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Stylos, appunti tra arte e vita 10

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Stylos, appunti tra arte e vita 10 dalle serie "Scarabocchi col tablet" 10   Parlare di poesia è come entrare in una casa che non è nostra. I giudizi, dunque, riguardano il gusto, non necessariamente la sostanza. La sostanza è dipendente dall’anima, entità che può anche turbarci o assomigliarci.   Conosco un solo manifesto letterario che ha proclamato una sorta di sopportazione estetica: l’ausonismo di Luigi Fiorentino.   Che cosa ci autorizza a redigere graduatorie per gusto e stile? Noi possiamo redigere solo elenchi, ricostruire vicende. Il critico è semplicemente l’archeologo delle parole. Ogni granello di sabbia, ogni frammento, ogni dente, vanno catalogati, sistemati in un museo.   Ogni giudizio di merito deve essere quantitativo solo in rapporto al grado di sparizione o di ottenebramento dell’oggetto.

Stylos, appunti tra arte e vita 9

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Stylos, appunti tra arte e vita 9 dalla serie "Scarabocchi col tablet" 9 Chi è che informa? L’urgenza del contenuto. Come la lava che erutta per sovrabbondanza. Da dove viene il contenuto? Banalmente, dal mondo. Ma noi, per natura, abbiamo creato, o avvertiamo, anche un sopramondo, un’allucinazione. Allora la poesia viene anche dalle allucinazioni di un sopramondo di cui non abbiamo esperienza.

Stylos, appunti tra arte e vita 8

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Stylos, appunti tra arte e vita 8 dalla serie "Scarabocchi col tablet" 8 Il desiderio è una spinta ma non basta. Occorre spingere il carrarmato del non detto, la maschera bianca che chiede i tratti della forma. La maschera bianca non ha parole ma è meglio partire dall’assenza di parole, le parole difficili che non vengono, piuttosto che le parole ruffiane che anelano al vestito della festa.

Stylos, appunti tra arte e vita 7

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Stylos, appunti tra arte e vita 7 dalla serie "Scarabocchi col tablet" 7 C’è una poesia dove le parole non sono fragili perché non si reggono solo sulla costruzione. Non rispettano la forma nel senso che ne creano una loro. Se sostituisco una parola la poesia non cade ma mi interroga. Questo è il motivo per cui “gli altri” cercano altro. Non mi appoggio alla forma data, masticato dalle convenzioni. E non riparto da una nuova forma ma dalla materia oscura e cioè dall’urgenza di creare una forma “informata”.

Stylos, appunti tra arte e vita, 6

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Stylos, appunti tra arte e vita, 6 dalla serie "Scarabocchi col tablet" Si dice che, se sottraggo una virgola, un punto, una parola alla forma del testo, tutta la costruzione precipita miseramente. Ma se la costruzione precipita, vuol dire che era debole.  Un testo può reggersi sullo splendore abbagliante e vacuo della sua sola forma ma è destinato a bruciarsi. La poesia è fatta di forma che si vede e di forma che non si vede. La materia non si regge da sola, sente la materia oscura che la circonda e la sostiene. La materia oscura è il contenuto, l’oscuro richiamo che informa. Poesia formale: se la forma non è circondata dalla potenza inconoscibile e incontrollabile del contenuto. Senza contenuto non ci può essere poesia. La sola forma non fa poesia.  Il processo è verificabile all’origine. Dicevo ai bambini quando scrivevano: se il testo è da correggere troppo, occorre riscriverlo. Il bambino usa la forma. Può darsi che nell’incompiuto del suo testo la poesia si nasconda d...