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Guglielmo Aprile su un libro di Giovanni Ibello

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Giovanni Ibello, Dialoghi con Amin , Crocetti, 2022 L’impegno poetico di Giovanni Ibello perviene in Dialoghi con Ami n (Crocetti, 2022) a una proposta di scrittura originale e matura, che spicca nel panorama odierno per la complessità dei richiami culturali che la sostengono e per l’intensità delle soluzioni espressive adottate. Il poeta in questa raccolta torna ad essere sciamano: è un Tiresia trapiantato nella contemporaneità, ma pur sempre memore della patria iperborea da cui è stato esiliato, e della quale porta impresso un pulviscolo scintillante sulle vesti del proprio linguaggio. Oscura come quella del vento, della roccia, dei vulcani, la sua è una voce che sembra provenire dalle barbare distanze di un ancestrale animismo, quando il fulmine e il sangue, le nuvole e gli animali parlavano all’uomo e questi chiedeva ai più ispirati tra i suoi simili, druidi e veggenti, di interpretare il “cifrario di Dio” rappreso nelle frantumate apparenze del mondo. La scrittura si mostra infiam...

MARCO VISCONTI

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Marco Visconti, DUE POESIE da FRONTIERA, Lo specchio, Mondadori, 1953 dalla serie "Un certo sentimento" Frontiera Le lunghe file dei vagoni spenti sotto la pioggia. Passano nel sonno sotto un cielo invisibile di fari soldati - in fila indiana - affardellati. * Porto libero Filo spinato - a pezzi - sulla spiaggia. Un fortino sventrato accoglie i giochi dei fanciulli. All’ingresso del canale una vela arancione con lo scafo invisibile - dietro il molo bianco - scivola come un trucco di teatro e sulla strada passa un’autobotte nuova fumante con su scritto SHELL. NOTIZIA Marco Visconti è nato a Milano nel 1920 e si è spento nel 1995 a Roma, dove ha lavorato come regista, autore teatrale e radiotelevisivo. Ha pubblicato cinque libri di poesia: Sera con la ragazza (Ubaldini, 1948), Ferragosto e commiato (Ubaldini, 1950), Poesie (Mondadori, 1953), Una ricerca (Mondadori, 1968), Il micio si è sdraiato sulla luna (Periferia, 1997, postumo). Ha tradotto: Prometeo incatenato di Eschil...

Giuseppe Raimondi

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  Giuseppe Raimondi, due poesie da POESIE (1924 - 1982), Libri Scheiwiller, 1999 dalla serie "Un certo sentimento"   Presagi della nuova stagione Marzo, che fai sbatter le persiane alle finestre, e nei giardinetti vai risvegliando le adolescenti in blusa verde, concedimi di riposar la mia freddolosa scontentezza invernale sotto un cielo mattutino di zaffiro, ammorbidisci la luce in fronte alle bianche ville. * Sera d’agosto Erano queste le ore. Nessuno parlava. Solo il tempo passava. Ero uscito per camminare nel cortiletto. Rientravo nella stanza. Mi riempiva il tuo respiro. Non udivo altro suono. Si contavano i minuti. Qualcuno disse: Sono le nove. Poi il silenzio di ogni cosa. Rimase il mio gelsomino nelle tue mani. NOTIZIA Giuseppe Raimondi (1898 – 1985) nasce a Bologna da una famiglia di artigiani. Dopo l’esperienza giovanile nella “Ronda”, il suo lavoro di saggista si orienta sia verso la letteratura francese, sia verso la prosa scientifica del nostro Seicento, mantene...

La Bellezza: Daniele Grassi

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E’ possibile, oggi, immaginare la Bellezza? Non mi addentro in diatribe di significato. Penso semplicemente a Elena, la Splendente. E allora la Bellezza è ciò che splende. Qualcosa che, quando ci colpisce, ci provoca stupore. Questa rubrica è dedicata, com’è ormai una costante del mio percorso di lettore, ai poeti marginali. Perché la Bellezza splende dove vuole, nei fanghi dei bassifondi come sugli altari della patria.   Ma a volte la Bellezza si presenta con una maschera. Si cela. Occorre allora disvelarla. Comprenderla. *** dalla serie "Un certo sentimento" DANIELE GRASSI Due poesie da OFFICINA, All’insegna del pesce d’oro, 1979 Fuggitiva Conca di luna, conca nera di luna, specchio d’occhi affioranti e bocca muta, conca di luna, i tuoi riflessi trascorrono le notti calde di semi e flussi. Nell’ora che più insiste l’anelito, turbando foglie ed acque, come lontana e fuggitiva! Annaspa la mano aria ingannevole e trabocco. Immagine d’immagine Bellezza, eco scoppiata. E più l’...

Guglielmo Aprile, Quando gli alberi erano i miei fratelli, Tabula Fati, 2024

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Guglielmo Aprile, Quando gli alberi erano i miei fratelli , Tabula Fati, 2024 Mentre nel Quaderno Eoliano il poeta si rivolgeva al mare percependone una terribile distanza, un timore dell’imponderabile, la prima sezione di questo libro dedicato agli alberi evoca un colloquio: “Un albero mi ha parlato”.Si tratta, anche in questo caso, di un desiderio, perché la dura scorza dell’ulivo resiste all’aria e al vento, così come le granitiche rocce degli scogli resistevano alle sferzate dell’acqua.   Qui, naturalmente, il suono più ricorrente è il silenzio o, al limite, il soffio di un vento al quale l’albero resiste con la forza delle sue radici ben piantate nel seno della terra.   Ancora una volta il poeta si specchia e si confronta. “Noi e l’albero così poco simili”. Il rispecchiamento denuncia il desiderio di superare i propri limiti, il corteggiamento di un’armonia che l’uomo ha perduto.   L’albero è maestro, è “bibbia di foglie”. E’ “insegnamento”. Ogni albero ha la sua v...