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Visualizzazione dei post con l'etichetta Recensioni a mia cura

Michael Micci, Epica dell’abbandono, RP, 2026

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  Michael Micci, Epica dell’abbandono , RP, 2026   La poesia d’amore è un genere a parte, direi più esattamente di parte; nel senso che esclude ogni altra considerazione che non sia interna al teatron della sua esperienza, del suo formarsi e dislocarsi.   L’opera prima di Michael Micci, evoca l’arco, il punto in cui la pienezza dell’avventura amorosa coincide con il suo compimento.   E’ sintomatico come la prassi indicata da Micci sia sempre la stessa, sin dall’inizio, sin dagli esperimenti della giovane età: l’amore insegna a ritroso, osservando il luogo e il tempo in cui infinitamente si è già compiuto. Il compito, piuttosto, spetta alle parole: districarne il senso partendo dalle immagini, vere icone riassuntive di un istante dietro cui già si prepara l’abbandono. Epica, nel doppio senso di lavoro battagliero, immane resistenza; e memoria che si fissa con la sua veste cristallizzata e totalitaria.   Il libro di Michael Micci disloca l’esperienza nello spazio...

Maria Novella Todaro, Di casa altrove, MC 2026

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Maria Novella Todaro, Di casa altrove , MC 2026 E’ risaputo che il tema della casa è uno dei più profondi, soprattutto per la parola. Nella sua essenza, “casa” è “io”, luogo riassuntivo del proprio stare ed emigrare. Casa, più che rifugio, nel libro di Maria Novella Todaro, si configura come rischio dell’assenza. Il “logorio” della ricostruzione costituisce, dunque, la poetica stessa del libro, un percorso in cui tutti i temi lavorano a mantenere saldo l’edificio. La casa trema, respira, mostra il suo gracile scheletro: “Non erano pietra i mattoni della casa / ma forati rossi nascosti incalcinati / cadevano a granelli sotto i quadri futuri”, p. 26. Cerca parole per gli ospiti. Il respiro si palesa come presenza corale; “Con non altro che te / è il colloquio”, scrive Todaro citando Sereni. E ancora: “Della stessa materia di cui io sono fatto / è fatta la mia casa”, (Nikola Madzirov). E dunque: pietre e mattoni come ossa, tubi e fili come sangue, luce che entra dalle finestre come vist...

Marco Molinari, Stiamo raccogliendo le briciole, MC, 2026

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Marco Molinari, Stiamo raccogliendo le briciole , MC, 2026 Il nuovo libro di Marco Molinari, nella sua prima parte eponima, può ricordare, per certi aspetti, le persone dell’antologia di Spoon River; e cioè ritratti e fatti a loro legati.   Le differenze riguardano essenzialmente due punti: tutte queste persone abitano un microcontesto ben delineato, e cioè la casa di riposo in cui per anni il poeta ha lavorato: “Rivedo ogni ospite venirmi incontro / nei corridoi della Casa di Riposo”.   Ne consegue un tono più familiare, dovuto alla conoscenza e alla vicinanza che, tra l’altro, rinverdisce quel tono, ormai quasi perduto, di una poesia “vicina”, dall’afflato emozionale, senza i toni spesso distaccati di un “universalismo” algido, universale; parola “che sembra svincolarsi definitivamente da ogni retaggio orfico, orientandosi verso un dettato chiaro e lineare”, osserva Pasquale Di Palmo nella presentazione.   E dunque ritratti, evocazione di vissuti, persone realissime. Un...

Pasqualina Deriu Incontri, Nemapress Edizioni 2024

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Sull'ultimo numero de IL SEGNALE, percorsi di ricerca letteraria, n. 134, giugno 2026, una mia recensione al libro di Pasqualina Deriu Questo quaderno di Pasqualina Deriu si colloca, a buon diritto, nel genere dei cahiers d'artista, quei taccuini che accompagnano la vita di uno scrittore e che si configurano come appunti di viaggio, impressioni quotidiane sugli argomenti più disparati... (...) E’ possibile testimoniare la presenza di un centro, la consistenza più o meno reiterata delle ossessioni. Si tratta di annotazioni che girano intorno al tema del corpo femminile, assai spesso oltraggiato dalla storia e ad uso del maschio; ferito non solo fisicamente ma nella sua unità di corpo/spirito.

Stefano Vespo, Un prestito dell’esistenza, pietrevive, 2026

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Stefano Vespo, Un prestito dell’esistenza , pietrevive, 2026   Uno sguardo sulla poesia siciliana dalla fine dell’Ottocento, permette di individuare alcune caratteristiche generali ricorrenti, tali da autorizzare l’idea di una produzione configurabile come una vera e propria letteratura dai caratteri regionali.   Due di queste caratteristiche sono: il rapporto col territorio, sia nella presenza che nella distanza; una lingua dell’occaso e della luce mattutina, (desiderio, idillio, malinconia, arcadia, rimpianto…) coincidente con quella degli antichi Greci. Ritroviamo alcuni di questi tratti nella poesia di Stefano Vespo.   La forma, ad esempio, classicamente controllata, che non lascia alcuno spazio alla parola sfuggente, portatrice di altri significati. La parola si lascia esperire e accarezzare mai rinunciando alla sua autonomia di senso. Essa è immaginata come un significante dalla natura di un panico addomesticato, cantabile non nel momento del suo fuoco, ma in quello...

Giuseppe Maria Salemi, Stralci d’amore e identità, I quaderni di Pentélite - Morrone Editore, 2026

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Giuseppe Maria Salemi, Stralci d’amore e identità, I quaderni di Pentélite - Morrone Editore, 2026 La copertina è un progetto di Carolina Giannì. Le illustrazioni sono di: Nahomie Barros, Andrea Russo, Dalila Scionti, Josephine Finocchiaro, Ambra Mudanò   Quando capita di leggere l’opera prima di un giovane autore, s’impone subito alla memoria la celebre domanda di Rilke a un giovane poeta che gli chiedeva numi sul fare poesia. Il senso delle sue parole era questo: morireste se vi fosse impedito di scrivere?   Rilke legava l’atto del far poesia all’idea imprescindibile di una necessità interiore, di un impulso che viene prima della parola. L’indicazione certamente non risolve il tema della forma - ogni oggetto ha un suo nome definitivo - ma io credo che Rilke affrontasse la questione sapendo che la propria forma è il gesto finale di un processo interiore pulsante, bruciante, senza il quale l’estetica prende il sopravvento.   L’opera prima di Giuseppe Maria Salemi, dunque...

Salvo Basso, Picca, Noùs, 2026

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 Salvo Basso, Picca, Noùs, 2026   Si tratta dell’ultima piccola antologia dedicata al poeta siciliano, testi che, come chiarisce Renato Pennisi nella nota, “appartengono all’ultima agenda su cui Salvo Basso aveva annotato alcune delle sue ultime poesie. Sono testi composti nel 2001, anno della diagnosi della malattia. Uno zibaldone di appunti, numeri telefonici, riflessioni, scadenze, amarezze, speranze, disegni, poesie e versi appena abbozzati”. “Picca”, insomma, poca cosa, ma con la constatazione del prefattore Giovanni Tesio che questo “picca”, in realtà, considerando tutto un mondo che si squaderna, è “Tutto”.   Il tutto di questa poesia coincide con un sentimento della verità che non accetta stratagemmi di nascondimento, deragliamenti di senso. La verità è frontale, cruda, il che implica che la parola sia specchio, luogo in cui la vita riassume il suo senso nella parola.   Il libro, che alterna versi scritti in italiano e in dialetto, è struggente e drammatico. ...

Francesco Tripaldi, Preghiere cibernetiche e animali guida, Immagini di Giulietta Luise, LietoColle, 2026

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Francesco Tripaldi, Preghiere cibernetiche e animali guida , Immagini di Giulietta Luise, LietoColle, 2026 Prima o poi doveva accadere che la poesia si occupasse di cibernetica, di cyborg e della sua variante più recente, l’intelligenza artificiale, nuove modalità di esperienze e conoscenze che, senza dubbio, stanno rivoluzionato le nostre vite.   L’aveva già fatto, qualche anno fa, Valeria Ferraro, con un suo libro Wasurenamu (Edizioni Forme Libere, 2011), dove, a pronunciare la parola del titolo, era il “corpo dilaniato di un androide dell’ultima generazione - siamo nell’anno 2997 - i cui “circuiti ancora funzionanti (…) contenevano testi scritti in una lingua morta, l’italiano, preceduti da una parola isolata, 'wasurenamu', che in giapponese significa 'voglio dimenticare'. Testi ritenuti bizzarri e quindi 'archiviati come memorie di un androide (…) nel ventre di uno dei tanti Centri Computazionali Periferici' di quell’epoca".   Tripaldi, invece, si muo...

Un ricordo di Plinio Perilli

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Ci ha lasciati Plinio Perilli. Per ricordarlo rimando a una mia recensione presente nell'archivio di Compitu re vivi, al suo libro MUSEO DELL'UOMO QUI

Nino Iacovella, La parte arida della pianura, Pietre Vive Editore, 2026

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Nino Iacovella, La parte arida della pianura, Pietre Vive Editore, 2026 Uno dei nodi della poesia del ‘900, con risvolti che ancora interessano i nostri anni e che, in molte prove, ne costituiscono la tensione interna, è l’idea che la poesia lirica sia poesia soggettiva e dei sentimenti, incapace di occuparsi degli affari degli uomini, del loro vissuto culturale e politico.   Iacovella dichiara l’interesse verso una poesia in cui i fatti personali sono messi da parte, a favore dell’indagine dei meccanismi antropologici e dei loro naturali risvolti. Ha dunque studiato tutto l’altro dalla poesia, e cioè gli strumenti intellettuali per decodificare i meccanismi sociali. Eppure l’inizio del libro è una prosa rivolta al figlio, in cui il tono commosso e di apprensione non è censurato. * I poeti sanno osservare il dolore, e il dolere, lentamente, entra nelle loro vene e iniziano le parole a incidere il foglio. Basta un movimento per scottarsi a quel calore. E la carta inizia a bruciare. ...

Una mia recensione su STUDI MEDIOEVALI E MODERNI

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  Sulla rivista Studi Medievali e Moderni Anno XXX - n. 1/2026 è stata pubblicata la mia recensione al libro di Giovanni Tesio e Matteo Vercesi ITALO CALVINO FRA EDITORIA E SCRITTURA (...) Tesio definisce un “classico” come un testo che non si legge, ma si rilegge. Un testo che, scavalcando il tempo, è capace di sondare altri mondi, entrando “con permesso nelle coscienze dei lettori provocandone però l’intelligenza attraverso l’uso della fantasia e della discrezione”. L’immagine di Calvino che ricaviamo leggendo questo libro, svia leggermente – o probabilmente ci suggerisce una completezza – dalla tradizionale idea di un Calvino razionalista e geometrico, praticante di una scrittura scevra da aggettivazioni eccessive, da inutili barocchismi. (...)

Su GRADIVA n. 69/026, una recensione a mia cura su un libro di Renato Pennisi

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 Su GRADIVA n. 69/026 , una recensione a mia cura su un libro di Renato Pennisi (...) La lingua di Pennisi si configura come stacco, freccia appuntita; ma anche mazzo di fiori, canto solare e funebre. Sono tutte ricorrenze che possiamo ritrovare non solo nella scrittura di Pennisi e che suggeriscono una lingua non assuefatta alle mode, scarsamente dipendente da un contesto culturalmente allargato, a la mode , piuttosto assimilabile a un pensiero meridiano di stampo mediterraneo che poco a a che fare con le brume di un Nord culturalmente egemone. (...)

Su Gradiva, una mia recensione per Marco Bellini: L'orizzonte che ci spetta

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 S u GRADIVA n. 69/2026 , una recensione a mia cura per il libro di Marco Bellini. (...) La scrittura di Bellini, già dalle prime pagine di questo libro, sistema, nel vasto orizzonte, le cose che si sono calmate, che deperiscono, che “scolano” il loro corpo restituendolo alla terra ... (...) Questo sguardo minimo e misurato consente a Marco Bellini di esercitare l’arte di una sottile auscultazione; più che il grido scagliato contro il vuoto di Dio, verso l’immensità inconcepibile delle stelle, forse vale di più il noioso, eppur naturale orizzonte in cui le cose si giocano la loro esistenza... Gradiva. Number 69 • Spring 2026

Una mia recensione su IL SEGNALE N. 33/2026

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  Sull'ultimo numero de IL SEGNALE, Percorsi di ricerca letteraria, una mia recensione al libro di Luigi Cannone, Ottave, puntoacapo, 2025 (...) Volendo riassumere, due sono le suggestioni che informano queste ottave. La prima ha a che fare, e in maniera assai esplicita, con le Elegie duinensi di Rilke: «Dovremmo imparare ad essere qui, / ma partendo dal riflesso del cielo, / non dovremmo aver paura del mondo, / perché vivere è esistere cadendo». Cannone reitera la presenza costante di un presente da vivere senza domande, senza nostalgie, se non nell’unica e persistente coscienza di un transeunte che, in/formando la presenza delle cose, ne dichiara, nello stesso tempo, l’essenza di morte - «vuoto il vuoto che divora il presente», scrive - . La vita è l’istante di gioia che ci illumina, «un lampo di ricordi», e cioè un vivere brevemente, nel riassunto raggrumato del tutto che abbiamo avuto. Il libro, insomma, non rinuncia alla gioia dell’istante, ma si tenga conto che questo istant...

Carlo Di Legge, Buenos Aires, Benares, Edizione trilingue, Delta 3 Edizioni, 2024

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Carlo Di Legge, Buenos Aires, Benares , Edizione trilingue, Delta 3 Edizioni, 2024   Ci sono vari passaggi per avvicinarsi a questo libro, comunque “sfumature”, rispetto al progetto nel suo insieme.   Sceglierei il capitolo “Perché leggi la storia” in cui leggiamo una citazione di Tucidide: “...se quanti vorranno vedere la verità degli / avvenimenti passati / e di quelli che nel futuro si saranno rivelati, in / conformità con la natura umana, / tali o simili a questi, giudicheranno utile la / mia narrazione, sarà sufficiente”.   La narrazione qui può essere riferita non solo a Tucidide ma al racconto dello stesso Di Legge a proposito dei fatti rivelati nel passato e nel futuro, in conformità con la storia della natura umana.   Si professa insomma un sostanziale pessimismo o un ineludibile ostracismo rispetto al tempo che ci consuma perché ciò che accade veramente è una corrispondenza misteriosa, un’obbedienza a leggi che non possiamo comprendere.   Contro le az...

Salvatore Orofino, Ciao, Sono Luca, Zona contemporanea, 2025

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Salvatore Orofino, Ciao, Sono Luca , Zona contemporanea, 2025 Scrivere una storia d’amore in poesia è una prova delle più difficili. E per vari motivi: l’argomento in sé è capace di bruciare la scrittura, rendendola fragile. Le retoriche dell’ultima poesia hanno pesantemente censurato il tema, posizionandolo sul terreno di una pericolosa retorica, di un sentimentalismo da letteratura rosa. Evidentemente, per scriverne, bisogna liberarsi di questi ricatti. L’Amore è sicuramente una potente creatura - un senso e non un sentimento lo definiva Maria Montessori - . Trascina con sé, facendo perdere la bussola. Anche nella scrittura. Lo sapevano bene Leopardi, Alexaindre, Salinas, i quali avevano capito che A/more contiene già in sé il rischio, il colore oscuro. E così Salvatore Orofino, il quale fa precedere ogni capitolo del suo resoconto amoroso dall’immagine di una mossa di scacchi, a segnare la possibilità di una vittoria o di una sconfitta: “Lui aveva avuto un privilegio, l’aveva rivis...

Giancarlo Baroni, Due libri

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Giancarlo Baroni, Due libri    In una recente “biografia letteraria” edita nel 2023 da puntoacapo, “ A occhi aperti, Sogno di essere un castoro, Alcune cose che posso di re di me, 2020-2022 ”, Giancarlo Baroni rivela le formule di alcune “pozioni” del suo laboratorio poetico, luogo che, come sempre, non è mai completamente lontano dalla vita ma ne costituisce lo specchio alchemico per sondarne il mistero.   Su una immaginaria lavagnetta consegnata “prima della partenza e dell’addio definitivo”, e sotto la richiesta di indicare “la breve frase” ritenuta decisiva e fondamentale per comprendere la vita, Baroni avrebbe scritto: “Tutto è mistero, indecifrabile la nascita e la morte, l’universo e gli universi, l’aldilà e l’infinito”.   Ci sarebbe da aggiungere all’elenco anche il mistero della propria scrittura perché Baroni, in un altro capitoletto della sua biografia letteraria, “L’autodidatta”, tenta di indagarne le origini giungendo a conclusioni osservabili e verifica...

Mario Grasso, A sollevare il giorno, Prova d’Autore, 2023

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 Mario Grasso, A sollevare il giorno, Prova d’Autore, 2023 Pubblicato recentemente, il libro raccoglie in realtà poesie degli anni ottanta e un canto della seconda sezione di Concabala, straordinario poema edito da Scheiwiller, 1986.   Inutile ripetermi sul fatto che Mario Grasso, per chi non lo sapesse, è stato una figura portante della poesia e della cultura dell’isola, ed è utile ricordare l’uscita di un volume collettaneo di testi, interviste, testimonianze raccolte da Nives Levan, Mario Grasso, un intellettuale fuori del comune, Prova d’Autore, 2025 , con una prefazione di Stefano Lanuzza, da affiancare a un altro importante lavoro di Massimiliano Magnano, D'intrattabile temperamento. Mario Grasso, paradossi e parossismi d'un intellettuale fuori dalla grazia degli uomini, Salvatore Sciascia editore, 2019.   A sollevare il giorno raccoglie un mannello di poesie dedicate alla scomparsa del padre, un diario degli accadimenti e del dolore. Come ho detto in altre occasi...

Fabio Dainotti, Per gente sola, Book Editore, 2026

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 Fabio Dainotti, Per gente sola , Book Editore, 2026 E’ assai scontato, ma, del resto, pertinente, riportare il senso di questo libro al tema della solitudine dell’uomo contemporaneo. I versi, tutti déshabillés , riportano leggere assonanze che sanno di malinconia, di realtà ineludibile e, persino, malgrado i propositi della seconda parte, di antica fatalità.   Dainotti, insomma, indaga con analitica resa e con in mano il bisturi della verità, la condizione dell’essere nel momento in cui, per scelta, per consapevole resa o per condizione sociale, rinuncia all’altro, alla sopraffazione o alla consolazione dell’altro.   L’uomo solo non può gridare, poiché la sua voce è ridotta a un pigolio, persino a un mutismo destinale e questo è il motivo per cui Dainotti non indaga la psiche, le motivazioni, ma semplicemente il fatto della resa, il brevissimo ritratto della figura nello sfondo del paesaggio alienante dell’urbe.   Ciò che gli interessa sembra avere a che fare non c...

Giovanni Infelise, L’erratico oblio di un sognatore straniero, Pendagron, 2024

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Giovanni Infelise, L’erratico oblio di un sognatore straniero , Pendagron, 2024 Diciamolo subito. Si tratta di uno dei libri più densi che mi sia capitato di leggere ultimamente, nutrito di un pensiero che fa da sfondo a una scrittura in bilico tra presenza e mancanza, resistenza e necessità della presenza.   Infelise evoca la poesia dei grandi poeti erranti, in primo luogo Hölderlin e Rilke; ne richiama la lezione, reinterpretandola come pericolo di un presente incerto, da battezzare in ogni istante, di un Essere cittadino di un mondo sempre sospeso sul baratro di una catastrofe.   E dunque l’uomo, per riconoscersi, deve saper accogliere la funzione salvatrice di una presenza estranea, qui chiamata “straniero”, presenza perturbante, dallo sguardo mal disposto alla rassegnazione di un presente fragile.   Lo straniero, dunque, si fa portatore di un progetto che non può provenire dalla Storia, dalla nostra zona cosciente, ma da un luogo liminare che non ci appartiene e che...