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LA BELLEZZA: Marguerite Yoursenar, 2

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Marguerite Yoursenar, da I doni di Alcippe , Bompiani, 1987 dalla serie "Disegni col tablet" SCRITTO SUL RETRO DI DUE CARTOLINE POSTALI Una Sirena piange lo stacco di un battello sull’acqua in cui si muore. Io subisco l’assenza e lo spazio crudele; la pena è un muro. Il viaggio è una lusinga: né treni né navi. I piani si capovolgono. Pensiero, freccia sicura, traversa la distanza; colpisci con dolcezza: (il miele delle ferite è balsamo al cuore). Quanta complessità può mostrare un “semplice” testo scritto sul retro di due cartoline postali? Chi è questa sirena che piange? La stessa Yourcenar? E perché piange? Per una partenza, un abbandono, un addio? Per l’assenza. Che è un muro. E dunque il viaggio è solo una lusinga. Ma la sirena abbandonata ci ricorda un’altra celebre sirena e il compimento di un destino di morte. Che cosa, può, dunque, sedare questo dolore? “Pensiero, freccia sicura, traversa la distanza”. Può darsi, allora, che l’esperienza di un viaggio per acqua riac...

LA BELLEZZA: Marguerite Yourcenar

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Marguerite Yourcenar, da I doni di Alcippe , Bompiani, 1987 dalla serie "Disegni col tablet" Non ho fatto che esitare Non ho fatto che esitare; bisognava accorrere; bisognava chiamare; non ho fatto che tacere. Ho troppo a lungo calcato il mio sentiero solitario; non avevo presagito che stavi per morire. Non avevo previsto che avrei visto asciugarsi la sorgente alla quale ci si lava e ci si disseta; non avevo capito che esistono sulla terra frutti amari e dolci che la morte deve maturare. L’amore non è più che un nome; l’essere non è più che un numero; per la strada sotto il sole avevo cercato la tua ombra; batto i miei rimorsi contro gli angoli della tomba. La morte meno esitante ha saputo meglio raggiungerti. Se a me pensi, deve compatirmi il tuo cuore. E ci si crede ciechi alla morte di una torcia. Cosa avviene? Un rimorso? Una nostalgia? La consapevolezza che tutte le cose finiscono e bisogna lasciarle andare? Oppure il rimbrotto della vita che non accetta la scomparsa? “...

ALLA MALORA IL CANONE: incipit

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ALLA MALORA IL CANONE: incipit Ho incominciato ad occuparmi seriamente dei poeti siciliani a partire da un volume edito presso Prova d’autore nel 2001, Volti e pagine di Sicilia 1 , dono di Massimiliano Magnano, poeta di valore, critico e studioso di tradizioni locali. Più si torna indietro agli inizi del Novecento, più risulta difficile consultare i libri e più evidente si fa il peso degli omissis, degli smarrimenti e delle censure della critica nazionale sulla poesia siciliana. Si tratta di una letteratura spesso alla macchia, fatta di opere consultabili nelle biblioteche locali o di prime e seconde edizioni proposte a prezzi non proprio modici nei siti specializzati; copie che spesso deperiscono fra le mani, reperti archeologici di un pensiero e di una sensibilità diventati materia per curiosi ed esperti. Fortunatamente è ancora possibile rintracciare qualche notizia di questi poeti scomparsi nelle cronache locali o in piccoli blog curati da neofiti e appassionati. A dire il vero...

ALLA MALORA IL CANONE: Criteri

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  Primo criterio Verificare l’utilità di un semplice e antico modo di classificazione per successione cronologica, immaginando un nuovo annuario, seppur fragilissimo e incompleto, dei libri pubblicati nel procedere degli anni. Secondo criterio Alcuni di questi poeti hanno conosciuto l’onore e l’onere di una personale antologia; a volte stampata quando l’autore era ancora in vita, altre volte immaginata post mortem, spesso nel tentativo di salvare il salvabile o di restituire il maltorto. In questo caso è stato possibile immaginare un discorso generale, una resa dei conti, questa volta, sì, di natura storiografica. Terzo criterio In questo caso provo ad affrontare alcune questioni generali nel modo tradizionale del saggio minimo. Si tratta di temi emersi come elemento di riflessione via via che la lettura procedeva, a volte anche in rapporto polemico con posizioni critiche già assunte, fossilizzate in una visione assai ristretta  dei fenomeni letterari; a suo modo, una forma di...

ALLA MALORA IL CANONE: la Sicilia neorealista

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  (...) Fino agli anni settanta del Novecento si possono leggere autori che ancora insistono sul tema di una Sicilia defraudata, la Sicilia neorealista delle donne vestite a lutto, delle campagne arse e aride, degli uomini che emigrano, della mafia che imperversa. Col tempo, evidentemente, il tema si è configurato come stilema retorico, rischio che già evidenziava Zagarrio nei suoi scritti. Eppure non si può dire che queste scritture non siano sincere, generosamente calate in una realtà sociale che evidentemente stava lottando per liberarsi di un atavico sentimento di abbandono e rassegnazione. (...)