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Francesco Gabellini, La pianta del buio, RP, 2025

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Francesco Gabellini, La pianta del buio, RP, 2025   Non conosco la produzione in dialetto di Francesco Gabellini. Gianfranco Lauretano, nella post fazione, si chiede “cosa sia successo” che giustifichi questo passaggio alla lingua italiana, anche perché annota, “la poesia gabelliana in dialetto aveva ottenuto ottimi risultati e si era ricavato un suo spazio originale, interno ed equidistante dai due fulcri fondamentali della generazione precedente dei grandi autori della sua terra”.   Mi sembra di capire che in questo discorso, più di ogni altra cosa, valga la parola “terra”, e cioè l’appartenenza a una stratificazione di parole che qui si palesa nell’evocazione di fatti e persone, e soprattutto nell’abitare una natura ancora resistente alle lusinghe della modernità.   Lo sfondo del libro, insomma, fa apparire i contorni della terra antica dove le parole, perdute e affossate, sono ancora disponibili all’incontro.   Lauretano evidenzia ancora come il racconto di que...

Enrico De Lea, Cacciavento, Anterem, 2023

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  Enrico De Lea, Cacciavento , Anterem, 2023                                                                                     (Qualche appunto)      In una mia prossima pubblicazione su un inventario della poesia siciliana del Novecento, ho scritto come questa sia attraversata dal tema comune dell’appartenenza, sia fisica che psicologica, a una stessa terra. E’ una caratteristica che probabilmente la differenzia da tutte le altre letterature regionali rendendola unica, e questo malgrado la Sicilia sia sempre stata investita e attraversata da culture, mode, estetiche, filosofie, elementi di volta in volta amalgamati in una sorta di laboratorio linguistico per nulla pacificato ma sempre in collisione. Tra l’altro è...

Monica Messa, Una pistola al luna park, RP, 2024

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  Monica Messa, Una pistola al Luna Park , RP, 2024 Il titolo scelto per il libro potrebbe portare il lettore a immaginare una trama in chiaroscuro, da romanzo nero, metropolitano e, persino, per conseguenze, una certa velocità di stile, adatta all’azione breve, cinematografica. Conviene, dunque, leggere il testo dove è presente l’immagine della pistola: Ho la felicità inceppata come una pistola al Luna Park - dieci colpi, cento lire - era il prezzo della libertà. Il crepuscolo è caduto irrimediabilmente su tutte le cose e in questa nuova estate si rintanano le lucciole. Si tratta, insomma, della metafora di una condizione esistenziale. L’immagine ci riporta all’ossessione centrale del libro e cioè il Dolore percepito sul proprio corpo e osservato con partecipazione sul corpo degli altri: “Sono spezzata // Spezzata in un punto / a metà della schiena”. Questi, “altri” spesso sono chiamati fratelli, gente che si muove senza meta per le strade; donne soprattutto, ritratte nel loro e...

Rossella Valdrè, La nobiltà degli inermi

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  Rossella Valdrè, La nobiltà degli inermi , MC, 2024 Sia chiara una cosa: di fronte a libri come questi, la cui forma è innestata profondamente nella vita, la critica perde la sua forma e ne deve cercare un’altra. E’ la stessa necessità che sente Rossella Valdrè di fronte alle sue parole: dice che avrebbe potuto scrivere un saggio, ma le succedeva di sentire un’urgenza interna, il bisogno di utilizzare l’unica parola riconosciuta come veramente essenziale, e cioè la poesia. La poesia, dunque, sa cogliere l’essenza delle cose; in questo caso il contenuto del libro, ampiamente documentato da un racconto introduttivo della stessa Valdrè, dalla nota di Pasquale Di Palmo e da uno scritto di Franca Grisoni, è il racconto del ricovero dell’anziana madre presso una RSA (Residenza sanitaria assistita). Si tratta di un libro inquietante, che ci mette di fronte a ciò che saremo e a ciò che accadrà, libro crudo e a tratti crudele, come sa essere la vita. Naturalmente la parol...
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  Marco Munaro,  Figure da un bassorilievo , Il Ponte del Sale, 2025 Che cosa oggi intendiamo con la parola superficie? Direi esattamente il suo etimo: super (sopra), facies (faccia), e cioè la parte più appariscente di un corpo. E’ una di quelle parole che più si addicono alla...superficialità del moderno in quanto ne segnalano l’aspetto più ludico e meno drammatico, il gioco banale e irrisorio in un gesto che esclude il pensiero; una posa, al limite innocente, ma che nulla chiede alla morale, all’etica, anzi, essa stessa morale ed etica del tutto mostrato, deriso col ghigno di Dioniso. La superficie non ha bisogno di limiti, confini. E’ espansiva, trasgressiva, promette una facile gioia e mal sopporta i richiami. E’ parola moderna per antonomasia - si ricordi la superficie dello specchio d’acqua che fa innamorare Narciso, portandolo alla morte - . La superficie dichiara con sprezzo che il mondo è pesante e di questa pesantezza ne ha terrore. Sa che nulla può contro il mondo ...