ALLA MALORA IL CANONE: Enrico Cavacchioli

 




Enrico Cavacchioli, Le ranocchie turchine, Edizioni di “Poesia”, Milano, 1909

(...)

Il testo è talmente ricco e sontuoso che la lettura può provocare un effetto di panico visivo, di nausea sonora. Cavacchioli è scatenato, irridente, dipinge con gli occhi come davanti a un caleidoscopio di immagini sonore. Lavora sulla perdita di senso del mondo, sullo stravolgimento cromatico, su effetti
di chiaroscuro notturno in cui la luce della luna illumina e semina sensualità senza cerimonie.

(…)


Prevale in questi testi una forte consonanza con una Natura feerica e selvaggia, che ha preso il sopravvento su ciò che rimane della cosiddetta civiltà, inglobandone i resti e reinventandone le forme...

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