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Visualizzazione dei post con l'etichetta Recensioni a mia cura

Una mia recensione su STUDI MEDIOEVALI E MODERNI

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  Sulla rivista Studi Medievali e Moderni Anno XXX - n. 1/2026 è stata pubblicata la mia recensione al libro di Giovanni Tesio e Matteo Vercesi ITALO CALVINO FRA EDITORIA E SCRITTURA (...) Tesio definisce un “classico” come un testo che non si legge, ma si rilegge. Un testo che, scavalcando il tempo, è capace di sondare altri mondi, entrando “con permesso nelle coscienze dei lettori provocandone però l’intelligenza attraverso l’uso della fantasia e della discrezione”. L’immagine di Calvino che ricaviamo leggendo questo libro, svia leggermente – o probabilmente ci suggerisce una completezza – dalla tradizionale idea di un Calvino razionalista e geometrico, praticante di una scrittura scevra da aggettivazioni eccessive, da inutili barocchismi. (...)

Su GRADIVA n. 69/026, una recensione a mia cura su un libro di Renato Pennisi

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 Su GRADIVA n. 69/026 , una recensione a mia cura su un libro di Renato Pennisi (...) La lingua di Pennisi si configura come stacco, freccia appuntita; ma anche mazzo di fiori, canto solare e funebre. Sono tutte ricorrenze che possiamo ritrovare non solo nella scrittura di Pennisi e che suggeriscono una lingua non assuefatta alle mode, scarsamente dipendente da un contesto culturalmente allargato, a la mode , piuttosto assimilabile a un pensiero meridiano di stampo mediterraneo che poco a a che fare con le brume di un Nord culturalmente egemone. (...)

Su Gradiva, una mia recensione per Marco Bellini: L'orizzonte che ci spetta

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 S u GRADIVA n. 69/2026 , una recensione a mia cura per il libro di Marco Bellini. (...) La scrittura di Bellini, già dalle prime pagine di questo libro, sistema, nel vasto orizzonte, le cose che si sono calmate, che deperiscono, che “scolano” il loro corpo restituendolo alla terra ... (...) Questo sguardo minimo e misurato consente a Marco Bellini di esercitare l’arte di una sottile auscultazione; più che il grido scagliato contro il vuoto di Dio, verso l’immensità inconcepibile delle stelle, forse vale di più il noioso, eppur naturale orizzonte in cui le cose si giocano la loro esistenza... Gradiva. Number 69 • Spring 2026

Una mia recensione su IL SEGNALE N. 33/2026

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  Sull'ultimo numero de IL SEGNALE, Percorsi di ricerca letteraria, una mia recensione al libro di Luigi Cannone, Ottave, puntoacapo, 2025 (...) Volendo riassumere, due sono le suggestioni che informano queste ottave. La prima ha a che fare, e in maniera assai esplicita, con le Elegie duinensi di Rilke: «Dovremmo imparare ad essere qui, / ma partendo dal riflesso del cielo, / non dovremmo aver paura del mondo, / perché vivere è esistere cadendo». Cannone reitera la presenza costante di un presente da vivere senza domande, senza nostalgie, se non nell’unica e persistente coscienza di un transeunte che, in/formando la presenza delle cose, ne dichiara, nello stesso tempo, l’essenza di morte - «vuoto il vuoto che divora il presente», scrive - . La vita è l’istante di gioia che ci illumina, «un lampo di ricordi», e cioè un vivere brevemente, nel riassunto raggrumato del tutto che abbiamo avuto. Il libro, insomma, non rinuncia alla gioia dell’istante, ma si tenga conto che questo istant...

Carlo Di Legge, Buenos Aires, Benares, Edizione trilingue, Delta 3 Edizioni, 2024

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Carlo Di Legge, Buenos Aires, Benares , Edizione trilingue, Delta 3 Edizioni, 2024   Ci sono vari passaggi per avvicinarsi a questo libro, comunque “sfumature”, rispetto al progetto nel suo insieme.   Sceglierei il capitolo “Perché leggi la storia” in cui leggiamo una citazione di Tucidide: “...se quanti vorranno vedere la verità degli / avvenimenti passati / e di quelli che nel futuro si saranno rivelati, in / conformità con la natura umana, / tali o simili a questi, giudicheranno utile la / mia narrazione, sarà sufficiente”.   La narrazione qui può essere riferita non solo a Tucidide ma al racconto dello stesso Di Legge a proposito dei fatti rivelati nel passato e nel futuro, in conformità con la storia della natura umana.   Si professa insomma un sostanziale pessimismo o un ineludibile ostracismo rispetto al tempo che ci consuma perché ciò che accade veramente è una corrispondenza misteriosa, un’obbedienza a leggi che non possiamo comprendere.   Contro le az...

Salvatore Orofino, Ciao, Sono Luca, Zona contemporanea, 2025

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Salvatore Orofino, Ciao, Sono Luca , Zona contemporanea, 2025 Scrivere una storia d’amore in poesia è una prova delle più difficili. E per vari motivi: l’argomento in sé è capace di bruciare la scrittura, rendendola fragile. Le retoriche dell’ultima poesia hanno pesantemente censurato il tema, posizionandolo sul terreno di una pericolosa retorica, di un sentimentalismo da letteratura rosa. Evidentemente, per scriverne, bisogna liberarsi di questi ricatti. L’Amore è sicuramente una potente creatura - un senso e non un sentimento lo definiva Maria Montessori - . Trascina con sé, facendo perdere la bussola. Anche nella scrittura. Lo sapevano bene Leopardi, Alexaindre, Salinas, i quali avevano capito che A/more contiene già in sé il rischio, il colore oscuro. E così Salvatore Orofino, il quale fa precedere ogni capitolo del suo resoconto amoroso dall’immagine di una mossa di scacchi, a segnare la possibilità di una vittoria o di una sconfitta: “Lui aveva avuto un privilegio, l’aveva rivis...

Giancarlo Baroni, Due libri

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Giancarlo Baroni, Due libri    In una recente “biografia letteraria” edita nel 2023 da puntoacapo, “ A occhi aperti, Sogno di essere un castoro, Alcune cose che posso di re di me, 2020-2022 ”, Giancarlo Baroni rivela le formule di alcune “pozioni” del suo laboratorio poetico, luogo che, come sempre, non è mai completamente lontano dalla vita ma ne costituisce lo specchio alchemico per sondarne il mistero.   Su una immaginaria lavagnetta consegnata “prima della partenza e dell’addio definitivo”, e sotto la richiesta di indicare “la breve frase” ritenuta decisiva e fondamentale per comprendere la vita, Baroni avrebbe scritto: “Tutto è mistero, indecifrabile la nascita e la morte, l’universo e gli universi, l’aldilà e l’infinito”.   Ci sarebbe da aggiungere all’elenco anche il mistero della propria scrittura perché Baroni, in un altro capitoletto della sua biografia letteraria, “L’autodidatta”, tenta di indagarne le origini giungendo a conclusioni osservabili e verifica...

Mario Grasso, A sollevare il giorno, Prova d’Autore, 2023

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 Mario Grasso, A sollevare il giorno, Prova d’Autore, 2023 Pubblicato recentemente, il libro raccoglie in realtà poesie degli anni ottanta e un canto della seconda sezione di Concabala, straordinario poema edito da Scheiwiller, 1986.   Inutile ripetermi sul fatto che Mario Grasso, per chi non lo sapesse, è stato una figura portante della poesia e della cultura dell’isola, ed è utile ricordare l’uscita di un volume collettaneo di testi, interviste, testimonianze raccolte da Nives Levan, Mario Grasso, un intellettuale fuori del comune, Prova d’Autore, 2025 , con una prefazione di Stefano Lanuzza, da affiancare a un altro importante lavoro di Massimiliano Magnano, D'intrattabile temperamento. Mario Grasso, paradossi e parossismi d'un intellettuale fuori dalla grazia degli uomini, Salvatore Sciascia editore, 2019.   A sollevare il giorno raccoglie un mannello di poesie dedicate alla scomparsa del padre, un diario degli accadimenti e del dolore. Come ho detto in altre occasi...

Fabio Dainotti, Per gente sola, Book Editore, 2026

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 Fabio Dainotti, Per gente sola , Book Editore, 2026 E’ assai scontato, ma, del resto, pertinente, riportare il senso di questo libro al tema della solitudine dell’uomo contemporaneo. I versi, tutti déshabillés , riportano leggere assonanze che sanno di malinconia, di realtà ineludibile e, persino, malgrado i propositi della seconda parte, di antica fatalità.   Dainotti, insomma, indaga con analitica resa e con in mano il bisturi della verità, la condizione dell’essere nel momento in cui, per scelta, per consapevole resa o per condizione sociale, rinuncia all’altro, alla sopraffazione o alla consolazione dell’altro.   L’uomo solo non può gridare, poiché la sua voce è ridotta a un pigolio, persino a un mutismo destinale e questo è il motivo per cui Dainotti non indaga la psiche, le motivazioni, ma semplicemente il fatto della resa, il brevissimo ritratto della figura nello sfondo del paesaggio alienante dell’urbe.   Ciò che gli interessa sembra avere a che fare non c...

Giovanni Infelise, L’erratico oblio di un sognatore straniero, Pendagron, 2024

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Giovanni Infelise, L’erratico oblio di un sognatore straniero , Pendagron, 2024 Diciamolo subito. Si tratta di uno dei libri più densi che mi sia capitato di leggere ultimamente, nutrito di un pensiero che fa da sfondo a una scrittura in bilico tra presenza e mancanza, resistenza e necessità della presenza.   Infelise evoca la poesia dei grandi poeti erranti, in primo luogo Hölderlin e Rilke; ne richiama la lezione, reinterpretandola come pericolo di un presente incerto, da battezzare in ogni istante, di un Essere cittadino di un mondo sempre sospeso sul baratro di una catastrofe.   E dunque l’uomo, per riconoscersi, deve saper accogliere la funzione salvatrice di una presenza estranea, qui chiamata “straniero”, presenza perturbante, dallo sguardo mal disposto alla rassegnazione di un presente fragile.   Lo straniero, dunque, si fa portatore di un progetto che non può provenire dalla Storia, dalla nostra zona cosciente, ma da un luogo liminare che non ci appartiene e che...

Antonio Alleva, Cronache di fine Occidente, La collina del Dingh, puntoacapo, 2023

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 Antonio Alleva, Cronache di fine Occidente, La collina del Dingh , puntoacapo, 2023   La scrittura di Antonio Alleva presenta, a suo modo, il tono teatrale della voce solista del Coro. Soprattutto nella prima parte del libro, il polemos sociale si alza nettissimo come una predica e a volte una preghiera. Ma si avverte anche un modo dantesco in questa scrittura, e cioè la chiamata diretta, l’evocazione del nome e della colpa.   Per fare questo Alleva ha bisogno di sterilizzare la solitudine circondandosi della Comunità dei più vicini, in contrapposizione alla Legge giudicante dello Stato, ma anche a quella soggettiva e privata della violenza, della vendetta, della sopraffazione e della guerra.   Moltissimi testi sembrano lettere a persone, dediche, dialoghi intimi, offerti, poi, a tutti. Il tono etico è sempre altissimo e la voce si fa gonfia.   Ne consegue una scrittura ricchissima, espansiva, che tende ad inglobare tutte le avventure dell’esperienza umana, in...

Guglielmo Aprile, Quando gli alberi erano i miei fratelli, Tabula Fati, 2024

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Guglielmo Aprile, Quando gli alberi erano i miei fratelli , Tabula Fati, 2024 Mentre nel Quaderno Eoliano il poeta si rivolgeva al mare percependone una terribile distanza, un timore dell’imponderabile, la prima sezione di questo libro dedicato agli alberi evoca un colloquio: “Un albero mi ha parlato”.Si tratta, anche in questo caso, di un desiderio, perché la dura scorza dell’ulivo resiste all’aria e al vento, così come le granitiche rocce degli scogli resistevano alle sferzate dell’acqua.   Qui, naturalmente, il suono più ricorrente è il silenzio o, al limite, il soffio di un vento al quale l’albero resiste con la forza delle sue radici ben piantate nel seno della terra.   Ancora una volta il poeta si specchia e si confronta. “Noi e l’albero così poco simili”. Il rispecchiamento denuncia il desiderio di superare i propri limiti, il corteggiamento di un’armonia che l’uomo ha perduto.   L’albero è maestro, è “bibbia di foglie”. E’ “insegnamento”. Ogni albero ha la sua v...

Guglielmo Aprile, Appunti eoliani, FaraEditore, 2024

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 Guglielmo Aprile Appunti eoliani , FaraEditore, 2024   Il tema del libro è il mare, osservato e descritto in un fitto taccuino di appunti.   Non si tratta di un mare qualsiasi ma di quello totalmente connotato che circonda l’arcipelago delle Eolie, con caratteristiche tutte sue, un mare frastagliato e turbolento, perennemente in lotta con la pietra, aggredita e corteggiata a seconda delle stagioni.   In effetti in tutta la raccolta a prevalere è la sfera semantica della pietra: scogli, rocce, anfratti, sporgenze, elementi non amorfi ma materia che il liquido modella e trasforma fino a pervenire a una sorta di archeologia della memoria e della fantasia.   Così queste rocce si fanno sentinelle, figure feeriche del limite, persino baluardi della mente. Ma anche tentativo di un racconto che non ha né inizio né fine; ogni cosa cambia e deperisce come lo stesso corpo del poeta che osserva cercando di cogliere il barlume di un significato, la possibilità di una preghi...

Ciao

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Rinaldo Caddeo, L’INCENDIO , postfazione di Mauro Germani, puntoacapo 2021    Si tratta di una raccolta di racconti, genere già visitato da Rinaldo Caddeo in passato – se ne possono leggere di bellissimi in un libro antologico della sua opera pubblicato qualche anno fa “Siren’s song”. “Non c’è niente di innocuo o di rassicurante in questi racconti brevi, fulminei e fulminanti, di Rinaldo Caddeo”, scrive Mauro Germani nella postfazione. “Con la sua scrittura di sorprese e di agguati, di enigmi e di incubi, ma al tempo stesso lieve e rapida, in linea con le Lezioni americane di Italo Calvino, egli ci consegna una narrazione che ci disorienta, mina ogni previsione, allarma, apre precipizi, capovolge le aspettative, si arresta in una sospensione enigmatica oltre la quale sembra profilarsi un inizio indicibile. (…) Caddeo si muove all’interno di uno spazio letterario, oggi così poco praticato in Italia, in cui il cosiddetto ‘fantastico’ (…) irrompe improvvisamente nell’esistenza de...

Emiliano Rolle, Filastrocche da un oblò, MC, 2025

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  Emiliano Rolle, Filastrocche da un oblò , MC, 2025   Non inganni il titolo del libro. Non si tratta di filastrocche ad uso dell’infanzia ma di riflessioni utili all’età adulta. L’utilizzo della “filastrocca”, che poi in realtà coincide con un’ampia gamma di forme metriche, sembra costituire un modo per rimettere in campo la parola “bassa” ma anche chi la frequenta.   Il primo testo della raccolta, infatti, è da considerarsi come una dichiarazione di poetica e una giustificazione: “forse bisogna accenderle / le poesie con la pi minuscola (…) spenderle finché alimentano / il fuoco sacro delle maiuscole / le rime / le strofe”.   Il maiuscolo, dunque, si contrappone al minuscolo. Ma ancora, per chiarezza, nel secondo testo, parlando della poesia: “se ne scrive anche troppa / col sospetto fondato che non serva non farlo”. Ma è vero anche il contrario, e cioè il dubbio che non sia il caso di ascoltarle le motivazioni perché se ne scriva così tanta, “perché a volte le cos...

Carlo Di Legge, Multiverso, puntoacapo, 2018

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 Carlo Di Legge, Multiverso , puntoacapo, 2018 Com’è noto, il concetto di multiverso è un’ipotesi scientifica assai recente. Nel libro di Carlo Di Legge viene coniato nel senso di una solitudine di anime che, seppur incontrandosi, in realtà non s’incontrano mai.   Così è detto: “Quando esco per strada in questa città che si apre / verso il mare: / è certo, non posso incontrarti”.   E anche: “Noi siamo come il centro di un’immensa città, / i piani alti della notte illuminati di luce soffusa. / Apparentemente inaccessibili / sembra custodiscano / chissà quale segreto dell’essere”.   Ne consegue la descrizione di sfondi solitari, paesaggi e strade illuminate dalla prima luce del giorno. Oggetti misteriosi nella loro apparenza; un mondo, insomma, silenzioso e solitario dove l’essere non ha appigli.   Eppure la vita procede e le cose accadono. Accade l’amore, per esempio, ma solo tra gli esseri più vicini mentre per gli altri, nella distanza, è un desiderio e forse ...

Rita Pacilio, La prima parola, DiFelice Edizioni, 2025

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  Rita Pacilio,  La prima parola , DiFelice Edizioni, 2025 “La prima parola” è un lungo poemetto che si presenta in forma di macrotesto, un tessuto che cattura riflessioni, pensieri, immagini, tutte accomunate da una richiesta di senso che non può essere data. Il motivo è suggerito dal tema stesso del libro, e cioè la parola incipitaria che crea incessantemente. Ma la creazione è un atto che non può fermarsi ed è la stessa condizione per cui la poesia è grembo di un gesto continuo, labirintico, in perpetuo moto: Questo labirinto che non so sorvegliare oltre me stessa in movimento senza vocabolario mi porta qui. Sono gli ultimi versi del poemetto.   L’immagine del labirinto dice chiaramente che la parola, nel suo affannoso tentativo di protendersi verso un futuro più luminoso, in realtà è condannata al moto inverso della rinascenza. Tutto il libro si dirama fra due opposti: “la prima parola” e il non vocabolario degli ultimi versi: Rinascere con dolcezza, prevedere un pens...

Laura Costantini, Hortus Inconclusus, puntoacapo, 2025

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Laura Costantini, Hortus Inconclusus , puntoacapo, 2025   Leggendo queste poesie, penso alla forma di un macrotesto geografico che si dirama e riconosce il suo limite lungo l‘arco di un vasto orizzonte mediterraneo, (l’Adriatico è il mare evocato).   La musa, qui, è indubbiamente la luce, lanterna magica che rischiara gli anfratti e le sporgenze naturali, ma anche i moti dell’animo, indissolubilmente legati a un’altra forza convergente: la Storia personale e quella del territorio.   Ne consegue che l’essere è il frutto risultante da un contesto di occasioni: i grandi avvenimenti che non dipendono da noi e quelli che contribuiscono a edificare il nostro romanzo; incontri e abbandoni, crescita e regressioni.   La voce che attraversa il libro indossa le vesti di una bambina evocata nel teatro di un mare luminoso che segna l’orizzonte. “Che sia notturno e alto / il singulto ermo del mare”, scrive Laura Costantini evocando Pascoli, citazione che ha tutto il sapore di un ...

Vincenzo Di Oronzo, La rosa di Gerico, MC, 2025

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Vincenzo Di Oronzo, La rosa di Gerico , MC, 2025   E’ molto difficile, oggi, leggere un libro come questo. Si tratta di un’operazione controcorrente, che rimette in campo una scrittura scaturita da un clima apocalittico, carico di immagini/simbolo. Le categorie che abbiamo per connotare questa lingua sono il simbolismo e il surrealismo ma sarebbe limitante considerare il lavoro di Vincenzo Di Oronzo come epigono di un genere. Piuttosto occorre soffermarsi su poche immagini che ci riportano al dramma della vita. Ad esempio: “La madre calva, cucita dal sangue / di Gaza”. E poi una citazione da Leonard Cohen: “C’è una guerra intorno (…) e chiameranno quest’oscurità poesia”, che io interpreto in questo modo: la guerra che ci circonda non scatena nel poeta la giusta violenza dell’invettiva e del grido ma la parola oscura che genera poesia.   La realtà, dunque, non è ignorata ma trasposta nel grande teatro dei simboli.   Se è vero che l’apocalisse non è descrizione di qualcosa...

Daniela Monreale, Ebbrezza e resa, Il Convivio, 2024

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Daniela Monreale, Ebbrezza e resa , Il Convivio, 2024   Un tema ricorrente in molti libri di poesia che mi è capitato di leggere negli ultimi anni, è uno stato di allarme nei confronti dell’umano. Difficile, oggi, rifugiarsi nell’idillio o nell’arcadia; rimane, forse, la preghiera o la fuga.   Il titolo di questo ultimo libro di Daniela Monreale si dirama lungo due direttrici: da una parte la resa di fronte all’aberrante procedere del Male; dall’altra la ricerca di una gioia, seppur momentanea, capace di anestetizzare il nero del mondo, rifugiandosi in una sorta di momentaneo torpore.   Si tratta naturalmente di un tentativo che Monreale mette in atto in pochi testi, mentre tutto il libro si caratterizza come dura accusa alle azioni degli uomini.   Il tono di queste poesie non è esplosivo ma trattenuto, severo. La poesia si fa monito ma nella forma di un’implosione dentro la stessa anima del poeta, cosciente di una sconfitta, dell’impossibilità di incidere la dura pi...