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Stylos, appunti tra arte e vita 14

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 Stylos, appunti tra arte e vita 14 dalla serie "Scarabocchi col tablet" 14 Si dice che l’arte non serve a niente, frase che spesso è servita a chi arte non sa fare e ha bisogno di essere riconosciuto artista. Ma se l’arte non serve a niente, allora essa può comportarsi come un corollario del Niente. Credo che la frase giusta dovrebbe essere questa: l’arte serve il Niente, e cioè quella pulsione misteriosa che ci porta a sprecare un surplus di energia per la produzione di un oggetto che ha perso la sua aura. Esistono molte varianti di questo ragionamento: l’oggetto dice, proclama per la sua stessa sopravvivenza. L’oggetto non comunica. Parla, cioè, in nome di. Non per se stesso.

Stylos, appunti tra arte e vita 13

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Stylos, appunti tra arte e vita 13 dalla serie "Scarabocchi col tablet" 13 La disposizione museale costituisce già di per se stessa una categoria estetica sovrabbondante. L’isolamento dell’oggetto ne aumenta l’aura. La dissociazione dal suo tempo lo riestetizza. Attraverso l’oggetto si gode di qualcos’altro. L’oggetto si fa tramite.

Stylos, appunti tra arte e vita 12

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Stylos, appunti tra arte e vita 12 dalla serie "Scarabocchi col tablet" 12 Nei giudizi già consolidati, la bellezza tende a costituirsi non solo come categoria estetica ma anche sociale. Si attribuisce, cioè, alla bellezza, un ruolo sociale, caricandola di connotati che ne fanno vacillare l’atemporalità; ma anche il giudizio.

Stylos, appunti tra arte e vita 11

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 Stylos, appunti tra arte e vita 11 dalla serie "Scarabocchi col tablet" Frase che sento spesso: sì, il gusto personale..ma il valore? Conosco il valore per una sorta di sommovimento emotivo o intellettivo che il testo mi provoca. Altro non so dire. L’altro è ciò che dicono gli altri di cui non è detto che mi fidi. Soprattutto quando i processi storici hanno agito così profondamente per cui l’opinione è diventata verità. Non mi fido di chi pensa di parlare in nome della verità.

Stylos, appunti tra arte e vita 10

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Stylos, appunti tra arte e vita 10 dalle serie "Scarabocchi col tablet" 10   Parlare di poesia è come entrare in una casa che non è nostra. I giudizi, dunque, riguardano il gusto, non necessariamente la sostanza. La sostanza è dipendente dall’anima, entità che può anche turbarci o assomigliarci.   Conosco un solo manifesto letterario che ha proclamato una sorta di sopportazione estetica: l’ausonismo di Luigi Fiorentino.   Che cosa ci autorizza a redigere graduatorie per gusto e stile? Noi possiamo redigere solo elenchi, ricostruire vicende. Il critico è semplicemente l’archeologo delle parole. Ogni granello di sabbia, ogni frammento, ogni dente, vanno catalogati, sistemati in un museo.   Ogni giudizio di merito deve essere quantitativo solo in rapporto al grado di sparizione o di ottenebramento dell’oggetto.