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Guido Ceronetti, da POESIE, (1968 – 1977) Corbo e Fiori Editori, 1978

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 Guido Ceronetti, da POESIE , (1968 – 1977) Corbo e Fiori Editori, 1978 dalla serie "Il viola, soprattutto" Per essere io morto all’Assoluto Vivo come un innato parricida Tra gente già di padre nata viva; Per averlo spinto nel vuoto, pendolo Guasto e alla ricarica ostile, Non sono né premiato né punito; Per aver detto all’Inaccessibile Addio a un cortiletto senza luce Vergogna vorrei gridarmi ma resto muto. * Cosa costa aver detto addio all’Inaccessibile? Per aver ucciso il Padre? La solitudine, l’abbandono, il senso di colpa? In questo modo Ceronetti dimostra di aver mantenuto un rapporto conflittuale con Dio: una presenza che continua a interrogare. Un ateismo attivo, insomma. Ma il pensiero più altezzoso consiste nel tirarsi fuori dall'evento della nascita. Non credendo a Dio, non è possibile essere nati da Dio.  * Guido Ceronetti, poeta, filosofo, scrittore, traduttore, giornalista, drammaturgo, teatrante e marionettista italiano, (1927/2018)

Erik Axel Karlfeldt, Il più lontano ricordo, da Poesie, 1895, traduzione di Carlo Picchio

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Erik Axel Karlfeldt, Il più lontano ricordo , da Poesie, 1895, traduzione di Carlo Picchio dalla serie "Il viola, soprattutto" Lontano, lontano da qui, fuor della vostra via, dov’è buio e fa freddo e soffia il vento, un gran vento. Qualcuno mi tiene per mano e mi porta con sé. Vi sono alberi alti e soffia il vento, un gran vento. Con altra gente giungiamo e una gran casa bianca con rumori e sussurri e soffia il vento, un gran vento. Vi è su una sedia una bara piccola e bianca e noi andiamo proprio là. E soffia il vento, un gran vento. * Si può imbellettare l’esperienza diretta con “una bara / piccola e bianca”? No. La voce è solo del vento, “un gran vento”. * Erik Axel Karlfeldt - Wikipedia PREMIO NOBEL LETTERATURA: anno 1931 Erik Axel Karlfeldt - Circolo Culturale LaRocca

Erik Axel Karlfeldt, Nenia antica, da Poesie, 1895, traduzione di Carlo Picchio

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Erik Axel Karlfeldt, Nenia antica , da Poesie , 1895, traduzione di Carlo Picchio dalla serie "Il giallo, soprattutto" Nenia antica Ave Maria, benedici tutti i bimbi, che possano poppare bene e crescere. Anche tu hai tenuto un bambino al tuo seno; cullali con la tua gentile voce in questo così rigido autunno. Ave Maria, benedici quei che viaggian su ruote, quei che vanno a cavallo. Anche tu così andasti nella terra d’Egitto; anche tu hai guidato di tua mano un cavallo tra i deserti e le sabbie. Ave Maria, benedici il bestiame che vive in ovili e stalle. Anche tu eri povera come adesso siam noi. Porgi aiuto alla misera nostra tavola e mandaci orzo grano e tritello. Ave Maria, benedici quelli che con le braccia fanno onesto lavoro. Anche tu fosti sposa d’un falegname! Illumina le loro vie perché camminare vi possano con giustizia e virtù. Ave Maria, benedici tutti quelli che soffrono, tutti quelli che piangono. Anche tu lagrimasti nel dolore, sorretta da una croce; soccorri tu...

Gabriela Mistral, Da Lagar, 1954, traduzione di Piero Raimondi

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Gabriela Mistral, da Lagar , 1954, traduzione di Piero Raimondi dalla serie "Il giallo, soprattutto" Mani di operai Dure mani somiglianti a molluschi od a rapaci; colore di terra e abbronzate con arsione di salamandre e belle tremendamente sia in alto agili sia in basso stanche. Fango su fango ammassano pietra su pietra abbattono avvolte in nodi di canapa o vergognose in cotoni, da nessuno viste o guardate se non dalla magica Terra. Simili ai loro picconi alle mazze, mai all’anima; a volte in giri pazzi, tagliuzzate come il ramarro, e poi, Albero-Adamico privo degli altri rami. Le sento tirare telai; in forni le vedo bruciate. Socchiuse le lascia l’incudine, strette la pioggia di grano. All’imbocco di miniere e in cave azzurrine le vidi. Per me sulle barche remarono, mordendo le onde malvagie e la mia fossa giusta scaveranno, anche se non mi videro la schiena. Ad ogni estate tessono lini freschi come l’acqua. Cardano poi e pettinano il cotone e la lana e cantano tessendo ves...

Gabriela Mistral, da LAGAR, 1954, traduzione di Piero Raimondi

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 Gabriela Mistral, da LAGAR, 1954, traduzione di Piero Raimondi dalla serie "Il giallo, soprattutto" Incarico a Blanca                                         A Blanca Subercaseaux Io non so se venire potrò. Vedremo se mantengo la promessa. Giungo, se vengo, sull’aria dolce per non gelare la tua pianura o nel filo del tuo sogno con amore ed in silenzio. Alzati, se fatica mi costa; troviamoci a mezza strada e portami un poco di terra che mi ricordi la mia Dimora. Non t’impaurire se massa non reco e nemmeno se giungo mutata. E non piangere se non ti rispondo perché mia colpa fu la parola. Ma tu dammi la tua, la tua che pareva una queta colomba. Gabriela Mistral - Wikipedia * La promessa di un ritorno. Ma senza parola, “perché mia colpa fu la parola”. Chi non ha più corpo non può avere più parola. Forse per questo non sentiamo i morti. Ma essi giungono con le immag...