Giuseppe Maria Salemi, Stralci d’amore e identità, I quaderni di Pentélite - Morrone Editore, 2026 La copertina è un progetto di Carolina Giannì. Le illustrazioni sono di: Nahomie Barros, Andrea Russo, Dalila Scionti, Josephine Finocchiaro, Ambra Mudanò Quando capita di leggere l’opera prima di un giovane autore, s’impone subito alla memoria la celebre domanda di Rilke a un giovane poeta che gli chiedeva numi sul fare poesia. Il senso delle sue parole era questo: morireste se vi fosse impedito di scrivere? Rilke legava l’atto del far poesia all’idea imprescindibile di una necessità interiore, di un impulso che viene prima della parola. L’indicazione certamente non risolve il tema della forma - ogni oggetto ha un suo nome definitivo - ma io credo che Rilke affrontasse la questione sapendo che la propria forma è il gesto finale di un processo interiore pulsante, bruciante, senza il quale l’estetica prende il sopravvento. L’opera prima di Giuseppe Maria Salemi, dunque...
Vincenzo Di Oronzo, La rosa di Gerico , MC, 2025 E’ molto difficile, oggi, leggere un libro come questo. Si tratta di un’operazione controcorrente, che rimette in campo una scrittura scaturita da un clima apocalittico, carico di immagini/simbolo. Le categorie che abbiamo per connotare questa lingua sono il simbolismo e il surrealismo ma sarebbe limitante considerare il lavoro di Vincenzo Di Oronzo come epigono di un genere. Piuttosto occorre soffermarsi su poche immagini che ci riportano al dramma della vita. Ad esempio: “La madre calva, cucita dal sangue / di Gaza”. E poi una citazione da Leonard Cohen: “C’è una guerra intorno (…) e chiameranno quest’oscurità poesia”, che io interpreto in questo modo: la guerra che ci circonda non scatena nel poeta la giusta violenza dell’invettiva e del grido ma la parola oscura che genera poesia. La realtà, dunque, non è ignorata ma trasposta nel grande teatro dei simboli. Se è vero che l’apocalisse non è descrizione di qualcosa...
Annamaria Ferramosca, Luoghi sospesi , puntoacapo, 2023 Il libro si apre con l’immagine di una bambina che guarda il mondo da dietro un vetro. E’ una bambina pensante, che si fa le stesse domande dell’adolescente Amleto, a dimostrazione di come le domande degli uomini siano antiche quanto l’infanzia: “penso dunque sono? / e tutto questo pensare avviene / solo dietro la mia fronte?”. La bambina comprende però che esiste la possibilità di una conoscenza più profonda: rimanere in contatto col Tutto che ci circonda, noi stessi facenti parte del Tutto: “ così l’osmosi in terra / inarrestabile destinoamore / che lega l’erba alle mandibole del verme / la vena d’acqua al sangue ”. Poi appare il mondo degli uomini. La maschera. Ma si tratta solo di un depistamento, una pietosa illusione: “fingere di vivere davvero / sì facciamo che tutti eravamo / sì facciamo qualcosa / di più sacro e sensato / qualcosa che somigli a vita / sì giochiamo pure insieme a gli altri / giochiamo...
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