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Pasqualina Deriu Incontri, Nemapress Edizioni 2024

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Sull'ultimo numero de IL SEGNALE, percorsi di ricerca letteraria, n. 134, giugno 2026, una mia recensione al libro di Pasqualina Deriu Questo quaderno di Pasqualina Deriu si colloca, a buon diritto, nel genere dei cahiers d'artista, quei taccuini che accompagnano la vita di uno scrittore e che si configurano come appunti di viaggio, impressioni quotidiane sugli argomenti più disparati... (...) E’ possibile testimoniare la presenza di un centro, la consistenza più o meno reiterata delle ossessioni. Si tratta di annotazioni che girano intorno al tema del corpo femminile, assai spesso oltraggiato dalla storia e ad uso del maschio; ferito non solo fisicamente ma nella sua unità di corpo/spirito.

ALLA MALORA IL CANONE, il piano dell'opera

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  Alla malora il canone è uno strumento indispensabile per capire la poesia siciliana in lingua italiana a cavallo tra due secoli. Un modo per scavalcare il canone imposto dagli opportunismi di potere e dall’abitudine di seguire, senza colpo ferire, le indicazioni degli esperti. Lo studio si concentra sui nomi poco noti, se non del tutto dimenticati, tralasciando la storia dei poeti in auge, inclusi nel canone o in via di inclusione.  Ecco il piano dell’opera INDICE GENERALE Omissis, smarrimenti e censure della critica, 7 PRIMA PARTE (1909-1970) ANNUARI In forma di prologo, Scrittori siciliani del Novecento, Un secolo di letteratura italiana, 17 Enrico Cavacchioli, Le ranocchie turchine, 19 Antonio Bruno, Fuochi di Bengala, 23 Guglielmo Lo Curzio, I ghigni della maschera, 27 Giuseppe Zucca, io, 29 Luca Pignato, Pietre, 35 Calogero Bonavia, I servi, 38 Cinque poeti, 42 Andrea Agueci, 43 Giuseppe Sciortino, 45 Ottavio Profeta, Il sacco di Giuda, 48 Mario Olivieri, Campane di ma...

Stefano Vespo, Un prestito dell’esistenza, pietrevive, 2026

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Stefano Vespo, Un prestito dell’esistenza , pietrevive, 2026   Uno sguardo sulla poesia siciliana dalla fine dell’Ottocento, permette di individuare alcune caratteristiche generali ricorrenti, tali da autorizzare l’idea di una produzione configurabile come una vera e propria letteratura dai caratteri regionali.   Due di queste caratteristiche sono: il rapporto col territorio, sia nella presenza che nella distanza; una lingua dell’occaso e della luce mattutina, (desiderio, idillio, malinconia, arcadia, rimpianto…) coincidente con quella degli antichi Greci. Ritroviamo alcuni di questi tratti nella poesia di Stefano Vespo.   La forma, ad esempio, classicamente controllata, che non lascia alcuno spazio alla parola sfuggente, portatrice di altri significati. La parola si lascia esperire e accarezzare mai rinunciando alla sua autonomia di senso. Essa è immaginata come un significante dalla natura di un panico addomesticato, cantabile non nel momento del suo fuoco, ma in quello...

Carlo Cirnigliaro su Dàssea nare, di Maurizio Casagrande

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Carlo Cirnigliaro su Dàssea nare, di Maurizio Casagrande Un giovane lettore si cimenta con competenza e passione nella lettura critica del bellissimo libro di Maurizio Casagrande.    Muovendo da considerazioni sulla lingua, è evidente che l'italiano delle parafrasi non ha nulla a che vedere (dal punto di vista della musicalità e della forza evocativa delle immagini che crea) col dialetto dell'originale. E' specchio del significato, ma non lo è quasi mai fino in fondo: le parafrasi appaiono meno dirette, in un certo senso più “distaccate”.    Tuttavia la "volgarità" intrinseca di certe espressioni dialettali, va molto perduta perché  più significativa di un italiano colto.    La perdita è anche più evidente quanto alla valenza musicale dei testi, nel passaggio da un codice all'altro. La poesia di Maurizio Casagrande, dimostra in effetti una forza impressionante perché riesce a comunicare concetti semplici, per quanto intrisi di complessità, sempre con u...

CONGEDO

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A conclusione di questo travagliato anno scolastico, l’ultimo della mia carriera di insegnante di scuola elementare, ho scritto queste tre piccole fiabe di formazione dedicandole a tutti i bambini a cui ho insegnato, e in particolare alle mie ultime due classi, ai colleghi e ai genitori che mi sono stati vicini. Ho regalato il libro ai miei alunni, con la speranza che le metafore contenute nel libro possano essere utili alla loro crescita. Altro non dico. Si apre una nuova fase della vita in cui cercherò di portare a termine i progetti rimasti in sospeso. Porto nel mio cuore i visi e i nomi delle persone a cui ho cercato di comunicare qualcosa, mettendomi sempre da parte per il loro splendore. Fra i tanti messaggi e pensieri affettuosi ricevuti negli anni da alunni e genitori, ne riporto un mannello, coccole finali che credo di meritare per aver consacrato tutta la mia vita e gran parte della mia “arte” alle persone in formazione. * Le mie magiche lezioni: Aprire il libro, il quaderno,...