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ALLA MALORA IL CANONE: Questioni

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Il critico che più di altri si è occupato di poesia siciliana, è stato sicuramente il siciliano Giuseppe Zagarrio. Nel suo monumentale FEBBRE, FURORE E FIELE, a proposito della questione, già in auge allora, delle antologie, propone una sua soluzione che taglia la testa al toro: “Ben vengano le antologie. Ma se ne facciano tante; non ci si lasci stordire, frastornare, illudere, deludere, blandire, deprimere, bloccare, esaurire da questa o quella iniziativa sia pure prestigiosa per il nome e la qualità dell’animatore o della edizione. Al limite, ognuno che scriva o legga poesia, dovrebbe farsi la propria antologia, e adoperarsi così a sbloccare i blocchi di guardia, struccare le carte, moltiplicare le piste, intrappolare le trappole, muovere le acque, garantire insomma la sua immensa fluidità pluricapillare.

ALLA MALORA IL CANONE, Repertorio critico della poesia siciliana a cavallo fra due secoli

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  Cinque anni di ricerca dei testi originali,  mai ristampati o, in alcuni sporadici casi, in copia fotostatica. Consultazione di monografie, saggi, antologie, atti di convegno irreperibili. Il risultato è un lavoro di quasi settecento pagine che provocatoriamente ho voluto chiamare: ALLA MALORA IL CANONE Repertorio critico della poesia siciliana a cavallo fra due secoli narcysolibri/youcanprint, euro 35 uno strumento probabilmente indispensabile e di riferimento per avvicinarsi alla storia della poesia siciliana in lingua italiana. Il titolo vuole richiamare all’urgenza di un compito critico: la ricostruzione delle letterature regionali. Nel mio caso ha funzionato il desiderio di accogliere in una stessa casa i poeti della mia terra, piccoli, grandi e grandissimi, seguendo l’indicazione di uno di questi, Guglielmo Lo Curzio: Non sei poeta d’oggi: per questo tu non farai mai testo.

Francis Jammes, Preghiera per essere semplice, da Quattordici preghiere, Edizioni Fussi, 1956

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Francis Jammes, da Quattordici preghiere, Edizioni Fussi, 1956 dalla serie "Ritagli" Preghiera per essere semplice Le farfalle obbediscono leggere a ogni soffio, son petali di fiori verso di te gettati nelle processioni, dai pargoletti dolci. Signore, è la mattina e la preghiera sale a te con le farfalle fiorite, con il canto del gallo e il martellare degli spaccapietre. Sotto le verdi palme dei platani, lucenti, in questo luglio in cui si screpola la terra, si sentono, invisibili, le rauche cicale cantare assiduamente la tua Onnipotenza. Un merlo inquieto, nelle nere foglie dell’acqua, cerca di zufolare a lungo, ma non osa. Non capisce che cosa l’annoi mai. Si posa e poi sfreccia improvviso, in volo raso a terra, verso quel lato dove non si vede nessuno. Signore, dolcemente, quest’oggi, ricomincia la vita, come ieri e come tante volte. Come queste farfalle e questi contadini, come queste cicale mangiatrici di sole ed i merli nascosti nel freddo delle foglie, consentimi, Sig...

La Bellezza: Francis Jammes

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Francis Jammes, Preghiera per andare in paradiso con gli asini , da QUATTORDICI PREGHIERE, Edizioni Fussi, 1956 dalla serie "Ritagli" Preghiera per andare in paradiso con gli asini Quando dovrò venire verso di te, Signore, fa che un bel giorno sia, che la campagna in fiore risplenda. Il mio sentiero vorrei, come quaggiù, scegliermi per andare, come mi piacerà, al Paradiso, dove di giorno son le stelle. Prenderò il mio bastone e sulla strada grande andrò, dicendo ai miei amici, gli asinelli: Io sono Francis Jammes e vado in Paradiso, ché non c’è inferno nel paese del buon Dio. E dirò lor: Venite, del cielo azzurro, amici, povere bestie che con un muover d’orecchi discacciate le api, le busse e i tafani… Che io ti apparisca in mezzo a queste bestie, che per questo mi piacciono: che abbassano la testa dolcemente e si fermano giungendo i lor piedini in un modo dolcissimo e che ti fa pietà. Arriverò seguito da migliaia d’orecchi, da quelli che portarono pesanti ceste ai fianchi, ...

Su GRADIVA n. 69/026, una recensione a mia cura su un libro di Renato Pennisi

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 Su GRADIVA n. 69/026 , una recensione a mia cura su un libro di Renato Pennisi (...) La lingua di Pennisi si configura come stacco, freccia appuntita; ma anche mazzo di fiori, canto solare e funebre. Sono tutte ricorrenze che possiamo ritrovare non solo nella scrittura di Pennisi e che suggeriscono una lingua non assuefatta alle mode, scarsamente dipendente da un contesto culturalmente allargato, a la mode , piuttosto assimilabile a un pensiero meridiano di stampo mediterraneo che poco a a che fare con le brume di un Nord culturalmente egemone. (...)