Nicola Grato: 4 inediti




Ho avuto il piacere di leggere l’ultimo libro ancora inedito di Nicola Grato, dal quale pubblico qualche inedito.
Il libro, bellissimo, è il più corale dell’autore siciliano.
Poesia isolana in tutti i sensi, perché appartenente alla sua storia, alla terra, ai suoi concretissimi vissuti.
Paesaggio: strade infuocate, cani randagi, un senso di spaesamento panico.
Un dialetto/lingua che affiora qua e là come sostrato imprescindibile.
La memoria radicata nell’infanzia, in veste di malinconia e richiesta di verità sotterrate.
Una sorta di microetica del racconto che mette in luce presenze, persone, in sintonia con una ben salda tradizione realista, ma qui con la certezza del disfacimento delle forme e della perdita dei valori.
E infine la preghiera, evocata nei modi dolcissimi della tradizione contadina con una voce/cantilena/supplica che attraversa il tempo, investendo la parola del suo suono come una pellicola muta che improvvisamente prende voce.

*

ROGNA

La strada regionale nell’inferno
dell’estate: un cane magro e grigio –
non c’è un riccio di vento ed è il deserto –
le pietre, alcune palme bruciaticce:

nella valle di Messina Denaro
non crescono che cemento e distruzione
pane nero e restuccia
vipere e scorpioni.

Terra senza amore, ferocia e ignominia
sorelle alla rogna che corrode
e cresce come malapianta sui muri –
senza alcuna pietà, senza ragione


*

FANUZZO

Sono le nove e suona la campana
di Fanuzzo, e c’è come un silenzio
delle cose tutte in paese: delle case,
abbandonate ma pure dei cortili
dove s’affannano gatti, rondini, topi –

rintocca la campana di Fanuzzo e
tutto s’avvolge, si acconchiglia, ha suono
di meraviglia la morte, rosso fuoco
il mantice della sua fisarmonica:
la mano era veloce – le serenate e i balli,
gli agnelli della Pasqua,
fratello delle pecore, guardiano del formaggio
e delle salamoie
eterne la tua come la memoria
dei campi, delle ginestre fiorite −
delle stagioni.

*

ROCCA BUSAMBRA

Questo tramonto colore del vino
e Busambra che pare addormentarsi –

le cose che abbiamo perduto, come
incontrarsi al bar e raccontarsi niente –

un'ultima luce pare addensarsi sulle case
ma lo vedi che sparisce nel bosco
come una bestia che non ha nome…
 
nel sogno erano come pesanti
avvoltoi sulla casa: una strada,
un bar, il garage dove metteva il trattore
Vespa la cagna, il Signore di giugno,
del pane e del vino…


Sul prato della casina i bambini
corrono, fanno capriole, non sentono
il buio: resta con noi, piccola luce discreta –
facci luce di notte.


*

NIOBE

Ci su sempri ddise e ferle 'nta strata
e senti 'u primu calureddu ri staciuni:


signu, parola, sonu
e 'sta luna ca pari un occhiu ri liùni
'nto celu a prima sira...

O madre dolorosa...
matri ri sangu
matri tierra ri setti ruluri:
rumani sarà fiesta e scoppi
ri jocu ri focu –
c'era 'na vuota 'a marina ri quannu
eri nica e parravi a baccagghiu –
o matri dulurusa
matri tierra, matri...


***


Altre note sui precedenti libri di Nicola Grato si possono leggere nell'archivio di COMPITU RE VIVI







Commenti

Post popolari in questo blog

Giuseppe Maria Salemi, Stralci d’amore e identità, I quaderni di Pentélite - Morrone Editore, 2026

POESIE PER GAZA

Vincenzo Di Oronzo, La rosa di Gerico, MC, 2025