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Stylos, appunti tra arte e vita 15

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 Stylos, appunti tra arte e vita 15 dalla serie "Scarabocchi col tablet" 15 Scrivere poesia deve essere avvertito come un gesto pericoloso, conturbante. Non consolatorio e nemmeno gratificante. Molti scrivono, invece di mangiare cioccolato. Nel senso che si autocelebrano in una sorta di piacere, di onanismo, così dopo si sentono meglio. Scrivere è un gesto che si trascina il peso dei mondi; non è cosa gradevole. Scrivere è bruciarsi nella fucina dell’incompiuto per ricavare il frammento di un diamante, operazione che può approdare facilmente alla catastrofe. Nessuna appartenenza sociale e culturale, alta o bassa, garantisce di essere discreti, mediocri o sommi poeti. Ho letto cose orribili scritte da onorevoli professionisti e intellettuali, e cose degne di nota scaturite dalla penna di semplici operai.

Stylos, appunti tra arte e vita 14

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 Stylos, appunti tra arte e vita 14 dalla serie "Scarabocchi col tablet" 14 Si dice che l’arte non serve a niente, frase che spesso è servita a chi arte non sa fare e ha bisogno di essere riconosciuto artista. Ma se l’arte non serve a niente, allora essa può comportarsi come un corollario del Niente. Credo che la frase giusta dovrebbe essere questa: l’arte serve il Niente, e cioè quella pulsione misteriosa che ci porta a sprecare un surplus di energia per la produzione di un oggetto che ha perso la sua aura. Esistono molte varianti di questo ragionamento: l’oggetto dice, proclama per la sua stessa sopravvivenza. L’oggetto non comunica. Parla, cioè, in nome di. Non per se stesso.

Stylos, appunti tra arte e vita 13

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Stylos, appunti tra arte e vita 13 dalla serie "Scarabocchi col tablet" 13 La disposizione museale costituisce già di per se stessa una categoria estetica sovrabbondante. L’isolamento dell’oggetto ne aumenta l’aura. La dissociazione dal suo tempo lo riestetizza. Attraverso l’oggetto si gode di qualcos’altro. L’oggetto si fa tramite.

Stylos, appunti tra arte e vita 12

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Stylos, appunti tra arte e vita 12 dalla serie "Scarabocchi col tablet" 12 Nei giudizi già consolidati, la bellezza tende a costituirsi non solo come categoria estetica ma anche sociale. Si attribuisce, cioè, alla bellezza, un ruolo sociale, caricandola di connotati che ne fanno vacillare l’atemporalità; ma anche il giudizio.

Stylos, appunti tra arte e vita 11

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 Stylos, appunti tra arte e vita 11 dalla serie "Scarabocchi col tablet" Frase che sento spesso: sì, il gusto personale..ma il valore? Conosco il valore per una sorta di sommovimento emotivo o intellettivo che il testo mi provoca. Altro non so dire. L’altro è ciò che dicono gli altri di cui non è detto che mi fidi. Soprattutto quando i processi storici hanno agito così profondamente per cui l’opinione è diventata verità. Non mi fido di chi pensa di parlare in nome della verità.

Stylos, appunti tra arte e vita 10

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Stylos, appunti tra arte e vita 10 dalle serie "Scarabocchi col tablet" 10   Parlare di poesia è come entrare in una casa che non è nostra. I giudizi, dunque, riguardano il gusto, non necessariamente la sostanza. La sostanza è dipendente dall’anima, entità che può anche turbarci o assomigliarci.   Conosco un solo manifesto letterario che ha proclamato una sorta di sopportazione estetica: l’ausonismo di Luigi Fiorentino.   Che cosa ci autorizza a redigere graduatorie per gusto e stile? Noi possiamo redigere solo elenchi, ricostruire vicende. Il critico è semplicemente l’archeologo delle parole. Ogni granello di sabbia, ogni frammento, ogni dente, vanno catalogati, sistemati in un museo.   Ogni giudizio di merito deve essere quantitativo solo in rapporto al grado di sparizione o di ottenebramento dell’oggetto.

Stylos, appunti tra arte e vita 9

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Stylos, appunti tra arte e vita 9 dalla serie "Scarabocchi col tablet" 9 Chi è che informa? L’urgenza del contenuto. Come la lava che erutta per sovrabbondanza. Da dove viene il contenuto? Banalmente, dal mondo. Ma noi, per natura, abbiamo creato, o avvertiamo, anche un sopramondo, un’allucinazione. Allora la poesia viene anche dalle allucinazioni di un sopramondo di cui non abbiamo esperienza.

Stylos, appunti tra arte e vita 8

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Stylos, appunti tra arte e vita 8 dalla serie "Scarabocchi col tablet" 8 Il desiderio è una spinta ma non basta. Occorre spingere il carrarmato del non detto, la maschera bianca che chiede i tratti della forma. La maschera bianca non ha parole ma è meglio partire dall’assenza di parole, le parole difficili che non vengono, piuttosto che le parole ruffiane che anelano al vestito della festa.

Stylos, appunti tra arte e vita 7

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Stylos, appunti tra arte e vita 7 dalla serie "Scarabocchi col tablet" 7 C’è una poesia dove le parole non sono fragili perché non si reggono solo sulla costruzione. Non rispettano la forma nel senso che ne creano una loro. Se sostituisco una parola la poesia non cade ma mi interroga. Questo è il motivo per cui “gli altri” cercano altro. Non mi appoggio alla forma data, masticato dalle convenzioni. E non riparto da una nuova forma ma dalla materia oscura e cioè dall’urgenza di creare una forma “informata”.

Stylos, appunti tra arte e vita, 6

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Stylos, appunti tra arte e vita, 6 dalla serie "Scarabocchi col tablet" Si dice che, se sottraggo una virgola, un punto, una parola alla forma del testo, tutta la costruzione precipita miseramente. Ma se la costruzione precipita, vuol dire che era debole.  Un testo può reggersi sullo splendore abbagliante e vacuo della sua sola forma ma è destinato a bruciarsi. La poesia è fatta di forma che si vede e di forma che non si vede. La materia non si regge da sola, sente la materia oscura che la circonda e la sostiene. La materia oscura è il contenuto, l’oscuro richiamo che informa. Poesia formale: se la forma non è circondata dalla potenza inconoscibile e incontrollabile del contenuto. Senza contenuto non ci può essere poesia. La sola forma non fa poesia.  Il processo è verificabile all’origine. Dicevo ai bambini quando scrivevano: se il testo è da correggere troppo, occorre riscriverlo. Il bambino usa la forma. Può darsi che nell’incompiuto del suo testo la poesia si nasconda d...

Stylos, appunti tra arte e vita 5

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Stylos, appunti tra arte e vita 5 dalla serie "Scarabocchi col tablet" Ripulire. Sfrondare. Tenere le parole necessarie. Gli avanzi non servono. Sono scorie.   Eppure ciò che scartiamo è il sacrificio per far apparire la Bellezza. Ma se non avessimo l‘involucro, la Bellezza potrebbe apparire?   L’involucro, in realtà, ci dice di una lotta tra ciò che è, e ciò che vuole apparire nel suo fulgore. Costi quel che costi. Ci dice che la parola si forma nel crogiolo delle forze che vogliono darsi forma. Anche la parola conosce l’istinto di sopravvivenza e la totalità del progetto. Censurando la parola superflua, noi diamo forma al mondo e, nello stesso tempo, lo neghiamo. E questo perché il mondo non è ciò che pensiamo e che quindi creiamo, ma ciò che già è.   La poesia, allora, splendente nella sua forma scelta, finale, conserva in sé anche ciò che non è, che si è ritirato, sconfitto, sacrificato, ma che continua a girarle intorno. Se la poesia non ha conservato il ricordo di q...

Stylos, appunti tra arte e vita 4

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Stylos, appunti tra arte e vita  4 dalla serie "Scarabocchi col tablet" 4 La poesia non è mai sola. Essa non dipende dall’etica dello Stato ma dalle fluttuazioni della Comunità. Lo Stato ha gli strumenti per pesare e giudicare. Gli strumenti della Comunità sono punti di vista. La poesia appartiene alla Comunità, quindi non è mai giusta. Ma la poesia è anche una parola disposta a non appartenere proprio perché lo sguardo della Comunità è fluttuante. Allora la poesia si ritrae. La Comunità non pesa ma fiuta e la parola fiutata è sempre in pericolo.

Stylos, appunti tra arte e vita 3

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Stylos, appunti tra arte e vita 3 dalla serie "Scarabocchi col tablet" 3 Occorre riassumere la propria opera e consegnarla, salvare ciò che riteniamo necessario. Dobbiamo provvedere noi stessi, non gli altri. A volte le parole non belle ci sembrano più necessarie. Sono quelle che tengono le porte aperte mentre le altre, quelle conchiuse, le hanno già sbarrate. Occorre garantire la somiglianza e la differenza: Ecco, gli assomiglio. Ecco: mi è distante

Stylos, appunti tra arte e vita 2

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Stylos, appunti tra arte e vita 2 dalla serie "Scarabocchi col tablet" 2 Inutile lasciare tracce di sé, dice qualcuno; tanto il mondo è destinato allo sfascio e niente potrà la nostra debole traccia ad evitare l’apocalisse.   Ma si tratta di altro. Si tratta di garantire la scelta. Arrogarsi il diritto di sopravvivere alla morte con i propri atti e le proprie parole, non serve a noi ma a chi verrà.   E’ sempre necessario poter discernere tra ciò che riteniamo bene e ciò che riteniamo male; tra il giusto e l’ingiusto; il plausibile e l’inverosimile; il necessario e il superfluo, e questo è il motivo per cui le parole dei poeti non devono scomparire.   E’ necessario un inventario per poter scegliere, sottratto al gesto di chi ha scelto per noi. La damnatio memoriae delle parole serve solo a chi prepara un canone.   Le parole dei poeti non cambieranno il mondo, certo. Permetteranno a chi verrà di esercitare la propria libertà.

Stylos, appunti tra arte e vita

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Stylos, appunti tra arte e vita 1 dalla serie "Scarabocchi col tablet" 1 La poesia di ogni poeta dovrebbe porsi tra due limiti: due esempi di poesia. La prima è la poesia più distante. La seconda quella più vicina. La prima serve a cogliere le differenze. La seconda le somiglianze. Nel mezzo si pone la coscienza della propria scrittura.