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POESIE PER GAZA: Loredana Bogliun

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Loredana Bogliun traduce: Se dovessi morire , di   Refaat Alareer (1979 - 2023) Se i dovaravi morei Se i dovaravi morei, tei ti iè da veivi  par contà la meia veita  par vendi le meie robe  par crumpà oun tuco de bieco  e oun fià de feil, par fa oun aqueilòn  (tei iè da falo beianco cun la cuda longa)  parchì oun morè,  de qualco banda a Ga∫a,  col varda s’ceto al siel  spetando so paro  ch’a ∫ì morto in t’oun culpo inseina deighe adeio a nissoun  gnanca al so corpo, gnanca a se medi∫imo el iò da vidilo al meio aqueilòn  ch’a tei iè fato sgulà là soun, in alto  e in quil ateimo el iò da pensà  ch’a là ∫ì oun an∫olo ch’a portarà amur.  Se i dovaravi morei, fa ch’el porti sparansa  fa ch’a seia ouna sturia.   Traduzione di Loredana Bogliun in dignanese, idioma istroromanzo di Dignano d’Istria (Croazia).   Il simbolo grafico ∫ indica il suono della esse (s) sonora dell’italiano “ro...

POESIE PER GAZA: Josè Russotti

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Josè Russotti Gaza (Genocidio all’inverso) Chi ha conosciuto l’oltraggio sotto i ferri roventi della Storia non dovrebbe annientare un altro popolo. Eppure, a Gaza, non si contano più i respiri, ma i volti sfigurati, i denti orfani di volto. Non è guerra questa: è fame di sterminio, volontà crudele di annientare il già annientato. Punizione becera, violenza senza pietà, che si insinua e divora nei silenzi assassini. Taciuti. La Storia si piega e vomita, tradisce chi ha sofferto, trasforma la memoria in cenere nera, fumo di morte. Un genocidio all’inverso pesa come un macigno sull’anima di chi guarda senza vedere. Il cielo - masso sospeso - non impedisce, non urla. Ma i morti! I morti sono sotto il peso  della vergogna del mondo. Un genocidio al contrario...la vendetta genera vendetta, i morti chiedono altri morti. Dalla polvere e dal sangue dovrebbero venire le Leggi, non altra polvere e altro sangue. I morti pesano più di quanto non vo...

POESIE PER GAZA: Francesco Tomada

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Francesco Tomada  Kindergarten   Non li potevamo tenere.   Prima che aprissero gli occhi, mia nonna prendeva i gattini e li avvolgeva in una coperta. Poi li affogava in un secchio pieno d'acqua. Non hanno visto niente, non se ne sono nemmeno accorti, lei mi consolava così.   Solo con una cucciolata aspettò di più e ormai erano cresciuti. Uno era bianco e la seguiva dappertutto. Poi decise che erano troppi, e quello fu il primo che le corse incontro per morire.  È come costruire le mine antiuomo a forma di giocattolo per ingannare i bambini. Oppure chiamarli dopo tre mesi di guerra per distribuire del cibo e dell’acqua, e poi sparargli addosso.   Mentre premeva verso il basso, mia nonna diceva: non piangere, vedrai cose peggiori nella vita. Ma non credo che fosse questo che immaginava La guerra come inganno. Rito cruento e crudele del passaggio. Forse meglio così, così non si vede più il male. Eppure c'è sempre chi guarda, chi assis...

POESIE PER GAZA: Corrado Bagnoli

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  Non bastano a fermarti il lago  scuro in cui annega il suo cuore,  le gambe sottili, il volto lungo,  la sua voce che canta nel quadrato  di macerie che era la sua casa  una volta. Allora forse dovresti  guardare gli occhi di Mariam.  Di preda che fugge. Guardarla, dico,  come guardi tua figlia. Sentirne  il respiro, l’affanno nella polvere  rossa alzata in una corsa d’animale  innocente e muto. Dovresti vederla  cadere, voltarsi, con le mani coprirsi  la faccia, abbandonarsi allo strazio della carne piagata. Gridare “baba”. Gridarlo a te. Come fosse tua figlia. Mi chiedo se c’è da qualche parte  qualcuno o qualcosa che ti dia occhi  perché tu le veda, Mariam e tua figlia,  crescere un giorno nello stesso giardino.  Se c’è qualcuno o qualcosa che ti dia  almeno quattro lacrime buone a farti  vedere che sono la stessa, identica vita.  Che non vuole e non deve andarsene via.  * ...

POESIE PER GAZA: Marco Munaro

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Marco Munaro traduce SE DOVESSI MORIRE, di Refaat Alareer  Se dovessi morire  di Refaat Alareer (1979 - 2023)  Se dovessi morire,  tu devi vivere  per raccontare la mia storia  per vendere le mie cose  per comprare un pezzo di stoffa  e qualche filo,  per farne un aquilone  (Fallo bianco con una coda lunga)  cosicché un bambino,  da qualche parte a Gaza  guardando il cielo  negli occhi  In attesa di suo padre che  se ne andò in una fiamma—  senza dare l'addio a nessuno  nemmeno alla sua carne  nemmeno a se stesso—  veda il mio aquilone,  l'aquilone che tu mi  hai fatto  volare lassù in alto  e pensi per un momento  che un angelo sia lì  a riportare amore.  Se dovessi morire,  fa che porti speranza,  fa che sia una storia. *** Sa dues murir Tradotto in massese (Castelmassa, ROVIGO) da  Marco Munaro  Sa dues murir  ti at dei conti...