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Maria Novella Todaro, Di casa altrove, MC 2026

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Maria Novella Todaro, Di casa altrove , MC 2026 E’ risaputo che il tema della casa è uno dei più profondi, soprattutto per la parola. Nella sua essenza, “casa” è “io”, luogo riassuntivo del proprio stare ed emigrare. Casa, più che rifugio, nel libro di Maria Novella Todaro, si configura come rischio dell’assenza. Il “logorio” della ricostruzione costituisce, dunque, la poetica stessa del libro, un percorso in cui tutti i temi lavorano a mantenere saldo l’edificio. La casa trema, respira, mostra il suo gracile scheletro: “Non erano pietra i mattoni della casa / ma forati rossi nascosti incalcinati / cadevano a granelli sotto i quadri futuri”, p. 26. Cerca parole per gli ospiti. Il respiro si palesa come presenza corale; “Con non altro che te / è il colloquio”, scrive Todaro citando Sereni. E ancora: “Della stessa materia di cui io sono fatto / è fatta la mia casa”, (Nikola Madzirov). E dunque: pietre e mattoni come ossa, tubi e fili come sangue, luce che entra dalle finestre come vist...

Alcune riflessioni di Silvano Sbarbati su ALLA MALORA IL CANONE

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Pubblico questo commento di Silvano Sbarbati su alcuni aspetti di ALLA MALORA IL CANONE. Silvano si sofferma sugli strumenti della critica e sul concetto di canone. A pagine 614 de “Alla malora il canone” leggo: “ …questi poeti minori, questi piccoli libri di poesia, continuano a chiedere la giustezza di un giudizio. Non esiste solitudine se si viene giudicati. Esiste solitudine se non si viene giudicati ”.   E’ mio il corsivo della parola giustezza. Volutamente, perché questa parola mi è risultata molto evocativa; riflettendoci, sono arrivato ad indicarla come una specie di lapsus.   Stante il seguito del discorso, credo che Aglieco avesse in mente di scrivere “giustizia”. Difatti è nell’ambito della giustizia, della equa distribuzione delle attenzioni letterarie in questo caso, che viene indicato il valore del giudicare l’opera di un poeta. In assenza di giudizio c’è la solitudine. Addirittura c’è il vuoto – inteso come non esistenza in vita dentro una comunità di lettori, ...

Luca Pignato, Pietre, Piero Gobetti Editore,1925 Ristampa anastatica, Edizioni di storia e letteratura, 2022

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Luca Pignato, Pietre, Piero Gobetti Editore, 1925 Ristampa anastatica, Edizioni di storia e letteratura, 2022 Pietre di Pignato e Ossi di seppia di Montale, escono lo stesso anno e nelle stesse edizioni di Gobetti 1 . E’ un confronto che sicuramente ha pesato nella valutazione del libro, già ai tempi della sua pubblicazione. Non lo riteneva così indispensabile lo stesso Gobetti, ma anche la critica lo sottovalutò: L’opera pignatiana non trovava unanime apprezzamento fra i critici, che ne respingevano l’accumulo lessicale, il lavorio cerebrale e il sentimentalismo talvolta patetico, che non riusciva ad andare alle radici della tristezza, limitandosi a dichiararne l’ineluttabilità, (Alessia Pedio nella postfazione). Insomma; sembra di sentire le parole di un oracolo che presagisce ciò che poi è diventata la poesia: accumulo lessicale, lavorio celebrale, assoluta rimostranza verso un sentimento scambiato per sentimentalismo patetico. 1 Gobetti pubblicò 114 volumi, tra il 1922 e il 19...

Giuseppe Zucca: io, Formiggini Editore, 1921 Seconda edizione accresciuta

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Giuseppe Zucca: io, Formiggini Editore, 1921 Seconda edizione accresciuta Ciò che mi colpisce in questo libro è esattamente la qualità emozionale del colloquio con l’altro e con se stesso, basato su una sincerità che è compassione apertissima, senza sotterfugi. Insomma: non leggo borbottando: toh, un crepuscolare di seconda mano, e per giunta della profonda provincia! non se ne sentiva il bisogno… Questo prurito da critico non m’interessa. Piuttosto, ecco cosa funziona: un verso limpidissimo e musicalissimo, per nulla sdolcinato, anzi, tenerissimo quando il poeta costruisce, nel modo del piccolo bozzetto, sprovvedute immagini da libro di lettura di scuola elementare. (...) Il tono colloquiale spesso è ottenuto con un verso franto, interpuntato all’inverosimile, come un dire in dialogo o monologante, così come quando si parla. Il poeta racconta. Straordinarie sono le scene, i particolari, le situazioni, un affresco di micro ambienti urbani e naturali che ci restituiscono l’immagine d...

Nicola Grato: 4 inediti

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Ho avuto il piacere di leggere l’ultimo libro ancora inedito di Nicola Grato, dal quale pubblico qualche inedito. Il libro, bellissimo, è il più corale dell’autore siciliano. Poesia isolana in tutti i sensi, perché appartenente alla sua storia, alla terra, ai suoi concretissimi vissuti. Paesaggio: strade infuocate, cani randagi, un senso di spaesamento panico. Un dialetto/lingua che affiora qua e là come sostrato imprescindibile. La memoria radicata nell’infanzia, in veste di malinconia e richiesta di verità sotterrate. Una sorta di microetica del racconto che mette in luce presenze, persone, in sintonia con una ben salda tradizione realista, ma qui con la certezza del disfacimento delle forme e della perdita dei valori. E infine la preghiera, evocata nei modi dolcissimi della tradizione contadina con una voce/cantilena/supplica che attraversa il tempo, investendo la parola del suo suono come una pellicola muta che improvvisamente prende voce. * ROGNA La strada regionale nell’inferno d...