Una mia recensione su IL SEGNALE N. 33/2026

 



Sull'ultimo numero de IL SEGNALE, Percorsi di ricerca letteraria, una mia recensione al libro di


Luigi Cannone, Ottave, puntoacapo, 2025





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Volendo riassumere, due sono le suggestioni che informano queste ottave. La prima ha a che fare, e in maniera assai esplicita, con le Elegie duinensi di Rilke: «Dovremmo imparare ad essere qui, / ma partendo dal riflesso del cielo, / non dovremmo aver paura del mondo, / perché vivere è esistere cadendo». Cannone reitera la presenza costante di un presente da vivere senza domande, senza nostalgie, se non nell’unica e persistente coscienza di un transeunte che, in/formando la presenza delle cose, ne dichiara, nello stesso tempo, l’essenza di morte - «vuoto il vuoto che divora il presente», scrive - . La vita è l’istante di gioia che ci illumina, «un lampo di ricordi», e cioè un vivere brevemente, nel riassunto raggrumato del tutto che abbiamo avuto. Il libro, insomma, non rinuncia alla gioia dell’istante, ma si tenga conto che questo istante, questo presente brevissimo, è riassunto, grumo - potremmo pensare al paradiso esattamente come l’istante in cui tutto definitivamente si compie - . 

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Un'altra recensione  a cura di Corrado Bagnoli

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