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Giuseppe Maria Salemi, Stralci d’amore e identità, I quaderni di Pentélite - Morrone Editore, 2026

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Giuseppe Maria Salemi, Stralci d’amore e identità, I quaderni di Pentélite - Morrone Editore, 2026 La copertina è un progetto di Carolina Giannì. Le illustrazioni sono di: Nahomie Barros, Andrea Russo, Dalila Scionti, Josephine Finocchiaro, Ambra Mudanò   Quando capita di leggere l’opera prima di un giovane autore, s’impone subito alla memoria la celebre domanda di Rilke a un giovane poeta che gli chiedeva numi sul fare poesia. Il senso delle sue parole era questo: morireste se vi fosse impedito di scrivere?   Rilke legava l’atto del far poesia all’idea imprescindibile di una necessità interiore, di un impulso che viene prima della parola. L’indicazione certamente non risolve il tema della forma - ogni oggetto ha un suo nome definitivo - ma io credo che Rilke affrontasse la questione sapendo che la propria forma è il gesto finale di un processo interiore pulsante, bruciante, senza il quale l’estetica prende il sopravvento.   L’opera prima di Giuseppe Maria Salemi, dunque...

Salvo Basso, Picca, Noùs, 2026

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 Salvo Basso, Picca, Noùs, 2026   Si tratta dell’ultima piccola antologia dedicata al poeta siciliano, testi che, come chiarisce Renato Pennisi nella nota, “appartengono all’ultima agenda su cui Salvo Basso aveva annotato alcune delle sue ultime poesie. Sono testi composti nel 2001, anno della diagnosi della malattia. Uno zibaldone di appunti, numeri telefonici, riflessioni, scadenze, amarezze, speranze, disegni, poesie e versi appena abbozzati”. “Picca”, insomma, poca cosa, ma con la constatazione del prefattore Giovanni Tesio che questo “picca”, in realtà, considerando tutto un mondo che si squaderna, è “Tutto”.   Il tutto di questa poesia coincide con un sentimento della verità che non accetta stratagemmi di nascondimento, deragliamenti di senso. La verità è frontale, cruda, il che implica che la parola sia specchio, luogo in cui la vita riassume il suo senso nella parola.   Il libro, che alterna versi scritti in italiano e in dialetto, è struggente e drammatico. ...

"Io so che il tempo non consola", un'antologia curata da MACABOR

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  MACABOR ha il piacere di annunciare l'uscita dell'ottavo volume di  ITALIA INSULARE I POETI - Sebastiano Aglieco: "io so che il tempo non consola" Questo che consegniamo alle stampe è l’ottavo volume di Italia Insulare I Poeti e abbiamo voluto dedicarlo al poeta siciliano Sebastiano Aglieco.  Sulla poesia di Aglieco già sono usciti diversi contributi critici, i quali hanno evidenziato la particolarità del suo percorso poetico, così ricco di suggestioni, di risonanze interiori espressi in una lingua “profondamente radicata nella terra, nel ricordo di un vocabolario antico e vero, ricercatissimo eppure semplice; dolorosa, sinceramente crudele, commovente”.  Accostarsi al suo slancio espressivo e comunicativo risulta quanto mai stimolante perché Aglieco non è solo un ottimo poeta ma un grande conoscitore della poesia italiana contemporanea e sicuramente questa costante frequentazione ha rafforzato molto, nel confronto, la sua volontà personale di spingere la sua poes...

Francesco Tripaldi, Preghiere cibernetiche e animali guida, Immagini di Giulietta Luise, LietoColle, 2026

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Francesco Tripaldi, Preghiere cibernetiche e animali guida , Immagini di Giulietta Luise, LietoColle, 2026 Prima o poi doveva accadere che la poesia si occupasse di cibernetica, di cyborg e della sua variante più recente, l’intelligenza artificiale, nuove modalità di esperienze e conoscenze che, senza dubbio, stanno rivoluzionato le nostre vite.   L’aveva già fatto, qualche anno fa, Valeria Ferraro, con un suo libro Wasurenamu (Edizioni Forme Libere, 2011), dove, a pronunciare la parola del titolo, era il “corpo dilaniato di un androide dell’ultima generazione - siamo nell’anno 2997 - i cui “circuiti ancora funzionanti (…) contenevano testi scritti in una lingua morta, l’italiano, preceduti da una parola isolata, 'wasurenamu', che in giapponese significa 'voglio dimenticare'. Testi ritenuti bizzarri e quindi 'archiviati come memorie di un androide (…) nel ventre di uno dei tanti Centri Computazionali Periferici' di quell’epoca".   Tripaldi, invece, si muo...

Silvano Sbarbati: Il canone di Aglieco

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  Silvano Sbarbati, con la sua consueta rara e preziosa attenzione, annota le prime impressioni su ALLA MALORA IL CANONE.  Un libro ponderoso e impegnativo, sicuramente, ma strumento necessario da consultare nel presente e nel futuro della poesia siciliana. Che non può essere oggetto di censure e sbadataggini, pena la dimenticanza della storia della poesia siciliana ma anche della poesia italiana, così dipendente da pochissimi poeti che hanno finito per occupare stabilmente gli scranni del canone. Credo che ogni regione dovrebbe fornirsi di uno strumento simile ma, visto il clima di lassismo critico ufficiale, e di "sbadataggine" più o meno consapevole dei circoli e dei circoletti dubito seriamente. * 666 pagine nel formato 17x24. E dunque un libro che si presenta con la dimensione e il peso del volume. Sebastiano Aglieco con “Alla malora il canone – Repertorio critico della poesia siciliana a cavallo tra due secoli” ha pubblicato un volume – cioè a dire un’opera che nel sem...