Giuseppe Maria Salemi, Stralci d’amore e identità, I quaderni di Pentélite - Morrone Editore, 2026 La copertina è un progetto di Carolina Giannì. Le illustrazioni sono di: Nahomie Barros, Andrea Russo, Dalila Scionti, Josephine Finocchiaro, Ambra Mudanò Quando capita di leggere l’opera prima di un giovane autore, s’impone subito alla memoria la celebre domanda di Rilke a un giovane poeta che gli chiedeva numi sul fare poesia. Il senso delle sue parole era questo: morireste se vi fosse impedito di scrivere? Rilke legava l’atto del far poesia all’idea imprescindibile di una necessità interiore, di un impulso che viene prima della parola. L’indicazione certamente non risolve il tema della forma - ogni oggetto ha un suo nome definitivo - ma io credo che Rilke affrontasse la questione sapendo che la propria forma è il gesto finale di un processo interiore pulsante, bruciante, senza il quale l’estetica prende il sopravvento. L’opera prima di Giuseppe Maria Salemi, dunque...
POESIE PER GAZA L’idea di una testimonianza poetica sui tragici avvenimenti del genocidio di Gaza mi è stata suggerita da Maurizio Casagrande. In realtà di iniziative del genere se ne trovano parecchie in giro. Ricordo quella di Annamaria Ferramosca e soprattutto il bellissimo libro Il loro grido è la mia voce, poesie per Gaza. Recentissimo, poi, un suggestivo progetto di traduzione poetica curato da Maurizio Montipo Spagnoli e grazie a DEMOSPAZ , Istituto per i Diritti Umani, la Democrazia, la Cultura di Pace e della Non Violenza dell'Università Autonoma di Madrid (UAM), il cui intervento ha permesso che la poesia Se dovessi morire , del poeta palestinese Refaat Alareer venisse tradotta in moltissime lingue e dialetti del mondo. Fra le tantissime, quella di Maurizio Casagrande; la mia, in un idioletto del siracusano, e quella di Massimiliano Magnano nel dialetto di Sortino , la mia città natale. I testi si possono ascoltare su Spotify . La ritrosia, covata in ques...
Vincenzo Di Oronzo, La rosa di Gerico , MC, 2025 E’ molto difficile, oggi, leggere un libro come questo. Si tratta di un’operazione controcorrente, che rimette in campo una scrittura scaturita da un clima apocalittico, carico di immagini/simbolo. Le categorie che abbiamo per connotare questa lingua sono il simbolismo e il surrealismo ma sarebbe limitante considerare il lavoro di Vincenzo Di Oronzo come epigono di un genere. Piuttosto occorre soffermarsi su poche immagini che ci riportano al dramma della vita. Ad esempio: “La madre calva, cucita dal sangue / di Gaza”. E poi una citazione da Leonard Cohen: “C’è una guerra intorno (…) e chiameranno quest’oscurità poesia”, che io interpreto in questo modo: la guerra che ci circonda non scatena nel poeta la giusta violenza dell’invettiva e del grido ma la parola oscura che genera poesia. La realtà, dunque, non è ignorata ma trasposta nel grande teatro dei simboli. Se è vero che l’apocalisse non è descrizione di qualcosa...
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