La Bellezza: Daniele Grassi



E’ possibile, oggi, immaginare la Bellezza? Non mi addentro in diatribe di significato. Penso semplicemente a Elena, la Splendente. E allora la Bellezza è ciò che splende. Qualcosa che, quando ci colpisce, ci provoca stupore. Questa rubrica è dedicata, com’è ormai una costante del mio percorso di lettore, ai poeti marginali. Perché la Bellezza splende dove vuole, nei fanghi dei bassifondi come sugli altari della patria.
  Ma a volte la Bellezza si presenta con una maschera. Si cela. Occorre allora disvelarla. Comprenderla.


***


dalla serie "Un certo sentimento"




DANIELE GRASSI

Due poesie da OFFICINA, All’insegna del pesce d’oro, 1979




Fuggitiva


Conca di luna, conca
nera di luna, specchio
d’occhi affioranti e bocca
muta, conca di luna, i tuoi riflessi
trascorrono le notti
calde di semi e flussi.

Nell’ora che più insiste
l’anelito, turbando foglie ed acque,
come lontana e fuggitiva! Annaspa
la mano aria ingannevole e trabocco.

Immagine d’immagine Bellezza,
eco scoppiata. E più l’artiglio strozza.


*

Conoscenza


Conoscenza rattrista
quando si agita a vuoto.
Vuole amare il poeta; tu vuoi essere
amata. Lo spavento
di forzare le porte e, ribaltando
il carapace, nella luce ostile
gettare le grinzose membra; o l’attimo
in cui tra velo e velo più si appressa
il caldo lievitare del sorriso.

E conoscenza è vana più di prima.


 NOTIZIA

Daniele Grassi è nato a Morra De Sanctis (Avellino), il 2 aprile 1925.
E’ stato alunno della Scuola Normale Superiore di Pisa.
Dal 1951 vive e lavora a Bruxelles, occupandosi tra l’altro di arte contemporanea (sempre meno) e di arte primitiva, specialmente negra (sempre più).
Pensa che nella natura e nell’uomo, analizzati con i mezzi della scienza moderna, il meraviglioso venga dal di dentro e che più che mai sia possibile parlare di mistero come loro lato caratteristico e forse dominante.
Non sa cosa farsene dell’arte che riflette sull’arte.


*

Due esperienze: la Bellezza che si frange, la luna che non si può tenere tra le mani, e la Conoscenza “vana più di prima” perché non è possibile conoscere. E allora è vero quanto dice Daniele Grassi nella presentazione, e cioè che “non sa cosa farsene dell’arte che riflette sull’arte”?
La Bellezza come mistero della rappresentazione: insondabile, inconoscibile, immagine che riaffiora.









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