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Giovanni Infelise, L’erratico oblio di un sognatore straniero, Pendagron, 2024

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Giovanni Infelise, L’erratico oblio di un sognatore straniero , Pendagron, 2024 Diciamolo subito. Si tratta di uno dei libri più densi che mi sia capitato di leggere ultimamente, nutrito di un pensiero che fa da sfondo a una scrittura in bilico tra presenza e mancanza, resistenza e necessità della presenza.   Infelise evoca la poesia dei grandi poeti erranti, in primo luogo Hölderlin e Rilke; ne richiama la lezione, reinterpretandola come pericolo di un presente incerto, da battezzare in ogni istante, di un Essere cittadino di un mondo sempre sospeso sul baratro di una catastrofe.   E dunque l’uomo, per riconoscersi, deve saper accogliere la funzione salvatrice di una presenza estranea, qui chiamata “straniero”, presenza perturbante, dallo sguardo mal disposto alla rassegnazione di un presente fragile.   Lo straniero, dunque, si fa portatore di un progetto che non può provenire dalla Storia, dalla nostra zona cosciente, ma da un luogo liminare che non ci appartiene e che...

Maurice Maeterlinck, Stanchezza, da Serres chaudes, 1889, traduzione di Ruggero Jacobbi

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Maurice Maeterlinck, Stanchezza , da Serres chaudes, 1889, traduzione di Ruggero  dalla serie "Il viola, soprattutto" Non sanno più dove posarsi, questi baci, Queste labbra su pupille cieche e gelide; Addormentati ormai nel loro sogno orgoglioso, Guardano sognatori come cani sull’erba, La folla delle pecore grige all’orizzonte, Brucare il chiaro di luna sparso sui prati, Alle carezze del cielo, vago come la loro vita; Indifferenti e senza alcuna fiamma d’invidia, Per quelle rose di gioia dischiuse sotto i loro passi; E quel verde, lungo, calmo, che non riescono a capire. * La noia, la tristezza, la stanchezza… Stati d’animo che hanno poco a che fare con la letteratura. Se la poesie le accoglie, allora  nasce uno stile, che è la cosa stessa; non un abito da indossare per gli altri, ma un modo di essere. Da Leopardi in poi la poesia è un modo di essere... * Maurice Maeterlinck, WIKIPEDIA

Guido Ceronetti, da POESIE, (1968 – 1977) Corbo e Fiori Editori, 1978

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 Guido Ceronetti, da POESIE , (1968 – 1977) Corbo e Fiori Editori, 1978 dalla serie "Il viola, soprattutto" Per essere io morto all’Assoluto Vivo come un innato parricida Tra gente già di padre nata viva; Per averlo spinto nel vuoto, pendolo Guasto e alla ricarica ostile, Non sono né premiato né punito; Per aver detto all’Inaccessibile Addio a un cortiletto senza luce Vergogna vorrei gridarmi ma resto muto. * Cosa costa aver detto addio all’Inaccessibile? Per aver ucciso il Padre? La solitudine, l’abbandono, il senso di colpa? In questo modo Ceronetti dimostra di aver mantenuto un rapporto conflittuale con Dio: una presenza che continua a interrogare. Un ateismo attivo, insomma. Ma il pensiero più altezzoso consiste nel tirarsi fuori dall'evento della nascita. Non credendo a Dio, non è possibile essere nati da Dio.  * Guido Ceronetti, poeta, filosofo, scrittore, traduttore, giornalista, drammaturgo, teatrante e marionettista italiano, (1927/2018)

Erik Axel Karlfeldt, Il più lontano ricordo, da Poesie, 1895, traduzione di Carlo Picchio

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Erik Axel Karlfeldt, Il più lontano ricordo , da Poesie, 1895, traduzione di Carlo Picchio dalla serie "Il viola, soprattutto" Lontano, lontano da qui, fuor della vostra via, dov’è buio e fa freddo e soffia il vento, un gran vento. Qualcuno mi tiene per mano e mi porta con sé. Vi sono alberi alti e soffia il vento, un gran vento. Con altra gente giungiamo e una gran casa bianca con rumori e sussurri e soffia il vento, un gran vento. Vi è su una sedia una bara piccola e bianca e noi andiamo proprio là. E soffia il vento, un gran vento. * Si può imbellettare l’esperienza diretta con “una bara / piccola e bianca”? No. La voce è solo del vento, “un gran vento”. * Erik Axel Karlfeldt - Wikipedia PREMIO NOBEL LETTERATURA: anno 1931 Erik Axel Karlfeldt - Circolo Culturale LaRocca

Erik Axel Karlfeldt, Nenia antica, da Poesie, 1895, traduzione di Carlo Picchio

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Erik Axel Karlfeldt, Nenia antica , da Poesie , 1895, traduzione di Carlo Picchio dalla serie "Il giallo, soprattutto" Nenia antica Ave Maria, benedici tutti i bimbi, che possano poppare bene e crescere. Anche tu hai tenuto un bambino al tuo seno; cullali con la tua gentile voce in questo così rigido autunno. Ave Maria, benedici quei che viaggian su ruote, quei che vanno a cavallo. Anche tu così andasti nella terra d’Egitto; anche tu hai guidato di tua mano un cavallo tra i deserti e le sabbie. Ave Maria, benedici il bestiame che vive in ovili e stalle. Anche tu eri povera come adesso siam noi. Porgi aiuto alla misera nostra tavola e mandaci orzo grano e tritello. Ave Maria, benedici quelli che con le braccia fanno onesto lavoro. Anche tu fosti sposa d’un falegname! Illumina le loro vie perché camminare vi possano con giustizia e virtù. Ave Maria, benedici tutti quelli che soffrono, tutti quelli che piangono. Anche tu lagrimasti nel dolore, sorretta da una croce; soccorri tu...