Giuseppe Zucca: io, Formiggini Editore, 1921 Seconda edizione accresciuta
Seconda edizione accresciuta
Ciò che mi colpisce in questo libro è esattamente la qualità emozionale del colloquio con l’altro e con se stesso, basato su una sincerità che è compassione apertissima, senza sotterfugi. Insomma: non leggo borbottando: toh, un crepuscolare di seconda mano, e per giunta della profonda provincia! non se ne sentiva il bisogno… Questo prurito da critico non m’interessa. Piuttosto, ecco cosa funziona: un verso limpidissimo e musicalissimo, per nulla sdolcinato, anzi, tenerissimo quando il poeta costruisce, nel modo del piccolo bozzetto, sprovvedute immagini da libro di lettura di scuola elementare.
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Il tono colloquiale spesso è ottenuto con un verso franto, interpuntato all’inverosimile, come un dire in dialogo o monologante, così come quando si parla. Il poeta racconta. Straordinarie sono le scene, i particolari, le situazioni, un affresco di micro ambienti urbani e naturali che ci restituiscono l’immagine di un’Italia che non esiste più.

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