Post

Visualizzazione dei post con l'etichetta Renato Pennisi

Su GRADIVA n. 69/026, una recensione a mia cura su un libro di Renato Pennisi

Immagine
 Su GRADIVA n. 69/026 , una recensione a mia cura su un libro di Renato Pennisi (...) La lingua di Pennisi si configura come stacco, freccia appuntita; ma anche mazzo di fiori, canto solare e funebre. Sono tutte ricorrenze che possiamo ritrovare non solo nella scrittura di Pennisi e che suggeriscono una lingua non assuefatta alle mode, scarsamente dipendente da un contesto culturalmente allargato, a la mode , piuttosto assimilabile a un pensiero meridiano di stampo mediterraneo che poco a a che fare con le brume di un Nord culturalmente egemone. (...)

POESIE PER GAZA: Renato Pennisi

Immagine
  Renato Pennisi Gaza 2025 Sono polvere e sassi i cortili la scuola è una voragine perché allora lanciano altre bombe? Non l’avverto più la fame la voce mi ha lasciato e nei tuoi occhi, papà non vedo risposte noi non esistiamo più. Non li vedo i mei compagni ascolti? il grido stupito delle donne le lacrime sono tutte uguali e la morte entra senza bussare alla porta io indosso sempre la vecchia maglietta del Milan regalatami da una cooperante della Croce Rossa noi non esistiamo più. * A Dresda vidi l'interno di una chiesa imbiancato a calce dove aveva perso la vita una moltitudine. Non per esplosione o caduta del soffitto, ma per evaporazione. Noi non esistiamo più : è un verso che mi evoca questa immagine. Non esistere più: in carne e anima. Ritornare, anche se nessuno ce l'ha chiesto.   Se le cose ritornano polvere, è perché siamo rimasti senza voce. (S.A.)