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ALLA MALORA IL CANONE: Criteri

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  Primo criterio Verificare l’utilità di un semplice e antico modo di classificazione per successione cronologica, immaginando un nuovo annuario, seppur fragilissimo e incompleto, dei libri pubblicati nel procedere degli anni. Secondo criterio Alcuni di questi poeti hanno conosciuto l’onore e l’onere di una personale antologia; a volte stampata quando l’autore era ancora in vita, altre volte immaginata post mortem, spesso nel tentativo di salvare il salvabile o di restituire il maltorto. In questo caso è stato possibile immaginare un discorso generale, una resa dei conti, questa volta, sì, di natura storiografica. Terzo criterio In questo caso provo ad affrontare alcune questioni generali nel modo tradizionale del saggio minimo. Si tratta di temi emersi come elemento di riflessione via via che la lettura procedeva, a volte anche in rapporto polemico con posizioni critiche già assunte, fossilizzate in una visione assai ristretta  dei fenomeni letterari; a suo modo, una forma di...

ALLA MALORA IL CANONE: la Sicilia neorealista

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  (...) Fino agli anni settanta del Novecento si possono leggere autori che ancora insistono sul tema di una Sicilia defraudata, la Sicilia neorealista delle donne vestite a lutto, delle campagne arse e aride, degli uomini che emigrano, della mafia che imperversa. Col tempo, evidentemente, il tema si è configurato come stilema retorico, rischio che già evidenziava Zagarrio nei suoi scritti. Eppure non si può dire che queste scritture non siano sincere, generosamente calate in una realtà sociale che evidentemente stava lottando per liberarsi di un atavico sentimento di abbandono e rassegnazione. (...)

ALLA MALORA IL CANONE: L'APPORTO DEI SICILIANI

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Così Salvatore Ferlita 1 : senza l’apporto dei siciliani il Novecento italiano sarebbe davvero poca cosa. (…) I narratori, i poeti e i saggisti siciliani del Novecento si distinguono per certe caratteristiche, per alcune modalità stilistiche, per i temi declinati, a tal punto che il sistema delle loro opere mostra una fisionomia letteraria inconfondibile e polimorfa, ma sempre inscindibile rispetto alla identità letteraria nazionale. Esistono infatti nel Novecento, e questa è la vera ricchezza, tante possibilità di letteratura siciliana, soprattutto perché quasi tutti gli scrittori che nell’Isola si sono formati, per poi magari lasciarla, o che nati e cresciuti altrove sono stati perennemente rosi dal tarlo isolano, hanno avuto a loro disposizione delle biblioteche mai provinciali: vere e proprie biblioteche europee. 1 Nel catalogo della mostra Scrittori siciliani del Novecento, Un secolo di letteratura italiana, Mostra bibliografica, Palazzo dei Normanni, 12 dicembre 2009/31 gennai...

ALLA MALORA IL CANONE: la letteratura siciliana

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  (...) la letteratura siciliana non è mai provinciale, pur innestandosi nella realtà di un subcontinente ricco di storia e di cultura altamente stratificate nell’immaginario e nell’antropologia. Ne deriva quel particolare sentimento dell’appartenenza nella distanza che, se da una parte radica la parola nelle ragioni profonde del cuore, dall’altra la proietta verso le ragioni di un’apertura, di uno sguardo allargato. (...)

ALLA MALORA IL CANONE: I problemi della critica secondo Luca Pignato

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I problemi della critica, mio caro, sono problemi di assaggio: essi sono il metodo dello scontento. Siamo così profondi, complessi, esigenti, raffinati, noi! Come potrà appagarci un povero poeta? Se tu vuoi spiegarti codesta incontentabilità con la presunzione e con l’invidia, hai torto. Tali spiegazioni seducono i poeti falliti. La psicologia del critico - sta attento - non può essere quella dell’entusiasmo: è la psicologia delle case vuote, dove le voci risuonano mostruosamente. I critici hanno, come loro sentimento, queste spaventose risonanze che soverchiano fatalmente le voci modeste dei poeti. (Luca Pignato, Giustificazione al libro antologico Cinque poeti)

ALLA MALORA IL CANONE: Questioni

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Il critico che più di altri si è occupato di poesia siciliana, è stato sicuramente il siciliano Giuseppe Zagarrio. Nel suo monumentale FEBBRE, FURORE E FIELE, a proposito della questione, già in auge allora, delle antologie, propone una sua soluzione che taglia la testa al toro: “Ben vengano le antologie. Ma se ne facciano tante; non ci si lasci stordire, frastornare, illudere, deludere, blandire, deprimere, bloccare, esaurire da questa o quella iniziativa sia pure prestigiosa per il nome e la qualità dell’animatore o della edizione. Al limite, ognuno che scriva o legga poesia, dovrebbe farsi la propria antologia, e adoperarsi così a sbloccare i blocchi di guardia, struccare le carte, moltiplicare le piste, intrappolare le trappole, muovere le acque, garantire insomma la sua immensa fluidità pluricapillare.

ALLA MALORA IL CANONE, Repertorio critico della poesia siciliana a cavallo fra due secoli

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  Cinque anni di ricerca dei testi originali,  mai ristampati o, in alcuni sporadici casi, in copia fotostatica. Consultazione di monografie, saggi, antologie, atti di convegno irreperibili. Il risultato è un lavoro di quasi settecento pagine che provocatoriamente ho voluto chiamare: ALLA MALORA IL CANONE Repertorio critico della poesia siciliana a cavallo fra due secoli narcysolibri/youcanprint, euro 35 uno strumento probabilmente indispensabile e di riferimento per avvicinarsi alla storia della poesia siciliana in lingua italiana. Il titolo vuole richiamare all’urgenza di un compito critico: la ricostruzione delle letterature regionali. Nel mio caso ha funzionato il desiderio di accogliere in una stessa casa i poeti della mia terra, piccoli, grandi e grandissimi, seguendo l’indicazione di uno di questi, Guglielmo Lo Curzio: Non sei poeta d’oggi: per questo tu non farai mai testo.