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Carlo Di Legge, Multiverso, puntoacapo, 2018

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 Carlo Di Legge, Multiverso , puntoacapo, 2018 Com’è noto, il concetto di multiverso è un’ipotesi scientifica assai recente. Nel libro di Carlo Di Legge viene coniato nel senso di una solitudine di anime che, seppur incontrandosi, in realtà non s’incontrano mai.   Così è detto: “Quando esco per strada in questa città che si apre / verso il mare: / è certo, non posso incontrarti”.   E anche: “Noi siamo come il centro di un’immensa città, / i piani alti della notte illuminati di luce soffusa. / Apparentemente inaccessibili / sembra custodiscano / chissà quale segreto dell’essere”.   Ne consegue la descrizione di sfondi solitari, paesaggi e strade illuminate dalla prima luce del giorno. Oggetti misteriosi nella loro apparenza; un mondo, insomma, silenzioso e solitario dove l’essere non ha appigli.   Eppure la vita procede e le cose accadono. Accade l’amore, per esempio, ma solo tra gli esseri più vicini mentre per gli altri, nella distanza, è un desiderio e forse ...

Rita Pacilio, La prima parola, DiFelice Edizioni, 2025

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  Rita Pacilio,  La prima parola , DiFelice Edizioni, 2025 “La prima parola” è un lungo poemetto che si presenta in forma di macrotesto, un tessuto che cattura riflessioni, pensieri, immagini, tutte accomunate da una richiesta di senso che non può essere data. Il motivo è suggerito dal tema stesso del libro, e cioè la parola incipitaria che crea incessantemente. Ma la creazione è un atto che non può fermarsi ed è la stessa condizione per cui la poesia è grembo di un gesto continuo, labirintico, in perpetuo moto: Questo labirinto che non so sorvegliare oltre me stessa in movimento senza vocabolario mi porta qui. Sono gli ultimi versi del poemetto.   L’immagine del labirinto dice chiaramente che la parola, nel suo affannoso tentativo di protendersi verso un futuro più luminoso, in realtà è condannata al moto inverso della rinascenza. Tutto il libro si dirama fra due opposti: “la prima parola” e il non vocabolario degli ultimi versi: Rinascere con dolcezza, prevedere un pens...

Laura Costantini, Hortus Inconclusus, puntoacapo, 2025

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Laura Costantini, Hortus Inconclusus , puntoacapo, 2025   Leggendo queste poesie, penso alla forma di un macrotesto geografico che si dirama e riconosce il suo limite lungo l‘arco di un vasto orizzonte mediterraneo, (l’Adriatico è il mare evocato).   La musa, qui, è indubbiamente la luce, lanterna magica che rischiara gli anfratti e le sporgenze naturali, ma anche i moti dell’animo, indissolubilmente legati a un’altra forza convergente: la Storia personale e quella del territorio.   Ne consegue che l’essere è il frutto risultante da un contesto di occasioni: i grandi avvenimenti che non dipendono da noi e quelli che contribuiscono a edificare il nostro romanzo; incontri e abbandoni, crescita e regressioni.   La voce che attraversa il libro indossa le vesti di una bambina evocata nel teatro di un mare luminoso che segna l’orizzonte. “Che sia notturno e alto / il singulto ermo del mare”, scrive Laura Costantini evocando Pascoli, citazione che ha tutto il sapore di un ...

Vincenzo Di Oronzo, La rosa di Gerico, MC, 2025

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Vincenzo Di Oronzo, La rosa di Gerico , MC, 2025   E’ molto difficile, oggi, leggere un libro come questo. Si tratta di un’operazione controcorrente, che rimette in campo una scrittura scaturita da un clima apocalittico, carico di immagini/simbolo. Le categorie che abbiamo per connotare questa lingua sono il simbolismo e il surrealismo ma sarebbe limitante considerare il lavoro di Vincenzo Di Oronzo come epigono di un genere. Piuttosto occorre soffermarsi su poche immagini che ci riportano al dramma della vita. Ad esempio: “La madre calva, cucita dal sangue / di Gaza”. E poi una citazione da Leonard Cohen: “C’è una guerra intorno (…) e chiameranno quest’oscurità poesia”, che io interpreto in questo modo: la guerra che ci circonda non scatena nel poeta la giusta violenza dell’invettiva e del grido ma la parola oscura che genera poesia.   La realtà, dunque, non è ignorata ma trasposta nel grande teatro dei simboli.   Se è vero che l’apocalisse non è descrizione di qualcosa...

Daniela Monreale, Ebbrezza e resa, Il Convivio, 2024

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Daniela Monreale, Ebbrezza e resa , Il Convivio, 2024   Un tema ricorrente in molti libri di poesia che mi è capitato di leggere negli ultimi anni, è uno stato di allarme nei confronti dell’umano. Difficile, oggi, rifugiarsi nell’idillio o nell’arcadia; rimane, forse, la preghiera o la fuga.   Il titolo di questo ultimo libro di Daniela Monreale si dirama lungo due direttrici: da una parte la resa di fronte all’aberrante procedere del Male; dall’altra la ricerca di una gioia, seppur momentanea, capace di anestetizzare il nero del mondo, rifugiandosi in una sorta di momentaneo torpore.   Si tratta naturalmente di un tentativo che Monreale mette in atto in pochi testi, mentre tutto il libro si caratterizza come dura accusa alle azioni degli uomini.   Il tono di queste poesie non è esplosivo ma trattenuto, severo. La poesia si fa monito ma nella forma di un’implosione dentro la stessa anima del poeta, cosciente di una sconfitta, dell’impossibilità di incidere la dura pi...