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Stylos, appunti tra arte e vita 4

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Stylos, appunti tra arte e vita  4 dalla serie "Scarabocchi col tablet" 4 La poesia non è mai sola. Essa non dipende dall’etica dello Stato ma dalle fluttuazioni della Comunità. Lo Stato ha gli strumenti per pesare e giudicare. Gli strumenti della Comunità sono punti di vista. La poesia appartiene alla Comunità, quindi non è mai giusta. Ma la poesia è anche una parola disposta a non appartenere proprio perché lo sguardo della Comunità è fluttuante. Allora la poesia si ritrae. La Comunità non pesa ma fiuta e la parola fiutata è sempre in pericolo.

Stylos, appunti tra arte e vita 3

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Stylos, appunti tra arte e vita 3 dalla serie "Scarabocchi col tablet" 3 Occorre riassumere la propria opera e consegnarla, salvare ciò che riteniamo necessario. Dobbiamo provvedere noi stessi, non gli altri. A volte le parole non belle ci sembrano più necessarie. Sono quelle che tengono le porte aperte mentre le altre, quelle conchiuse, le hanno già sbarrate. Occorre garantire la somiglianza e la differenza: Ecco, gli assomiglio. Ecco: mi è distante

Stylos, appunti tra arte e vita 2

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Stylos, appunti tra arte e vita 2 dalla serie "Scarabocchi col tablet" 2 Inutile lasciare tracce di sé, dice qualcuno; tanto il mondo è destinato allo sfascio e niente potrà la nostra debole traccia ad evitare l’apocalisse.   Ma si tratta di altro. Si tratta di garantire la scelta. Arrogarsi il diritto di sopravvivere alla morte con i propri atti e le proprie parole, non serve a noi ma a chi verrà.   E’ sempre necessario poter discernere tra ciò che riteniamo bene e ciò che riteniamo male; tra il giusto e l’ingiusto; il plausibile e l’inverosimile; il necessario e il superfluo, e questo è il motivo per cui le parole dei poeti non devono scomparire.   E’ necessario un inventario per poter scegliere, sottratto al gesto di chi ha scelto per noi. La damnatio memoriae delle parole serve solo a chi prepara un canone.   Le parole dei poeti non cambieranno il mondo, certo. Permetteranno a chi verrà di esercitare la propria libertà.

Stylos, appunti tra arte e vita

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Stylos, appunti tra arte e vita 1 dalla serie "Scarabocchi col tablet" 1 La poesia di ogni poeta dovrebbe porsi tra due limiti: due esempi di poesia. La prima è la poesia più distante. La seconda quella più vicina. La prima serve a cogliere le differenze. La seconda le somiglianze. Nel mezzo si pone la coscienza della propria scrittura.

Armand Sully Prudhomme, Il vaso infranto, da Stanze e poemi, 1865

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Armand Sully Prudhomme, Il vaso infranto , da Stanze e poemi, 1865, traduzione di Piero Raimondi dalla serie "Terrae" Il vaso in cui questa verbena muore fu incrinato da un colpo di ventaglio; il colpo appena appena lo sfiorò: nessun rumore lo ha rivelato. Ma la sottile lieve incrinatura che ne morde il cristallo ad ogni giorno, con una marcia sicura e invisibile ne ha fatto lentamente tutto il giro. L’acqua fresca è fuggita goccia a goccia, si è consumato l’umore dei fiori: non se n’é accorto nessuno ancora; non lo toccate, il vaso ormai è infranto. Spesso così la mano che si ama intacca il cuore se appena lo sfiora, e poi il cuore da solo si spezza e il fiore del suo amore illanguidisce. Integro sempre per gli occhi del mondo, crescere sente e poi piangere piano la sua sottile e profonda ferita; il vaso è infranto, non lo toccate. * E’ il testo più famoso di Armand Sully Prudhomme, considerato parnassiano minore. Rileggere tutto. Infischiarsene dei “grandi”. Che la poesia...