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Rinaldo Caddeo, L’INCENDIO , postfazione di Mauro Germani, puntoacapo 2021    Si tratta di una raccolta di racconti, genere già visitato da Rinaldo Caddeo in passato – se ne possono leggere di bellissimi in un libro antologico della sua opera pubblicato qualche anno fa “Siren’s song”. “Non c’è niente di innocuo o di rassicurante in questi racconti brevi, fulminei e fulminanti, di Rinaldo Caddeo”, scrive Mauro Germani nella postfazione. “Con la sua scrittura di sorprese e di agguati, di enigmi e di incubi, ma al tempo stesso lieve e rapida, in linea con le Lezioni americane di Italo Calvino, egli ci consegna una narrazione che ci disorienta, mina ogni previsione, allarma, apre precipizi, capovolge le aspettative, si arresta in una sospensione enigmatica oltre la quale sembra profilarsi un inizio indicibile. (…) Caddeo si muove all’interno di uno spazio letterario, oggi così poco praticato in Italia, in cui il cosiddetto ‘fantastico’ (…) irrompe improvvisamente nell’esistenza de...

Emiliano Rolle, Filastrocche da un oblò, MC, 2025

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  Emiliano Rolle, Filastrocche da un oblò , MC, 2025   Non inganni il titolo del libro. Non si tratta di filastrocche ad uso dell’infanzia ma di riflessioni utili all’età adulta. L’utilizzo della “filastrocca”, che poi in realtà coincide con un’ampia gamma di forme metriche, sembra costituire un modo per rimettere in campo la parola “bassa” ma anche chi la frequenta.   Il primo testo della raccolta, infatti, è da considerarsi come una dichiarazione di poetica e una giustificazione: “forse bisogna accenderle / le poesie con la pi minuscola (…) spenderle finché alimentano / il fuoco sacro delle maiuscole / le rime / le strofe”.   Il maiuscolo, dunque, si contrappone al minuscolo. Ma ancora, per chiarezza, nel secondo testo, parlando della poesia: “se ne scrive anche troppa / col sospetto fondato che non serva non farlo”. Ma è vero anche il contrario, e cioè il dubbio che non sia il caso di ascoltarle le motivazioni perché se ne scriva così tanta, “perché a volte le cos...

Carlo Di Legge, Multiverso, puntoacapo, 2018

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 Carlo Di Legge, Multiverso , puntoacapo, 2018 Com’è noto, il concetto di multiverso è un’ipotesi scientifica assai recente. Nel libro di Carlo Di Legge viene coniato nel senso di una solitudine di anime che, seppur incontrandosi, in realtà non s’incontrano mai.   Così è detto: “Quando esco per strada in questa città che si apre / verso il mare: / è certo, non posso incontrarti”.   E anche: “Noi siamo come il centro di un’immensa città, / i piani alti della notte illuminati di luce soffusa. / Apparentemente inaccessibili / sembra custodiscano / chissà quale segreto dell’essere”.   Ne consegue la descrizione di sfondi solitari, paesaggi e strade illuminate dalla prima luce del giorno. Oggetti misteriosi nella loro apparenza; un mondo, insomma, silenzioso e solitario dove l’essere non ha appigli.   Eppure la vita procede e le cose accadono. Accade l’amore, per esempio, ma solo tra gli esseri più vicini mentre per gli altri, nella distanza, è un desiderio e forse ...

Rita Pacilio, La prima parola, DiFelice Edizioni, 2025

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  Rita Pacilio,  La prima parola , DiFelice Edizioni, 2025 “La prima parola” è un lungo poemetto che si presenta in forma di macrotesto, un tessuto che cattura riflessioni, pensieri, immagini, tutte accomunate da una richiesta di senso che non può essere data. Il motivo è suggerito dal tema stesso del libro, e cioè la parola incipitaria che crea incessantemente. Ma la creazione è un atto che non può fermarsi ed è la stessa condizione per cui la poesia è grembo di un gesto continuo, labirintico, in perpetuo moto: Questo labirinto che non so sorvegliare oltre me stessa in movimento senza vocabolario mi porta qui. Sono gli ultimi versi del poemetto.   L’immagine del labirinto dice chiaramente che la parola, nel suo affannoso tentativo di protendersi verso un futuro più luminoso, in realtà è condannata al moto inverso della rinascenza. Tutto il libro si dirama fra due opposti: “la prima parola” e il non vocabolario degli ultimi versi: Rinascere con dolcezza, prevedere un pens...

Laura Costantini, Hortus Inconclusus, puntoacapo, 2025

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Laura Costantini, Hortus Inconclusus , puntoacapo, 2025   Leggendo queste poesie, penso alla forma di un macrotesto geografico che si dirama e riconosce il suo limite lungo l‘arco di un vasto orizzonte mediterraneo, (l’Adriatico è il mare evocato).   La musa, qui, è indubbiamente la luce, lanterna magica che rischiara gli anfratti e le sporgenze naturali, ma anche i moti dell’animo, indissolubilmente legati a un’altra forza convergente: la Storia personale e quella del territorio.   Ne consegue che l’essere è il frutto risultante da un contesto di occasioni: i grandi avvenimenti che non dipendono da noi e quelli che contribuiscono a edificare il nostro romanzo; incontri e abbandoni, crescita e regressioni.   La voce che attraversa il libro indossa le vesti di una bambina evocata nel teatro di un mare luminoso che segna l’orizzonte. “Che sia notturno e alto / il singulto ermo del mare”, scrive Laura Costantini evocando Pascoli, citazione che ha tutto il sapore di un ...