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Giuseppe Zucca: io, Formiggini Editore, 1921 Seconda edizione accresciuta

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Giuseppe Zucca: io, Formiggini Editore, 1921 Seconda edizione accresciuta Ciò che mi colpisce in questo libro è esattamente la qualità emozionale del colloquio con l’altro e con se stesso, basato su una sincerità che è compassione apertissima, senza sotterfugi. Insomma: non leggo borbottando: toh, un crepuscolare di seconda mano, e per giunta della profonda provincia! non se ne sentiva il bisogno… Questo prurito da critico non m’interessa. Piuttosto, ecco cosa funziona: un verso limpidissimo e musicalissimo, per nulla sdolcinato, anzi, tenerissimo quando il poeta costruisce, nel modo del piccolo bozzetto, sprovvedute immagini da libro di lettura di scuola elementare. (...) Il tono colloquiale spesso è ottenuto con un verso franto, interpuntato all’inverosimile, come un dire in dialogo o monologante, così come quando si parla. Il poeta racconta. Straordinarie sono le scene, i particolari, le situazioni, un affresco di micro ambienti urbani e naturali che ci restituiscono l’immagine d...

Nicola Grato: 4 inediti

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Ho avuto il piacere di leggere l’ultimo libro ancora inedito di Nicola Grato, dal quale pubblico qualche inedito. Il libro, bellissimo, è il più corale dell’autore siciliano. Poesia isolana in tutti i sensi, perché appartenente alla sua storia, alla terra, ai suoi concretissimi vissuti. Paesaggio: strade infuocate, cani randagi, un senso di spaesamento panico. Un dialetto/lingua che affiora qua e là come sostrato imprescindibile. La memoria radicata nell’infanzia, in veste di malinconia e richiesta di verità sotterrate. Una sorta di microetica del racconto che mette in luce presenze, persone, in sintonia con una ben salda tradizione realista, ma qui con la certezza del disfacimento delle forme e della perdita dei valori. E infine la preghiera, evocata nei modi dolcissimi della tradizione contadina con una voce/cantilena/supplica che attraversa il tempo, investendo la parola del suo suono come una pellicola muta che improvvisamente prende voce. * ROGNA La strada regionale nell’inferno d...

Guglielmo Lo Curzio, I ghigni della maschera

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Guglielmo Lo Curzio, I ghigni della maschera , 1914/1918, Trimarchi, 1918 E’ l’opera considerata di esordio di Guglielmo Lo Curzio. Giuseppe Zagarrio dichiara espressamente di preferire gli esiti di questa prova a quelli successivi, riferendosi a un ghigno non satanico, piuttosto angelico-socratico, tutto intimo e raccolto, sordamente chiuso e via via rasserenato…In questo senso il tono della denuncia si fa crepuscolare… 1 Se in questo libro lo stile rimane nell’ambito di una retorica formale di stampo ancora ottocentesca, Carducci per l’Italia, Cesareo per la Sicilia, si veda tuttavia come nei libri successivi la parola di Lo Curzio si sia notevolmente alleggerita e semplificata, pur mantenendo i temi usuali, approdando fino alla modernità con opere come Il granchio di Apollinaire. 1 Giuseppe Zagarrio, Sicilia e poesia contemporanea, Salvatore Sciascia, 1964.

Marco Molinari, Stiamo raccogliendo le briciole, MC, 2026

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Marco Molinari, Stiamo raccogliendo le briciole , MC, 2026 Il nuovo libro di Marco Molinari, nella sua prima parte eponima, può ricordare, per certi aspetti, le persone dell’antologia di Spoon River; e cioè ritratti e fatti a loro legati.   Le differenze riguardano essenzialmente due punti: tutte queste persone abitano un microcontesto ben delineato, e cioè la casa di riposo in cui per anni il poeta ha lavorato: “Rivedo ogni ospite venirmi incontro / nei corridoi della Casa di Riposo”.   Ne consegue un tono più familiare, dovuto alla conoscenza e alla vicinanza che, tra l’altro, rinverdisce quel tono, ormai quasi perduto, di una poesia “vicina”, dall’afflato emozionale, senza i toni spesso distaccati di un “universalismo” algido, universale; parola “che sembra svincolarsi definitivamente da ogni retaggio orfico, orientandosi verso un dettato chiaro e lineare”, osserva Pasquale Di Palmo nella presentazione.   E dunque ritratti, evocazione di vissuti, persone realissime. Un...

Antonio Bruno, Fuochi di Bengala, L’Italia futurista, 1917

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Antonio Bruno, Fuochi di Bengala, L’Italia futurista, 1917 Edizioni Novecento, 1990 (ristampa) ... Dunque i modelli di riferimento di Bruno sono Baudelaire, molto simbolismo e Leopardi. L’avvicinamento al futurismo è evidentemente la causa del tentativo di contrastare le forze potenti di una biografia difficile, attraverso un impegno da intellettuale sui generis, oltre che di poeta - si esprimeva in varie lingue e aveva frequentato i salotti di Parigi -. A leggere Fuochi di Bengala, il cui titolo sembra rimandare alle spoccherie del futurismo, ci si accorge subito che i rimandi sono ben pochi: qualche fluttuazione tipografica qua e là, due testi graficamente pittorici… Pochissimi testi in forma poetica, molte prose poetiche.