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Stefano Vespo, Un prestito dell’esistenza, pietrevive, 2026

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Stefano Vespo, Un prestito dell’esistenza , pietrevive, 2026   Uno sguardo sulla poesia siciliana dalla fine dell’Ottocento, permette di individuare alcune caratteristiche generali ricorrenti, tali da autorizzare l’idea di una produzione configurabile come una vera e propria letteratura dai caratteri regionali.   Due di queste caratteristiche sono: il rapporto col territorio, sia nella presenza che nella distanza; una lingua dell’occaso e della luce mattutina, (desiderio, idillio, malinconia, arcadia, rimpianto…) coincidente con quella degli antichi Greci. Ritroviamo alcuni di questi tratti nella poesia di Stefano Vespo.   La forma, ad esempio, classicamente controllata, che non lascia alcuno spazio alla parola sfuggente, portatrice di altri significati. La parola si lascia esperire e accarezzare mai rinunciando alla sua autonomia di senso. Essa è immaginata come un significante dalla natura di un panico addomesticato, cantabile non nel momento del suo fuoco, ma in quello...

Carlo Cirnigliaro su Dàssea nare, di Maurizio Casagrande

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Carlo Cirnigliaro su Dàssea nare, di Maurizio Casagrande Un giovane lettore si cimenta con competenza e passione nella lettura critica del bellissimo libro di Maurizio Casagrande.    Muovendo da considerazioni sulla lingua, è evidente che l'italiano delle parafrasi non ha nulla a che vedere (dal punto di vista della musicalità e della forza evocativa delle immagini che crea) col dialetto dell'originale. E' specchio del significato, ma non lo è quasi mai fino in fondo: le parafrasi appaiono meno dirette, in un certo senso più “distaccate”.    Tuttavia la "volgarità" intrinseca di certe espressioni dialettali, va molto perduta perché  più significativa di un italiano colto.    La perdita è anche più evidente quanto alla valenza musicale dei testi, nel passaggio da un codice all'altro. La poesia di Maurizio Casagrande, dimostra in effetti una forza impressionante perché riesce a comunicare concetti semplici, per quanto intrisi di complessità, sempre con u...

CONGEDO

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A conclusione di questo travagliato anno scolastico, l’ultimo della mia carriera di insegnante di scuola elementare, ho scritto queste tre piccole fiabe di formazione dedicandole a tutti i bambini a cui ho insegnato, e in particolare alle mie ultime due classi, ai colleghi e ai genitori che mi sono stati vicini. Ho regalato il libro ai miei alunni, con la speranza che le metafore contenute nel libro possano essere utili alla loro crescita. Altro non dico. Si apre una nuova fase della vita in cui cercherò di portare a termine i progetti rimasti in sospeso. Porto nel mio cuore i visi e i nomi delle persone a cui ho cercato di comunicare qualcosa, mettendomi sempre da parte per il loro splendore. Fra i tanti messaggi e pensieri affettuosi ricevuti negli anni da alunni e genitori, ne riporto un mannello, coccole finali che credo di meritare per aver consacrato tutta la mia vita e gran parte della mia “arte” alle persone in formazione. * Le mie magiche lezioni: Aprire il libro, il quaderno,...

ALLA MALORA IL CANONE: Enrico Cavacchioli

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  Enrico Cavacchioli, Le ranocchie turchine, Edizioni di “Poesia”, Milano, 1909 (...) Il testo è talmente ricco e sontuoso che la lettura può provocare un effetto di panico visivo, di nausea sonora. Cavacchioli è scatenato, irridente, dipinge con gli occhi come davanti a un caleidoscopio di immagini sonore. Lavora sulla perdita di senso del mondo, sullo stravolgimento cromatico, su effetti di chiaroscuro notturno in cui la luce della luna illumina e semina sensualità senza cerimonie. (…) Prevale in questi testi una forte consonanza con una Natura feerica e selvaggia, che ha preso il sopravvento su ciò che rimane della cosiddetta civiltà, inglobandone i resti e reinventandone le forme...

Alcuni stralci critici dall'antologia pubblicata da Macabor

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  Pubblico alcuni stralci critici tratti dal volume Nel poemetto di Sebastiano Aglieco La promessa dei giorni, edito nel 2010 nella collana Fiori di Torchio, poi ripreso in alcune sue parti nel 2013 in Compitu re vivi, leggiamo questo testo: “Ho deciso:/ aprimi, se vuoi, come/una melagrana, e guardami/ tutto è nel petto, qui/ che trema della sua gioia/ della sua veloce spina”. La poesia, in Aglieco, nasce da una decisione, dalla scelta di offrirsi, di mettersi in gioco, di porgersi come si porge un frutto, di darsi in pasto a un tu. La poesia non è un’operazione estetica, è un gesto sacrificale: il dono di sé descrive compiutamente il gesto dell’artista. (Corrado Bagnoli) * La poesia di Sebastiano Aglieco ruota attorno ad alcune parole che contengono mondi infiniti, entro i quali egli ci porta con i suoi versi, di raccolta in raccolta ci accompagna a seguire i suoi passi, quelli degli spostamenti reali da una casa all’altra, da una scuola di...