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POESIE PER GAZA: Francesco Tomada

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Francesco Tomada  Kindergarten   Non li potevamo tenere.   Prima che aprissero gli occhi, mia nonna prendeva i gattini e li avvolgeva in una coperta. Poi li affogava in un secchio pieno d'acqua. Non hanno visto niente, non se ne sono nemmeno accorti, lei mi consolava così.   Solo con una cucciolata aspettò di più e ormai erano cresciuti. Uno era bianco e la seguiva dappertutto. Poi decise che erano troppi, e quello fu il primo che le corse incontro per morire.  È come costruire le mine antiuomo a forma di giocattolo per ingannare i bambini. Oppure chiamarli dopo tre mesi di guerra per distribuire del cibo e dell’acqua, e poi sparargli addosso.   Mentre premeva verso il basso, mia nonna diceva: non piangere, vedrai cose peggiori nella vita. Ma non credo che fosse questo che immaginava La guerra come inganno. Rito cruento e crudele del passaggio. Forse meglio così, così non si vede più il male. Eppure c'è sempre chi guarda, chi assis...

POESIE PER GAZA: Corrado Bagnoli

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  Non bastano a fermarti il lago  scuro in cui annega il suo cuore,  le gambe sottili, il volto lungo,  la sua voce che canta nel quadrato  di macerie che era la sua casa  una volta. Allora forse dovresti  guardare gli occhi di Mariam.  Di preda che fugge. Guardarla, dico,  come guardi tua figlia. Sentirne  il respiro, l’affanno nella polvere  rossa alzata in una corsa d’animale  innocente e muto. Dovresti vederla  cadere, voltarsi, con le mani coprirsi  la faccia, abbandonarsi allo strazio della carne piagata. Gridare “baba”. Gridarlo a te. Come fosse tua figlia. Mi chiedo se c’è da qualche parte  qualcuno o qualcosa che ti dia occhi  perché tu le veda, Mariam e tua figlia,  crescere un giorno nello stesso giardino.  Se c’è qualcuno o qualcosa che ti dia  almeno quattro lacrime buone a farti  vedere che sono la stessa, identica vita.  Che non vuole e non deve andarsene via.  * ...

POESIE PER GAZA: Marco Munaro

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Marco Munaro traduce SE DOVESSI MORIRE, di Refaat Alareer  Se dovessi morire  di Refaat Alareer (1979 - 2023)  Se dovessi morire,  tu devi vivere  per raccontare la mia storia  per vendere le mie cose  per comprare un pezzo di stoffa  e qualche filo,  per farne un aquilone  (Fallo bianco con una coda lunga)  cosicché un bambino,  da qualche parte a Gaza  guardando il cielo  negli occhi  In attesa di suo padre che  se ne andò in una fiamma—  senza dare l'addio a nessuno  nemmeno alla sua carne  nemmeno a se stesso—  veda il mio aquilone,  l'aquilone che tu mi  hai fatto  volare lassù in alto  e pensi per un momento  che un angelo sia lì  a riportare amore.  Se dovessi morire,  fa che porti speranza,  fa che sia una storia. *** Sa dues murir Tradotto in massese (Castelmassa, ROVIGO) da  Marco Munaro  Sa dues murir  ti at dei conti...

COSE MIE

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Sull’ultimo numero di Smerilliana, esce un mio diario/resoconto sull’esperienza del far poesia a scuola. Ringrazio Mario Fresa per l’invito e la rivista per l’ospitalità. Smerilliana luogo di civiltà poetiche Per Macabor editore di Vincenzo Bonifacio, esce il quinto volume della serie NORD, I POETI, dedicato a Gabriela Fantato, dove si può leggere un mio intervento.

POESIA PER GAZA: Silvano Sbarbati

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  Una guerra da notiziario una storia da sussidiario film per abituarmi alle macerie e alla saliva sulla fame infantile e alle parole ripetute nel vuoto svuotarsi con diarrea di paura. Questo mio tracciare segni inservibili pietanze narcise è un peccato mortale insoluto: non sfama non scalda non cura. Loro resteranno loro . Questo mio pensare qui commozione cerebrale bene superfluo nei salotti tv accesa e cuore spento. Dovrò piangere senza collirio.                                         Monte Roberto, 22 settembre 2025 * La guerra vista in televisione. Il rischio delle parole. Il rischio del silenzio. Le nostre parole non cambieranno il mondo. Allora bisogna tacere? Inventare parole nuove? Le lacrime sono sempre alle porte, ma anche quelle rischiano di essere inutili. (S.A.)