Michael Micci, Epica dell’abbandono, RP, 2026
Michael Micci, Epica dell’abbandono , RP, 2026 La poesia d’amore è un genere a parte, direi più esattamente di parte; nel senso che esclude ogni altra considerazione che non sia interna al teatron della sua esperienza, del suo formarsi e dislocarsi. L’opera prima di Michael Micci, evoca l’arco, il punto in cui la pienezza dell’avventura amorosa coincide con il suo compimento. E’ sintomatico come la prassi indicata da Micci sia sempre la stessa, sin dall’inizio, sin dagli esperimenti della giovane età: l’amore insegna a ritroso, osservando il luogo e il tempo in cui infinitamente si è già compiuto. Il compito, piuttosto, spetta alle parole: districarne il senso partendo dalle immagini, vere icone riassuntive di un istante dietro cui già si prepara l’abbandono. Epica, nel doppio senso di lavoro battagliero, immane resistenza; e memoria che si fissa con la sua veste cristallizzata e totalitaria. Il libro di Michael Micci disloca l’esperienza nello spazio...