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Laura Costantini, Hortus Inconclusus, puntoacapo, 2025

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Laura Costantini, Hortus Inconclusus , puntoacapo, 2025   Leggendo queste poesie, penso alla forma di un macrotesto geografico che si dirama e riconosce il suo limite lungo l‘arco di un vasto orizzonte mediterraneo, (l’Adriatico è il mare evocato).   La musa, qui, è indubbiamente la luce, lanterna magica che rischiara gli anfratti e le sporgenze naturali, ma anche i moti dell’animo, indissolubilmente legati a un’altra forza convergente: la Storia personale e quella del territorio.   Ne consegue che l’essere è il frutto risultante da un contesto di occasioni: i grandi avvenimenti che non dipendono da noi e quelli che contribuiscono a edificare il nostro romanzo; incontri e abbandoni, crescita e regressioni.   La voce che attraversa il libro indossa le vesti di una bambina evocata nel teatro di un mare luminoso che segna l’orizzonte. “Che sia notturno e alto / il singulto ermo del mare”, scrive Laura Costantini evocando Pascoli, citazione che ha tutto il sapore di un ...

Vincenzo Di Oronzo, La rosa di Gerico, MC, 2025

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Vincenzo Di Oronzo, La rosa di Gerico , MC, 2025   E’ molto difficile, oggi, leggere un libro come questo. Si tratta di un’operazione controcorrente, che rimette in campo una scrittura scaturita da un clima apocalittico, carico di immagini/simbolo. Le categorie che abbiamo per connotare questa lingua sono il simbolismo e il surrealismo ma sarebbe limitante considerare il lavoro di Vincenzo Di Oronzo come epigono di un genere. Piuttosto occorre soffermarsi su poche immagini che ci riportano al dramma della vita. Ad esempio: “La madre calva, cucita dal sangue / di Gaza”. E poi una citazione da Leonard Cohen: “C’è una guerra intorno (…) e chiameranno quest’oscurità poesia”, che io interpreto in questo modo: la guerra che ci circonda non scatena nel poeta la giusta violenza dell’invettiva e del grido ma la parola oscura che genera poesia.   La realtà, dunque, non è ignorata ma trasposta nel grande teatro dei simboli.   Se è vero che l’apocalisse non è descrizione di qualcosa...

Daniela Monreale, Ebbrezza e resa, Il Convivio, 2024

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Daniela Monreale, Ebbrezza e resa , Il Convivio, 2024   Un tema ricorrente in molti libri di poesia che mi è capitato di leggere negli ultimi anni, è uno stato di allarme nei confronti dell’umano. Difficile, oggi, rifugiarsi nell’idillio o nell’arcadia; rimane, forse, la preghiera o la fuga.   Il titolo di questo ultimo libro di Daniela Monreale si dirama lungo due direttrici: da una parte la resa di fronte all’aberrante procedere del Male; dall’altra la ricerca di una gioia, seppur momentanea, capace di anestetizzare il nero del mondo, rifugiandosi in una sorta di momentaneo torpore.   Si tratta naturalmente di un tentativo che Monreale mette in atto in pochi testi, mentre tutto il libro si caratterizza come dura accusa alle azioni degli uomini.   Il tono di queste poesie non è esplosivo ma trattenuto, severo. La poesia si fa monito ma nella forma di un’implosione dentro la stessa anima del poeta, cosciente di una sconfitta, dell’impossibilità di incidere la dura pi...

Olga Sesso Sarti, Echi da varchi vicini, MC, 2025

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Olga Sesso Sarti, Echi da varchi vicini , MC, 2025 Le tre sezioni che compongono il libro - Percorsi, Passaggi, Profili - convergono verso uno stesso motivo, e cioè il desiderio di conoscenza del limite oltre il quale il buio annega lo sguardo. Da qui la continua reiterazione della luce, luce che abita la vita, certamente, ma anche luce come desiderio di parusia del divino.   A causa di questa continua tensione, ne consegue che l’essere non vive mai pienamente ma è sempre in allarme, in attesa di qualcosa che potrebbe accadere.   Dimensione dikinsoniana, annota Pasquale Di Palmo, e quindi “condizione” dell’essere proteso verso un desiderio dell’oltre, in grado di realizzare la pienezza della vita.   Il titolo del libro ci restituisce, dunque, il venire, l’accedere delle voci nello spazio amplificato dell’umano dove l’esperienza del ben vivere è sempre alla ricerca di una sua particolare gloria.   E dunque una poesia che conia l’interrogazione, l’elemento astratto...

Annamaria Ferramosca, Luoghi sospesi, puntoacapo, 2023

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Annamaria Ferramosca, Luoghi sospesi , puntoacapo, 2023   Il libro si apre con l’immagine di una bambina che guarda il mondo da dietro un vetro. E’ una bambina pensante, che si fa le stesse domande dell’adolescente Amleto, a dimostrazione di come le domande degli uomini siano antiche quanto l’infanzia: “penso dunque sono? / e tutto questo pensare avviene / solo dietro la mia fronte?”.   La bambina comprende però che esiste la possibilità di una conoscenza più profonda: rimanere in contatto col Tutto che ci circonda, noi stessi facenti parte del Tutto: “ così l’osmosi in terra / inarrestabile destinoamore / che lega l’erba alle mandibole del verme / la vena d’acqua al sangue ”.   Poi appare il mondo degli uomini. La maschera. Ma si tratta solo di un depistamento, una pietosa illusione: “fingere di vivere davvero / sì facciamo che tutti eravamo / sì facciamo qualcosa / di più sacro e sensato / qualcosa che somigli a vita / sì giochiamo pure insieme a gli altri / giochiamo...