Alla malora il canone: Vann'Antò, Il fante alto da terra



Un libro straordinario


Vann’Antò, Il fante alto da terra, Principato, Messina, 1932
Ristampa, All’insegna del pesce d’oro, 1975



Dopo la vittoria di Gorizia i soldati di quella zona che si recavano in licenza, non facevano più la strada dalla trincea a Cormons tutta a piedi, ma si riunivano al bivio di Cerovo dove trovavano pronti che li avrebbero trasportati fino a Brazzano per il bagno una lunga fila di autocarri. I soldati, ho detto, della zona di Gorizia, e bisogna intendere tutti i soldati, anche quelli di fanteria. Ciò che era straordinario! Onde un fante, di quelli che stavano a riposo a Cerovo, profondamente ammirato di quello spettacolo, ebbe ad esclamare, con tanto di bocca e occhi spalancati: - Oh guarda, il fante alto da terra! -

Caro, indimenticabile fante, (…) se leggessi queste pagine, piene di tristezza è vero ma anche, e più, dolci, nelle quali la guerra, la nostra, è pur buona ed umana, come noi eravam buoni ed umani se uccidevamo senz’odio, chè non l’uomo austriaco o il tedesco era propriamente il nemico, sì l’eterno ignoto destino; fante, non ti compiaceresti di me, sia pur canzonandomi un po’ o amorosamente invidiandomi, con la tua esclamazione felice: - Guarda! Il fante alto da terra - ?


(…) Alto da terra, così, verso un po’ di respiro, di libertà, non m’imbosco, fante, non ti lascio, resto sempre anch’io fante: se vado in licenza, porto abbastanza fango con me, della trincea, per dimenticarmi del tutto: vado in licenza per un’ora di gioia d’amore di poesia, vado in casa della Bella…, e le insudicio forse un po’ la veste, - ma non importa!









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