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Alcune riflessioni di Silvano Sbarbati su ALLA MALORA IL CANONE

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Pubblico questo commento di Silvano Sbarbati su alcuni aspetti di ALLA MALORA IL CANONE. Silvano si sofferma sugli strumenti della critica e sul concetto di canone. A pagine 614 de “Alla malora il canone” leggo: “ …questi poeti minori, questi piccoli libri di poesia, continuano a chiedere la giustezza di un giudizio. Non esiste solitudine se si viene giudicati. Esiste solitudine se non si viene giudicati ”.   E’ mio il corsivo della parola giustezza. Volutamente, perché questa parola mi è risultata molto evocativa; riflettendoci, sono arrivato ad indicarla come una specie di lapsus.   Stante il seguito del discorso, credo che Aglieco avesse in mente di scrivere “giustizia”. Difatti è nell’ambito della giustizia, della equa distribuzione delle attenzioni letterarie in questo caso, che viene indicato il valore del giudicare l’opera di un poeta. In assenza di giudizio c’è la solitudine. Addirittura c’è il vuoto – inteso come non esistenza in vita dentro una comunità di lettori, ...

Luca Pignato, Pietre, Piero Gobetti Editore,1925 Ristampa anastatica, Edizioni di storia e letteratura, 2022

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Luca Pignato, Pietre, Piero Gobetti Editore, 1925 Ristampa anastatica, Edizioni di storia e letteratura, 2022 Pietre di Pignato e Ossi di seppia di Montale, escono lo stesso anno e nelle stesse edizioni di Gobetti 1 . E’ un confronto che sicuramente ha pesato nella valutazione del libro, già ai tempi della sua pubblicazione. Non lo riteneva così indispensabile lo stesso Gobetti, ma anche la critica lo sottovalutò: L’opera pignatiana non trovava unanime apprezzamento fra i critici, che ne respingevano l’accumulo lessicale, il lavorio cerebrale e il sentimentalismo talvolta patetico, che non riusciva ad andare alle radici della tristezza, limitandosi a dichiararne l’ineluttabilità, (Alessia Pedio nella postfazione). Insomma; sembra di sentire le parole di un oracolo che presagisce ciò che poi è diventata la poesia: accumulo lessicale, lavorio celebrale, assoluta rimostranza verso un sentimento scambiato per sentimentalismo patetico. 1 Gobetti pubblicò 114 volumi, tra il 1922 e il 19...

Giuseppe Zucca: io, Formiggini Editore, 1921 Seconda edizione accresciuta

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Giuseppe Zucca: io, Formiggini Editore, 1921 Seconda edizione accresciuta Ciò che mi colpisce in questo libro è esattamente la qualità emozionale del colloquio con l’altro e con se stesso, basato su una sincerità che è compassione apertissima, senza sotterfugi. Insomma: non leggo borbottando: toh, un crepuscolare di seconda mano, e per giunta della profonda provincia! non se ne sentiva il bisogno… Questo prurito da critico non m’interessa. Piuttosto, ecco cosa funziona: un verso limpidissimo e musicalissimo, per nulla sdolcinato, anzi, tenerissimo quando il poeta costruisce, nel modo del piccolo bozzetto, sprovvedute immagini da libro di lettura di scuola elementare. (...) Il tono colloquiale spesso è ottenuto con un verso franto, interpuntato all’inverosimile, come un dire in dialogo o monologante, così come quando si parla. Il poeta racconta. Straordinarie sono le scene, i particolari, le situazioni, un affresco di micro ambienti urbani e naturali che ci restituiscono l’immagine d...

Nicola Grato: 4 inediti

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Ho avuto il piacere di leggere l’ultimo libro ancora inedito di Nicola Grato, dal quale pubblico qualche inedito. Il libro, bellissimo, è il più corale dell’autore siciliano. Poesia isolana in tutti i sensi, perché appartenente alla sua storia, alla terra, ai suoi concretissimi vissuti. Paesaggio: strade infuocate, cani randagi, un senso di spaesamento panico. Un dialetto/lingua che affiora qua e là come sostrato imprescindibile. La memoria radicata nell’infanzia, in veste di malinconia e richiesta di verità sotterrate. Una sorta di microetica del racconto che mette in luce presenze, persone, in sintonia con una ben salda tradizione realista, ma qui con la certezza del disfacimento delle forme e della perdita dei valori. E infine la preghiera, evocata nei modi dolcissimi della tradizione contadina con una voce/cantilena/supplica che attraversa il tempo, investendo la parola del suo suono come una pellicola muta che improvvisamente prende voce. * ROGNA La strada regionale nell’inferno d...

Guglielmo Lo Curzio, I ghigni della maschera

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Guglielmo Lo Curzio, I ghigni della maschera , 1914/1918, Trimarchi, 1918 E’ l’opera considerata di esordio di Guglielmo Lo Curzio. Giuseppe Zagarrio dichiara espressamente di preferire gli esiti di questa prova a quelli successivi, riferendosi a un ghigno non satanico, piuttosto angelico-socratico, tutto intimo e raccolto, sordamente chiuso e via via rasserenato…In questo senso il tono della denuncia si fa crepuscolare… 1 Se in questo libro lo stile rimane nell’ambito di una retorica formale di stampo ancora ottocentesca, Carducci per l’Italia, Cesareo per la Sicilia, si veda tuttavia come nei libri successivi la parola di Lo Curzio si sia notevolmente alleggerita e semplificata, pur mantenendo i temi usuali, approdando fino alla modernità con opere come Il granchio di Apollinaire. 1 Giuseppe Zagarrio, Sicilia e poesia contemporanea, Salvatore Sciascia, 1964.