Marco Vitale, La strada di Morandi, Passigli, 2024
Una nota
Mi sono già occupato della poesia di Marco Vitale - alcuni interventi si possono nel precedente blog di Compitu re vivi, ora denominato "archivio".
Una nota
Mi sono già occupato della poesia di Marco Vitale - alcuni interventi si possono nel precedente blog di Compitu re vivi, ora denominato "archivio".
Il suo ultimo libro conferma l’innegabile delicatezza del dettato, la concretezza della realtà descritta, sia fisica che psicologica. Si è parlato giustamente, nel caso di questo poeta, di poesia elegiaca, senza dimenticare, però che l’elegia sottintende una malinconia di fondo, una sorta di sfuggevolezza che a volte porta la parola a trincerarsi dietro la certezza della tradizione, e cioè di un dettato sintatticamente robustissimo.
Un altro puntello è costituito dal lavoro di traduzione dal francese - lingua puntigliosa, alla quale nessuna ombra sfugge - presente in questo libro con un corposo quaderno di traduzioni.
La limpidezza dello stile viene dunque dagli esempi di una nostra lingua antecedente e, malgrado l’apparente assenza di screpolature, rimane l’impressione di una sorta di sfuggevolezza dello sguardo: la parola insegue le cose, per maestria le costringe a un rapido ritratto ma le cose poi dileguano.
Un altro puntello è costituito dal lavoro di traduzione dal francese - lingua puntigliosa, alla quale nessuna ombra sfugge - presente in questo libro con un corposo quaderno di traduzioni.
La limpidezza dello stile viene dunque dagli esempi di una nostra lingua antecedente e, malgrado l’apparente assenza di screpolature, rimane l’impressione di una sorta di sfuggevolezza dello sguardo: la parola insegue le cose, per maestria le costringe a un rapido ritratto ma le cose poi dileguano.
La tecnica di Vitale è sicuramente ad acquerello, in trasparenza. Non cattura le cose ma le lascia andare dopo l’incontro ricavandone, forse, una sorta di inquietudine non dichiarata dell’irripetibile, del mai posseduto.
“La strada di Morandi” è un titolo che evoca un percorso, l’indicazione coloristica di una materia ridotta all’osso, a poche variazioni di colore e di forma ma non parlerei di minimalismo. Infatti, come in Giorgio Morandi, la forma non è semplificata per carpirne il fantasma ma per essere trattenuta ancora nel qui, e non in un altrove.
Molti paesaggi in questa poesia en plain air, dove la luce si fa possibilità dello sguardo a vedere oltre, ma anche rischio che tutto svanisca lasciando la parola senza difesa, senza musa.
*
Questa sera di giugno all’ora azzurra
quando si accendono le prime
luminarie e ne scemano
rapinose le strida
e tutto scorre netto senza suono
ogni lume un rifugio ogni viandante
il semplice ritorno
per la via, come fermarla
mentre s’affanna un ultimo
del silenzio trasvolo, un dono opaco
una torsione per il limpido
teatro che scolora
se dall’alto lo guardo?
“La strada di Morandi” è un titolo che evoca un percorso, l’indicazione coloristica di una materia ridotta all’osso, a poche variazioni di colore e di forma ma non parlerei di minimalismo. Infatti, come in Giorgio Morandi, la forma non è semplificata per carpirne il fantasma ma per essere trattenuta ancora nel qui, e non in un altrove.
Molti paesaggi in questa poesia en plain air, dove la luce si fa possibilità dello sguardo a vedere oltre, ma anche rischio che tutto svanisca lasciando la parola senza difesa, senza musa.
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Questa sera di giugno all’ora azzurra
quando si accendono le prime
luminarie e ne scemano
rapinose le strida
e tutto scorre netto senza suono
ogni lume un rifugio ogni viandante
il semplice ritorno
per la via, come fermarla
mentre s’affanna un ultimo
del silenzio trasvolo, un dono opaco
una torsione per il limpido
teatro che scolora
se dall’alto lo guardo?
*
Com’erano davvero le stazioni
di cui scrivevo e mi appaiono
le immagini improvvise
la risacca di linea, il cuore
catafratto in un palpito, uno solo
se a una sosta d’estate vorticavano
le troppe stelle, la campagna?
Com’erano davvero le stazioni
di cui scrivevo e mi appaiono
le immagini improvvise
la risacca di linea, il cuore
catafratto in un palpito, uno solo
se a una sosta d’estate vorticavano
le troppe stelle, la campagna?
Scorrevano, per uno strazio così dolce
anche le nubi, le voci della sera
e il fondo di speranza e ti chiedi:
cosa ne è stato? Di te di loro
anche le nubi, le voci della sera
e il fondo di speranza e ti chiedi:
cosa ne è stato? Di te di loro
di quell’antico viaggiatore che è scomparso
fin dagli annunci degli altoparlanti?
*
Quella pagina quel buio
quella vertigine del tempo piccola
coincidenza di passo
Quella scabrosa densità
d’una grafia che sfuma
ad ora ad ora
fin dagli annunci degli altoparlanti?
*
Quella pagina quel buio
quella vertigine del tempo piccola
coincidenza di passo
Quella scabrosa densità
d’una grafia che sfuma
ad ora ad ora

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