ALLA MALORA IL CANONE: Calogero Bonavia, I servi




Calogero Bonavia, I servi, L’Eroica, 1924


Il fascino maggiore nella lettura de I servi, consiste nella percezione di un dimesso, di una voce bassa, come davanti all’inginocchiatoio di una chiesa. Il basso diventa in questo caso, colore stesso della parola che rinuncia alla versificazione e sceglie il modo di un colloquio narrativo, di un’amorevole semplicità verso l’oggetto della descrizione.

Breviario, mi verrebbe da dire, da pronunciare nelle ore della giornata, ma soprattutto poesia “pietistica”, e cioè scaturita da un sentimento di pietas, di sincera partecipazione contro il cerebrale dell’apparato teologico, dell’accettazione passiva del dogma. Si pensi, del resto, a quale grande arte abbia prodotto il pietismo barocco, da Bach a Grunewald.

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