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CONGEDO

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A conclusione di questo travagliato anno scolastico, l’ultimo della mia carriera di insegnante di scuola elementare, ho scritto queste tre piccole fiabe di formazione dedicandole a tutti i bambini a cui ho insegnato, e in particolare alle mie ultime due classi, ai colleghi e ai genitori che mi sono stati vicini. Ho regalato il libro ai miei alunni, con la speranza che le metafore contenute nel libro possano essere utili alla loro crescita. Altro non dico. Si apre una nuova fase della vita in cui cercherò di portare a termine i progetti rimasti in sospeso. Porto nel mio cuore i visi e i nomi delle persone a cui ho cercato di comunicare qualcosa, mettendomi sempre da parte per il loro splendore. Fra i tanti messaggi e pensieri affettuosi ricevuti negli anni da alunni e genitori, ne riporto un mannello, coccole finali che credo di meritare per aver consacrato tutta la mia vita e gran parte della mia “arte” alle persone in formazione. * Le mie magiche lezioni: Aprire il libro, il quaderno,...

ALLA MALORA IL CANONE: Enrico Cavacchioli

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  Enrico Cavacchioli, Le ranocchie turchine, Edizioni di “Poesia”, Milano, 1909 (...) Il testo è talmente ricco e sontuoso che la lettura può provocare un effetto di panico visivo, di nausea sonora. Cavacchioli è scatenato, irridente, dipinge con gli occhi come davanti a un caleidoscopio di immagini sonore. Lavora sulla perdita di senso del mondo, sullo stravolgimento cromatico, su effetti di chiaroscuro notturno in cui la luce della luna illumina e semina sensualità senza cerimonie. (…) Prevale in questi testi una forte consonanza con una Natura feerica e selvaggia, che ha preso il sopravvento su ciò che rimane della cosiddetta civiltà, inglobandone i resti e reinventandone le forme...

Alcuni stralci critici dall'antologia pubblicata da Macabor

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  Pubblico alcuni stralci critici tratti dal volume Nel poemetto di Sebastiano Aglieco La promessa dei giorni, edito nel 2010 nella collana Fiori di Torchio, poi ripreso in alcune sue parti nel 2013 in Compitu re vivi, leggiamo questo testo: “Ho deciso:/ aprimi, se vuoi, come/una melagrana, e guardami/ tutto è nel petto, qui/ che trema della sua gioia/ della sua veloce spina”. La poesia, in Aglieco, nasce da una decisione, dalla scelta di offrirsi, di mettersi in gioco, di porgersi come si porge un frutto, di darsi in pasto a un tu. La poesia non è un’operazione estetica, è un gesto sacrificale: il dono di sé descrive compiutamente il gesto dell’artista. (Corrado Bagnoli) * La poesia di Sebastiano Aglieco ruota attorno ad alcune parole che contengono mondi infiniti, entro i quali egli ci porta con i suoi versi, di raccolta in raccolta ci accompagna a seguire i suoi passi, quelli degli spostamenti reali da una casa all’altra, da una scuola di...

Giuseppe Maria Salemi, Stralci d’amore e identità, I quaderni di Pentélite - Morrone Editore, 2026

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Giuseppe Maria Salemi, Stralci d’amore e identità, I quaderni di Pentélite - Morrone Editore, 2026 La copertina è un progetto di Carolina Giannì. Le illustrazioni sono di: Nahomie Barros, Andrea Russo, Dalila Scionti, Josephine Finocchiaro, Ambra Mudanò   Quando capita di leggere l’opera prima di un giovane autore, s’impone subito alla memoria la celebre domanda di Rilke a un giovane poeta che gli chiedeva numi sul fare poesia. Il senso delle sue parole era questo: morireste se vi fosse impedito di scrivere?   Rilke legava l’atto del far poesia all’idea imprescindibile di una necessità interiore, di un impulso che viene prima della parola. L’indicazione certamente non risolve il tema della forma - ogni oggetto ha un suo nome definitivo - ma io credo che Rilke affrontasse la questione sapendo che la propria forma è il gesto finale di un processo interiore pulsante, bruciante, senza il quale l’estetica prende il sopravvento.   L’opera prima di Giuseppe Maria Salemi, dunque...

Salvo Basso, Picca, Noùs, 2026

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 Salvo Basso, Picca, Noùs, 2026   Si tratta dell’ultima piccola antologia dedicata al poeta siciliano, testi che, come chiarisce Renato Pennisi nella nota, “appartengono all’ultima agenda su cui Salvo Basso aveva annotato alcune delle sue ultime poesie. Sono testi composti nel 2001, anno della diagnosi della malattia. Uno zibaldone di appunti, numeri telefonici, riflessioni, scadenze, amarezze, speranze, disegni, poesie e versi appena abbozzati”. “Picca”, insomma, poca cosa, ma con la constatazione del prefattore Giovanni Tesio che questo “picca”, in realtà, considerando tutto un mondo che si squaderna, è “Tutto”.   Il tutto di questa poesia coincide con un sentimento della verità che non accetta stratagemmi di nascondimento, deragliamenti di senso. La verità è frontale, cruda, il che implica che la parola sia specchio, luogo in cui la vita riassume il suo senso nella parola.   Il libro, che alterna versi scritti in italiano e in dialetto, è struggente e drammatico. ...