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ALLA MALORA IL CANONE: L'APPORTO DEI SICILIANI

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Così Salvatore Ferlita 1 : senza l’apporto dei siciliani il Novecento italiano sarebbe davvero poca cosa. (…) I narratori, i poeti e i saggisti siciliani del Novecento si distinguono per certe caratteristiche, per alcune modalità stilistiche, per i temi declinati, a tal punto che il sistema delle loro opere mostra una fisionomia letteraria inconfondibile e polimorfa, ma sempre inscindibile rispetto alla identità letteraria nazionale. Esistono infatti nel Novecento, e questa è la vera ricchezza, tante possibilità di letteratura siciliana, soprattutto perché quasi tutti gli scrittori che nell’Isola si sono formati, per poi magari lasciarla, o che nati e cresciuti altrove sono stati perennemente rosi dal tarlo isolano, hanno avuto a loro disposizione delle biblioteche mai provinciali: vere e proprie biblioteche europee. 1 Nel catalogo della mostra Scrittori siciliani del Novecento, Un secolo di letteratura italiana, Mostra bibliografica, Palazzo dei Normanni, 12 dicembre 2009/31 gennai...

ALLA MALORA IL CANONE: la letteratura siciliana

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  (...) la letteratura siciliana non è mai provinciale, pur innestandosi nella realtà di un subcontinente ricco di storia e di cultura altamente stratificate nell’immaginario e nell’antropologia. Ne deriva quel particolare sentimento dell’appartenenza nella distanza che, se da una parte radica la parola nelle ragioni profonde del cuore, dall’altra la proietta verso le ragioni di un’apertura, di uno sguardo allargato. (...)

ALLA MALORA IL CANONE: I problemi della critica secondo Luca Pignato

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I problemi della critica, mio caro, sono problemi di assaggio: essi sono il metodo dello scontento. Siamo così profondi, complessi, esigenti, raffinati, noi! Come potrà appagarci un povero poeta? Se tu vuoi spiegarti codesta incontentabilità con la presunzione e con l’invidia, hai torto. Tali spiegazioni seducono i poeti falliti. La psicologia del critico - sta attento - non può essere quella dell’entusiasmo: è la psicologia delle case vuote, dove le voci risuonano mostruosamente. I critici hanno, come loro sentimento, queste spaventose risonanze che soverchiano fatalmente le voci modeste dei poeti. (Luca Pignato, Giustificazione al libro antologico Cinque poeti)

Antonio Alleva, POESIE PER GAZA

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STELLA DEL MATTINO      (e il Leone di Dio) Lo scarto tra il fuori e il dentro all’IDF Arièl Golan risultava sconvolgente, Arièl cercava di snidare un cecchino appostato chissà dove in cima al minareto. Quel mare di luce mai vista, quel mare d’inedito silenzio, e addirittura Lui che gli apparve nel solito lampo Lui, sempre biondo sempre azzurro, e Lui con la barba alla sunnah e sopra un turbante ma anche Lui, Iahvè-Adonai, con tanto di kippah                          e tutti e tre con l’indice soffice sulle labbra: «ssst, Arièl, ssst…» e gli indicavano il piccolo Tarèk rannicchiato dietro la colonna col barracano pieno di sangue e i singhiozzi sciolti come campane, dondolanti tra le mani. * Rivisitazione di Moschea ( La Tana e il Microfono, Joker 2006 ) * TARÈK, nome arabo, vuol dire Stella del Mattino.       ARIÈL, nome israeliano, vuol dire Leone di Dio. I bambini uccisi in...

ALLA MALORA IL CANONE: Questioni

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Il critico che più di altri si è occupato di poesia siciliana, è stato sicuramente il siciliano Giuseppe Zagarrio. Nel suo monumentale FEBBRE, FURORE E FIELE, a proposito della questione, già in auge allora, delle antologie, propone una sua soluzione che taglia la testa al toro: “Ben vengano le antologie. Ma se ne facciano tante; non ci si lasci stordire, frastornare, illudere, deludere, blandire, deprimere, bloccare, esaurire da questa o quella iniziativa sia pure prestigiosa per il nome e la qualità dell’animatore o della edizione. Al limite, ognuno che scriva o legga poesia, dovrebbe farsi la propria antologia, e adoperarsi così a sbloccare i blocchi di guardia, struccare le carte, moltiplicare le piste, intrappolare le trappole, muovere le acque, garantire insomma la sua immensa fluidità pluricapillare.