Su GRADIVA n. 69/026, una recensione a mia cura su un libro di Renato Pennisi
Su GRADIVA n. 69/026 , una recensione a mia cura su un libro di Renato Pennisi (...) La lingua di Pennisi si configura come stacco, freccia appuntita; ma anche mazzo di fiori, canto solare e funebre. Sono tutte ricorrenze che possiamo ritrovare non solo nella scrittura di Pennisi e che suggeriscono una lingua non assuefatta alle mode, scarsamente dipendente da un contesto culturalmente allargato, a la mode , piuttosto assimilabile a un pensiero meridiano di stampo mediterraneo che poco a a che fare con le brume di un Nord culturalmente egemone. (...)