Nino Iacovella, La parte arida della pianura, Pietre Vive Editore, 2026
Nino Iacovella, La parte arida della pianura, Pietre Vive Editore, 2026
Uno dei nodi della poesia del ‘900, con risvolti che ancora interessano i nostri anni e che, in molte prove, ne costituiscono la tensione interna, è l’idea che la poesia lirica sia poesia soggettiva e dei sentimenti, incapace di occuparsi degli affari degli uomini, del loro vissuto culturale e politico.
Iacovella dichiara l’interesse verso una poesia in cui i fatti personali sono messi da parte, a favore dell’indagine dei meccanismi antropologici e dei loro naturali risvolti. Ha dunque studiato tutto l’altro dalla poesia, e cioè gli strumenti intellettuali per decodificare i meccanismi sociali. Eppure l’inizio del libro è una prosa rivolta al figlio, in cui il tono commosso e di apprensione non è censurato.
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Uno dei nodi della poesia del ‘900, con risvolti che ancora interessano i nostri anni e che, in molte prove, ne costituiscono la tensione interna, è l’idea che la poesia lirica sia poesia soggettiva e dei sentimenti, incapace di occuparsi degli affari degli uomini, del loro vissuto culturale e politico.
Iacovella dichiara l’interesse verso una poesia in cui i fatti personali sono messi da parte, a favore dell’indagine dei meccanismi antropologici e dei loro naturali risvolti. Ha dunque studiato tutto l’altro dalla poesia, e cioè gli strumenti intellettuali per decodificare i meccanismi sociali. Eppure l’inizio del libro è una prosa rivolta al figlio, in cui il tono commosso e di apprensione non è censurato.
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I poeti sanno osservare il dolore, e il dolere, lentamente, entra nelle loro vene e iniziano le parole a incidere il foglio. Basta un movimento per scottarsi a quel calore. E la carta inizia a bruciare.
Figlio, vedi quell’uomo? Sì, quell’uomo riverso tra i resti del fast food, lattine vuote e un rivolo di urina che fuoriesce dalle sue braghe. Ha una ferita rivoltante: un piede nudo e rigonfio di lacerazioni. Ricordano in un tuo libro di scuola la foto del magma terrestre quando il pianeta era una palla infuocata. (…)
Amo il giorno che riesce a vivere
della sua abitudine di nascere e morire,
l’autunno che affiora da una pagina bianca,
e questo vento, che riempie il vuoto del silenzio,
mentre noi siamo e seguiamo la strada
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Sono annotazioni che probabilmente riguardano l’idea di un inizio, quando la pianura non si è ancora seccata ed è territorio neutro, senza tracce umane per la memoria futura.
Il discorso di Iacovella è basato sulla constatazione dei danni provocati dal “contratto sociale”, con un abbozzo ai pensieri di Giambattista Vico e Jean Jaques Rousseau, rinverditi dalle posizioni più aggiornate in merito ai guasti del Capitalismo, fino a giungere a una esplicita denuncia delle ingiustizie - tutta una zona del libro è fatta di ritratti di abusi sociali, di scene di normalissima degradazione urbana - . Tuttavia la domanda sul ruolo della poesia rimane costante. Si legga il bellissimo “Invocazione, La falena e la fiamma”, in cui proprio alla Musa della poesia è rivolta la preghiera di intercedere - Iacovella sembra richiedere la parola più etica, piuttosto che quella meno guastata esteticamente -. Qui il modo è apertamente lirico, a testimoniare come il tono “alto” possa rivestire ancora la funzione di un’antica prassi cerimoniale e sociale.
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Prendimi, Musa della poesia,
della della solitudine,
tra queste pagine intarsiate di vuoto
gelide e bianche
Figlio, vedi quell’uomo? Sì, quell’uomo riverso tra i resti del fast food, lattine vuote e un rivolo di urina che fuoriesce dalle sue braghe. Ha una ferita rivoltante: un piede nudo e rigonfio di lacerazioni. Ricordano in un tuo libro di scuola la foto del magma terrestre quando il pianeta era una palla infuocata. (…)
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La poesia, è detto, è fiamma che brucia sulla pagina, senza la quale nulla è dato dire:
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La poesia, è detto, è fiamma che brucia sulla pagina, senza la quale nulla è dato dire:
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Da Aprile arrivano i mesi più crudeli, generano dai social la fioritura dei poeti, piante monumentali che non reggono più il peso di premiazioni e menzioni d’onore per concorsi letterari. (…)
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La lirica è inglobata nel tono e non è praticata come genere.
Dico questo come prologo necessario a un libro che, nel suo andamento cronologico della Storia tutta, cerca di comprendere il momento in cui l’uomo si fa padrone: “Il mondo è l’insieme dei sintomi di una malattia che coincide con l’uomo”, (Gilles Deleuze).
La tensione, dunque, è duplice. Da una parte la parola viene trascinata sulle strade del mondo e costretta a guardare, dall’altra vorrebbe fermarsi a contemplare una geografia di innocenza incontaminata, di riposo. Rimanere sulla pagina bianca in cui il male non è ancora avvenuto.
Prevale la prima istanza, mentre gli entr’actes sono costruiti su uno spazio bianco d’attesa:
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Dico questo come prologo necessario a un libro che, nel suo andamento cronologico della Storia tutta, cerca di comprendere il momento in cui l’uomo si fa padrone: “Il mondo è l’insieme dei sintomi di una malattia che coincide con l’uomo”, (Gilles Deleuze).
La tensione, dunque, è duplice. Da una parte la parola viene trascinata sulle strade del mondo e costretta a guardare, dall’altra vorrebbe fermarsi a contemplare una geografia di innocenza incontaminata, di riposo. Rimanere sulla pagina bianca in cui il male non è ancora avvenuto.
Prevale la prima istanza, mentre gli entr’actes sono costruiti su uno spazio bianco d’attesa:
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Amo il giorno che riesce a vivere
della sua abitudine di nascere e morire,
l’autunno che affiora da una pagina bianca,
e questo vento, che riempie il vuoto del silenzio,
mentre noi siamo e seguiamo la strada
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Sono annotazioni che probabilmente riguardano l’idea di un inizio, quando la pianura non si è ancora seccata ed è territorio neutro, senza tracce umane per la memoria futura.
Il discorso di Iacovella è basato sulla constatazione dei danni provocati dal “contratto sociale”, con un abbozzo ai pensieri di Giambattista Vico e Jean Jaques Rousseau, rinverditi dalle posizioni più aggiornate in merito ai guasti del Capitalismo, fino a giungere a una esplicita denuncia delle ingiustizie - tutta una zona del libro è fatta di ritratti di abusi sociali, di scene di normalissima degradazione urbana - . Tuttavia la domanda sul ruolo della poesia rimane costante. Si legga il bellissimo “Invocazione, La falena e la fiamma”, in cui proprio alla Musa della poesia è rivolta la preghiera di intercedere - Iacovella sembra richiedere la parola più etica, piuttosto che quella meno guastata esteticamente -. Qui il modo è apertamente lirico, a testimoniare come il tono “alto” possa rivestire ancora la funzione di un’antica prassi cerimoniale e sociale.
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Prendimi, Musa della poesia,
della della solitudine,
tra queste pagine intarsiate di vuoto
gelide e bianche
dove nessuna parola mi resta accanto,
nessuna immagine è una visione,
e ogni suono è rumore di fondo,
rumore d’ossa a sostegno di niente
Accogli la supplica e fai di me una falena
che possa avvicinarsi alla tua fiamma
Lo vedi, sono stremato dal desiderio
di una infinita luce a occhi aperti
Incendiami le palpebre e poi il corpo,
prima di ritornare cieco
prima di ritornare morto
(…)
nessuna immagine è una visione,
e ogni suono è rumore di fondo,
rumore d’ossa a sostegno di niente
Accogli la supplica e fai di me una falena
che possa avvicinarsi alla tua fiamma
Lo vedi, sono stremato dal desiderio
di una infinita luce a occhi aperti
Incendiami le palpebre e poi il corpo,
prima di ritornare cieco
prima di ritornare morto
(…)
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Il testo riprende il tema della voce incendiata, carica della massima consapevolezza, così come, all’inizio, era stato detto che è la capacità di percepire il dolore delle creature a incendiare il corpo e la pagina.
Due riprese:
“Daremo voce al silenzio di una pagina”. Il verso riprende il senso dei due entr’actes iniziali: “Il bianco della pagina”, I/II, collocandosi, nel procedere del libro, in funzione di responsabilità della parola perché pagina bianca vuol dire silenzio complice, censura del visibile.
L’ultimo testo, “Lascaux”, riporta la storia dell’umano a una retrocessione di senso, alla constatazione di un bene mancato. E’ una grotta che ancora ci abita, tutte le volte che il senso si accende nella promessa di un figlio e nel compito della cura e della protezione.
Il testo riprende il tema della voce incendiata, carica della massima consapevolezza, così come, all’inizio, era stato detto che è la capacità di percepire il dolore delle creature a incendiare il corpo e la pagina.
Due riprese:
“Daremo voce al silenzio di una pagina”. Il verso riprende il senso dei due entr’actes iniziali: “Il bianco della pagina”, I/II, collocandosi, nel procedere del libro, in funzione di responsabilità della parola perché pagina bianca vuol dire silenzio complice, censura del visibile.
L’ultimo testo, “Lascaux”, riporta la storia dell’umano a una retrocessione di senso, alla constatazione di un bene mancato. E’ una grotta che ancora ci abita, tutte le volte che il senso si accende nella promessa di un figlio e nel compito della cura e della protezione.

Grazie per questa tua lettura Sebastiano. Te ne sono grato. È bello sentirsi in corrispondenza sentimentale e intellettuale. Forse la giusta sintesi della poesia.
RispondiEliminaNino