Aldo Borlenghi, DUE POESIE da POESIE, Lo Specchio, Mondadori, 1952
Aldo Borlenghi, DUE POESIE da POESIE, Lo Specchio, Mondadori, 1952
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dalla serie "Un certo sentimento |
La giostra
Rotta dai cavalli sotto la giostra
è, in piazza, la luce elettrica,
e, nel tramonto, le piante in giro.
Le luci un viaggio accendon tra i cavalli
in corsa, sulla campagna erra il paese,
dalla giostra, suonando nella notte.
Di qui il cielo ha preso un colore
che più stringe alla festa, alle luci:
da ricordi e speranze
dal tramonto, dalla giostra che suona, a te.
*
Un testo complesso, nell’apparente semplicità di una giostra che gira. Perché la giostra, girando, modifica il paesaggio, lo trascina in un turbinio di luci: il cielo, il paese, la campagna, la festa, i ricordi, le speranze...Fino “a te”.
*
Sicura morte che il vento
Sicura morte che il vento
rimuove tra le piante,
disordinata dentro l’orizzonte,
quand’é chiuso il giorno mi affida
d’un diverso passato. Or è poco
io la sentivo, la prima volta,
dove muri e finestre un vuoto esistere
che si affrettò riaffacciavano: muri
chiari, sereni, certe ore, e così
case e strade, un tempo; ma sicura,
disordinata morte, oggi.
*
Un tempo, morte ordinata, scontata. Oggi, morte disordinata, imprevedibile. Perché? La morte abita ogni cosa e sempre la percepiamo nello sfaldarsi di un muro, nell’appassire di un fiore. Forse quando siamo giovani. Poi il fiore che appassiva non nasce più; il muro che si sgretolava non è più. Lei si fa più sicura.
*
Aldo Borlenghi
Rotta dai cavalli sotto la giostra
è, in piazza, la luce elettrica,
e, nel tramonto, le piante in giro.
Le luci un viaggio accendon tra i cavalli
in corsa, sulla campagna erra il paese,
dalla giostra, suonando nella notte.
Di qui il cielo ha preso un colore
che più stringe alla festa, alle luci:
da ricordi e speranze
dal tramonto, dalla giostra che suona, a te.
*
Un testo complesso, nell’apparente semplicità di una giostra che gira. Perché la giostra, girando, modifica il paesaggio, lo trascina in un turbinio di luci: il cielo, il paese, la campagna, la festa, i ricordi, le speranze...Fino “a te”.
*
Sicura morte che il vento
Sicura morte che il vento
rimuove tra le piante,
disordinata dentro l’orizzonte,
quand’é chiuso il giorno mi affida
d’un diverso passato. Or è poco
io la sentivo, la prima volta,
dove muri e finestre un vuoto esistere
che si affrettò riaffacciavano: muri
chiari, sereni, certe ore, e così
case e strade, un tempo; ma sicura,
disordinata morte, oggi.
*
Un tempo, morte ordinata, scontata. Oggi, morte disordinata, imprevedibile. Perché? La morte abita ogni cosa e sempre la percepiamo nello sfaldarsi di un muro, nell’appassire di un fiore. Forse quando siamo giovani. Poi il fiore che appassiva non nasce più; il muro che si sgretolava non è più. Lei si fa più sicura.
*
Aldo Borlenghi

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