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Marco Molinari, Stiamo raccogliendo le briciole, MC, 2026

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Marco Molinari, Stiamo raccogliendo le briciole , MC, 2026 Il nuovo libro di Marco Molinari, nella sua prima parte eponima, può ricordare, per certi aspetti, le persone dell’antologia di Spoon River; e cioè ritratti e fatti a loro legati.   Le differenze riguardano essenzialmente due punti: tutte queste persone abitano un microcontesto ben delineato, e cioè la casa di riposo in cui per anni il poeta ha lavorato: “Rivedo ogni ospite venirmi incontro / nei corridoi della Casa di Riposo”.   Ne consegue un tono più familiare, dovuto alla conoscenza e alla vicinanza che, tra l’altro, rinverdisce quel tono, ormai quasi perduto, di una poesia “vicina”, dall’afflato emozionale, senza i toni spesso distaccati di un “universalismo” algido, universale; parola “che sembra svincolarsi definitivamente da ogni retaggio orfico, orientandosi verso un dettato chiaro e lineare”, osserva Pasquale Di Palmo nella presentazione.   E dunque ritratti, evocazione di vissuti, persone realissime. Un...

Antonio Bruno, Fuochi di Bengala, L’Italia futurista, 1917

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Antonio Bruno, Fuochi di Bengala, L’Italia futurista, 1917 Edizioni Novecento, 1990 (ristampa) ... Dunque i modelli di riferimento di Bruno sono Baudelaire, molto simbolismo e Leopardi. L’avvicinamento al futurismo è evidentemente la causa del tentativo di contrastare le forze potenti di una biografia difficile, attraverso un impegno da intellettuale sui generis, oltre che di poeta - si esprimeva in varie lingue e aveva frequentato i salotti di Parigi -. A leggere Fuochi di Bengala, il cui titolo sembra rimandare alle spoccherie del futurismo, ci si accorge subito che i rimandi sono ben pochi: qualche fluttuazione tipografica qua e là, due testi graficamente pittorici… Pochissimi testi in forma poetica, molte prose poetiche.

Pasqualina Deriu Incontri, Nemapress Edizioni 2024

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Sull'ultimo numero de IL SEGNALE, percorsi di ricerca letteraria, n. 134, giugno 2026, una mia recensione al libro di Pasqualina Deriu Questo quaderno di Pasqualina Deriu si colloca, a buon diritto, nel genere dei cahiers d'artista, quei taccuini che accompagnano la vita di uno scrittore e che si configurano come appunti di viaggio, impressioni quotidiane sugli argomenti più disparati... (...) E’ possibile testimoniare la presenza di un centro, la consistenza più o meno reiterata delle ossessioni. Si tratta di annotazioni che girano intorno al tema del corpo femminile, assai spesso oltraggiato dalla storia e ad uso del maschio; ferito non solo fisicamente ma nella sua unità di corpo/spirito.

ALLA MALORA IL CANONE, il piano dell'opera

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  Alla malora il canone è uno strumento indispensabile per capire la poesia siciliana in lingua italiana a cavallo tra due secoli. Un modo per scavalcare il canone imposto dagli opportunismi di potere e dall’abitudine di seguire, senza colpo ferire, le indicazioni degli esperti. Lo studio si concentra sui nomi poco noti, se non del tutto dimenticati, tralasciando la storia dei poeti in auge, inclusi nel canone o in via di inclusione.  Ecco il piano dell’opera INDICE GENERALE Omissis, smarrimenti e censure della critica, 7 PRIMA PARTE (1909-1970) ANNUARI In forma di prologo, Scrittori siciliani del Novecento, Un secolo di letteratura italiana, 17 Enrico Cavacchioli, Le ranocchie turchine, 19 Antonio Bruno, Fuochi di Bengala, 23 Guglielmo Lo Curzio, I ghigni della maschera, 27 Giuseppe Zucca, io, 29 Luca Pignato, Pietre, 35 Calogero Bonavia, I servi, 38 Cinque poeti, 42 Andrea Agueci, 43 Giuseppe Sciortino, 45 Ottavio Profeta, Il sacco di Giuda, 48 Mario Olivieri, Campane di ma...

Stefano Vespo, Un prestito dell’esistenza, pietrevive, 2026

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Stefano Vespo, Un prestito dell’esistenza , pietrevive, 2026   Uno sguardo sulla poesia siciliana dalla fine dell’Ottocento, permette di individuare alcune caratteristiche generali ricorrenti, tali da autorizzare l’idea di una produzione configurabile come una vera e propria letteratura dai caratteri regionali.   Due di queste caratteristiche sono: il rapporto col territorio, sia nella presenza che nella distanza; una lingua dell’occaso e della luce mattutina, (desiderio, idillio, malinconia, arcadia, rimpianto…) coincidente con quella degli antichi Greci. Ritroviamo alcuni di questi tratti nella poesia di Stefano Vespo.   La forma, ad esempio, classicamente controllata, che non lascia alcuno spazio alla parola sfuggente, portatrice di altri significati. La parola si lascia esperire e accarezzare mai rinunciando alla sua autonomia di senso. Essa è immaginata come un significante dalla natura di un panico addomesticato, cantabile non nel momento del suo fuoco, ma in quello...