica . La seconda - l’evasione, (il modo idillico) - richiede qualche spiegazione. Il trait d’union di questi modi è costituito dalla frequentazione di due autori assai cari a Zagarrio: Mario Farinella e Salvatore Quasimodo - ma in un testo leggiamo anche c...

Alla malora il canone: Vann'Antò, Il fante alto da terra

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Un libro straordinario Vann’Antò, Il fante alto da terra , Principato, Messina, 1932 Ristampa, All’insegna del pesce d’oro, 1975 Dopo la vittoria di Gorizia i soldati di quella zona che si recavano in licenza, non facevano più la strada dalla trincea a Cormons tutta a piedi, ma si riunivano al bivio di Cerovo dove trovavano pronti che li avrebbero trasportati fino a Brazzano per il bagno una lunga fila di autocarri. I soldati, ho detto, della zona di Gorizia, e bisogna intendere tutti i soldati, anche quelli di fanteria. Ciò che era straordinario! Onde un fante, di quelli che stavano a riposo a Cerovo, profondamente ammirato di quello spettacolo, ebbe ad esclamare, con tanto di bocca e occhi spalancati: - Oh guarda, il fante alto da terra! - Caro, indimenticabile fante, (…) se leggessi queste pagine, piene di tristezza è vero ma anche, e più, dolci, nelle quali la guerra, la nostra, è pur buona ed umana, come noi eravam buoni ed umani se uccidevamo senz’odio, chè non l’uomo austria...

ALLA MALORA IL CANONE, Giacomo Giardina

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Giacomo Giardina, Quand’ero pecoraio , Liriche, Vallecchi Editore, 1931 Ristampa Vallecchi Editore, 2006 Il nome di Giardina viene naturalmente associato a quello del suo amico Civello Castrense, la cui poesia è probabilmente più assimilabile, almeno all’inizio, per tematiche e stile, all’esperienza del Futurismo. Dei due, il secondo è rimasto in ombra, non si capisce per quale motivo; forse per motivi ideologici, una conversione al cattolicesimo, o per gli esiti di una scrittura considerata più allineata, meno originale. Il primo ha conosciuto una felice riscoperta con nuove pubblicazioni e testimonianze. Sta di fatto che Quand’ero pecoraio è opera in cui il futurismo rappresenta uno stile di passaggio e la mia impressione, rispetto al comportamento di Marinetti nell’accogliere queste opere, è l’intento di fagocitare comportamenti di rivolta, piuttosto che risultati; ma anche il tentativo generoso di dare una casa all’adolescenza in subbuglio, pur nell’estrema eterogeneità dei risult...

Gino Novelli, Migliore stella, La Tradizione, 1931

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Gino Novelli, Migliore stella , La Tradizione, 1931   Coerentemente con quanto detto nella premessa a 5 poeti , anche Novelli alterna testi in versi e in prosa - la prosa funziona come dispositivo antiretorico, e quindi etico, contro l’eccessivo sperimentalismo delle forme -.    L’impressione di semplicità e chiarezza che si riceve dalla lettura, rimanda allo stile e ai temi di Pierre Reverdy, ma anche per gli effetti di pacato e controllato surrealismo che si possono apprezzare in certe descrizioni di strade vuote, di paesaggi in cui l’essere vaga, sperduto.   La parola, insomma, è intesa come predisposizione a un essere più autentico, persino fuori dalla letteratura, dalle sue estetiche e dalle sue invenzioni. Un sottile strato di malinconia avvolge una realtà non finita, non baciata dalla grazia del divino.

ALLA MALORA IL CANONE: Mario Olivieri

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Mario Olivieri, Campane di maggio , poema lirico con xilografie di S. Cottone, Edizioni Arte Nostra, Palermo, 1930 Un testo sui valori universali, antropologici, direi, dell’umano. L’amore, essenzialmente, considerato nei suoi aspetti di amore per la madre, per i figli, per la patria. Il valore, il lavoro, l’appartenenza; concetti che ogni ideologia politica o filosofica può certamente coniare e di cui appropriarsene secondo punti di vista non necessariamente coincidenti con l’universale. L’interesse per il libro consiste proprio nel tono non ideologicamente allarmato ma nell’ambizione di rendere questi testi condivisibili con lo strumento di una pacata commozione e di una chiarezza formale, tali da allontanarli da scritture coeve ancora di stampo ottocentesco - si legga, per un rapido confronto, un libro pubblicato nello stesso anno da un altro poeta siciliano, Sante Sottile Tomaselli, in cui la modernità del tema, (solitudine), fa i conti con una scrittura direi anteriore. Probabil...

ALLA MALORA IL CANONE: Ottavio Profeta

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  Ottavio Profeta, Il sacco di Giuda , Officina grafica moderna, Catania, 1929 Ottavio Profeta è uno dei poeti siciliani meno considerati dalla critica. Pochissime annotazioni si leggono su wikipedia: “Ottavio Profeta (Aidone, 10 ottobre 1890 - Mascalucia, 23 novembre 1963) è stato un poeta, romanziere, Un’importante scheda, in mancanza di documentazione, si può anche leggere in Volti e pagine di Sicilia 1 , in cui si riporta un articolo di Enrico Cardile, apparso su L’arado letterario, Milano, maggio 1933: (…) Chi conoscesse soltanto il Profeta uomo, potrebbe forse, fondatamente, supporre che, per desiderio di questo siciliano, tutte le cose di questo mondo dovrebbero essere distrutte e tutti gli uomini dovrebbero essere annientati. Così è. Ma sulle rovine di queste cose, e cogli avanzi di questa umanità, il Profeta sarebbe disposto a ricostruire il Regno dell’Agnello, l’epoca patriarcale, il paradiso dei fiumi di miele e dai pomi d’argento. Quanto desiderio di giustizia in q...

ALLA MALORA IL CANONE: 5 poeti

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Cinque poeti , a cura di Andrea Agueci, Palermo Edizioni del ciclope, 1929 Il libro contiene “una giustificazione” di Luca Pignato e antologizza l’opera di cinque poeti: Andrea Agueci, Giuseppe Sciortino, Calogero Bonavia, Pietro Mignosi, Luca Pignato.   Sono poeti individuati nell’area della poesia religiosa, movimento che voleva costituire una vera e propria reazione al decadentismo e al futurismo.   Nella sua “giustificazione” Pignato si rivolge direttamente al lettore; posizione interessante in quanto scavalca un dialogo con la critica ufficiale, riconoscendo nella poesia le caratteristiche di una lingua comunicativa, che deve coinvolgere il lettore, i suoi strumenti emozionali e sensoriali in mancanza di una posizione letteraria forte. Mio caro lettore, assolvo l’incarico di porre sotto la tua protezione, in difetto di illustri patroni, le poche liriche scelte dal mio giovane amico Agueci nell’opera di cinque poeti molto discutibili e poco discussi. Non protestare; las...

ALLA MALORA IL CANONE: Calogero Bonavia, I servi

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Calogero Bonavia, I servi, L’Eroica, 1924 Il fascino maggiore nella lettura de I servi, consiste nella percezione di un dimesso, di una voce bassa, come davanti all’inginocchiatoio di una chiesa. Il basso diventa in questo caso, colore stesso della parola che rinuncia alla versificazione e sceglie il modo di un colloquio narrativo, di un’amorevole semplicità verso l’oggetto della descrizione. Breviario, mi verrebbe da dire, da pronunciare nelle ore della giornata, ma soprattutto poesia “pietistica”, e cioè scaturita da un sentimento di pietas, di sincera partecipazione contro il cerebrale dell’apparato teologico, dell’accettazione passiva del dogma. Si pensi, del resto, a quale grande arte abbia prodotto il pietismo barocco, da Bach a Grunewald.

Alcune riflessioni di Silvano Sbarbati su ALLA MALORA IL CANONE

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Pubblico questo commento di Silvano Sbarbati su alcuni aspetti di ALLA MALORA IL CANONE. Silvano si sofferma sugli strumenti della critica e sul concetto di canone. A pagine 614 de “Alla malora il canone” leggo: “ …questi poeti minori, questi piccoli libri di poesia, continuano a chiedere la giustezza di un giudizio. Non esiste solitudine se si viene giudicati. Esiste solitudine se non si viene giudicati ”.   E’ mio il corsivo della parola giustezza. Volutamente, perché questa parola mi è risultata molto evocativa; riflettendoci, sono arrivato ad indicarla come una specie di lapsus.   Stante il seguito del discorso, credo che Aglieco avesse in mente di scrivere “giustizia”. Difatti è nell’ambito della giustizia, della equa distribuzione delle attenzioni letterarie in questo caso, che viene indicato il valore del giudicare l’opera di un poeta. In assenza di giudizio c’è la solitudine. Addirittura c’è il vuoto – inteso come non esistenza in vita dentro una comunità di lettori, ...

Luca Pignato, Pietre, Piero Gobetti Editore,1925 Ristampa anastatica, Edizioni di storia e letteratura, 2022

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Luca Pignato, Pietre, Piero Gobetti Editore, 1925 Ristampa anastatica, Edizioni di storia e letteratura, 2022 Pietre di Pignato e Ossi di seppia di Montale, escono lo stesso anno e nelle stesse edizioni di Gobetti 1 . E’ un confronto che sicuramente ha pesato nella valutazione del libro, già ai tempi della sua pubblicazione. Non lo riteneva così indispensabile lo stesso Gobetti, ma anche la critica lo sottovalutò: L’opera pignatiana non trovava unanime apprezzamento fra i critici, che ne respingevano l’accumulo lessicale, il lavorio cerebrale e il sentimentalismo talvolta patetico, che non riusciva ad andare alle radici della tristezza, limitandosi a dichiararne l’ineluttabilità, (Alessia Pedio nella postfazione). Insomma; sembra di sentire le parole di un oracolo che presagisce ciò che poi è diventata la poesia: accumulo lessicale, lavorio celebrale, assoluta rimostranza verso un sentimento scambiato per sentimentalismo patetico. 1 Gobetti pubblicò 114 volumi, tra il 1922 e il 19...

Giuseppe Zucca: io, Formiggini Editore, 1921 Seconda edizione accresciuta

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Giuseppe Zucca: io, Formiggini Editore, 1921 Seconda edizione accresciuta Ciò che mi colpisce in questo libro è esattamente la qualità emozionale del colloquio con l’altro e con se stesso, basato su una sincerità che è compassione apertissima, senza sotterfugi. Insomma: non leggo borbottando: toh, un crepuscolare di seconda mano, e per giunta della profonda provincia! non se ne sentiva il bisogno… Questo prurito da critico non m’interessa. Piuttosto, ecco cosa funziona: un verso limpidissimo e musicalissimo, per nulla sdolcinato, anzi, tenerissimo quando il poeta costruisce, nel modo del piccolo bozzetto, sprovvedute immagini da libro di lettura di scuola elementare. (...) Il tono colloquiale spesso è ottenuto con un verso franto, interpuntato all’inverosimile, come un dire in dialogo o monologante, così come quando si parla. Il poeta racconta. Straordinarie sono le scene, i particolari, le situazioni, un affresco di micro ambienti urbani e naturali che ci restituiscono l’immagine d...

Guglielmo Lo Curzio, I ghigni della maschera

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Guglielmo Lo Curzio, I ghigni della maschera , 1914/1918, Trimarchi, 1918 E’ l’opera considerata di esordio di Guglielmo Lo Curzio. Giuseppe Zagarrio dichiara espressamente di preferire gli esiti di questa prova a quelli successivi, riferendosi a un ghigno non satanico, piuttosto angelico-socratico, tutto intimo e raccolto, sordamente chiuso e via via rasserenato…In questo senso il tono della denuncia si fa crepuscolare… 1 Se in questo libro lo stile rimane nell’ambito di una retorica formale di stampo ancora ottocentesca, Carducci per l’Italia, Cesareo per la Sicilia, si veda tuttavia come nei libri successivi la parola di Lo Curzio si sia notevolmente alleggerita e semplificata, pur mantenendo i temi usuali, approdando fino alla modernità con opere come Il granchio di Apollinaire. 1 Giuseppe Zagarrio, Sicilia e poesia contemporanea, Salvatore Sciascia, 1964.

Antonio Bruno, Fuochi di Bengala, L’Italia futurista, 1917

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Antonio Bruno, Fuochi di Bengala, L’Italia futurista, 1917 Edizioni Novecento, 1990 (ristampa) ... Dunque i modelli di riferimento di Bruno sono Baudelaire, molto simbolismo e Leopardi. L’avvicinamento al futurismo è evidentemente la causa del tentativo di contrastare le forze potenti di una biografia difficile, attraverso un impegno da intellettuale sui generis, oltre che di poeta - si esprimeva in varie lingue e aveva frequentato i salotti di Parigi -. A leggere Fuochi di Bengala, il cui titolo sembra rimandare alle spoccherie del futurismo, ci si accorge subito che i rimandi sono ben pochi: qualche fluttuazione tipografica qua e là, due testi graficamente pittorici… Pochissimi testi in forma poetica, molte prose poetiche.

ALLA MALORA IL CANONE, il piano dell'opera

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  Alla malora il canone è uno strumento indispensabile per capire la poesia siciliana in lingua italiana a cavallo tra due secoli. Un modo per scavalcare il canone imposto dagli opportunismi di potere e dall’abitudine di seguire, senza colpo ferire, le indicazioni degli esperti. Lo studio si concentra sui nomi poco noti, se non del tutto dimenticati, tralasciando la storia dei poeti in auge, inclusi nel canone o in via di inclusione.  Ecco il piano dell’opera INDICE GENERALE Omissis, smarrimenti e censure della critica, 7 PRIMA PARTE (1909-1970) ANNUARI In forma di prologo, Scrittori siciliani del Novecento, Un secolo di letteratura italiana, 17 Enrico Cavacchioli, Le ranocchie turchine, 19 Antonio Bruno, Fuochi di Bengala, 23 Guglielmo Lo Curzio, I ghigni della maschera, 27 Giuseppe Zucca, io, 29 Luca Pignato, Pietre, 35 Calogero Bonavia, I servi, 38 Cinque poeti, 42 Andrea Agueci, 43 Giuseppe Sciortino, 45 Ottavio Profeta, Il sacco di Giuda, 48 Mario Olivieri, Campane di ma...

ALLA MALORA IL CANONE: Enrico Cavacchioli

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  Enrico Cavacchioli, Le ranocchie turchine, Edizioni di “Poesia”, Milano, 1909 (...) Il testo è talmente ricco e sontuoso che la lettura può provocare un effetto di panico visivo, di nausea sonora. Cavacchioli è scatenato, irridente, dipinge con gli occhi come davanti a un caleidoscopio di immagini sonore. Lavora sulla perdita di senso del mondo, sullo stravolgimento cromatico, su effetti di chiaroscuro notturno in cui la luce della luna illumina e semina sensualità senza cerimonie. (…) Prevale in questi testi una forte consonanza con una Natura feerica e selvaggia, che ha preso il sopravvento su ciò che rimane della cosiddetta civiltà, inglobandone i resti e reinventandone le forme...

Silvano Sbarbati: Il canone di Aglieco

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  Silvano Sbarbati, con la sua consueta rara e preziosa attenzione, annota le prime impressioni su ALLA MALORA IL CANONE.  Un libro ponderoso e impegnativo, sicuramente, ma strumento necessario da consultare nel presente e nel futuro della poesia siciliana. Che non può essere oggetto di censure e sbadataggini, pena la dimenticanza della storia della poesia siciliana ma anche della poesia italiana, così dipendente da pochissimi poeti che hanno finito per occupare stabilmente gli scranni del canone. Credo che ogni regione dovrebbe fornirsi di uno strumento simile ma, visto il clima di lassismo critico ufficiale, e di "sbadataggine" più o meno consapevole dei circoli e dei circoletti dubito seriamente. * 666 pagine nel formato 17x24. E dunque un libro che si presenta con la dimensione e il peso del volume. Sebastiano Aglieco con “Alla malora il canone – Repertorio critico della poesia siciliana a cavallo tra due secoli” ha pubblicato un volume – cioè a dire un’opera che nel sem...

ALLA MALORA IL CANONE: Enrico Cavacchioli

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Enrico Cavacchioli, Le ranocchie turchine (...) Si tratta, insomma, di una coloratissima favola per adulti, tutta intrisa di sensualità e gioco; esuberante, sgargiante, costruita con straordinaria maestria tecnica e immaginativa, simile, per certi versi, agli scherzi e ai giochi di Palazzeschi, che tuttavia impallidiscono di fronte a quest’orgia di invenzioni di colori e onomatopee. (...)

ALLA MALORA IL CANONE: la metacritica

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Non è stato facile immaginare un’organizzazione complessiva per questo lavoro. Uno dei critici siciliani tra i più importanti, Giuseppe Zagarrio 1 adottava nei suoi scritti, forse inaugurandolo, un metodo basato sull’accorpamento tematico, sull’indicazione di un ideale percorso storico e ideologico che gli serviva a indagare fenomeni storici e movimenti letterari, provando a immaginare come l’opera dei poeti avesse influito, o fosse stata condizionata, dalla Storia; operazione assai suggestiva e di largo uso fino ai nostri giorni ma, vista col senno di poi, rischiosa. Si tratta di un’impostazione ancora assai diffusa, che spesso giustifica esclusioni o inserimenti in antologie secondo motivazioni che non sempre è possibile condividere. Quella tendenza che ho definito metacritica, con la scusa di funzionare come strumento storico di indagine dei fatti letterari, finisce per appiattire il panorama per concentrarsi sui casi unici, piuttosto che sulle varianti. 1 Di Giuseppe Zagarrio,...