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Fabio Dainotti, Per gente sola, Book Editore, 2026

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 Fabio Dainotti, Per gente sola , Book Editore, 2026 E’ assai scontato, ma, del resto, pertinente, riportare il senso di questo libro al tema della solitudine dell’uomo contemporaneo. I versi, tutti déshabillés , riportano leggere assonanze che sanno di malinconia, di realtà ineludibile e, persino, malgrado i propositi della seconda parte, di antica fatalità.   Dainotti, insomma, indaga con analitica resa e con in mano il bisturi della verità, la condizione dell’essere nel momento in cui, per scelta, per consapevole resa o per condizione sociale, rinuncia all’altro, alla sopraffazione o alla consolazione dell’altro.   L’uomo solo non può gridare, poiché la sua voce è ridotta a un pigolio, persino a un mutismo destinale e questo è il motivo per cui Dainotti non indaga la psiche, le motivazioni, ma semplicemente il fatto della resa, il brevissimo ritratto della figura nello sfondo del paesaggio alienante dell’urbe.   Ciò che gli interessa sembra avere a che fare non c...

Giovanni Infelise, L’erratico oblio di un sognatore straniero, Pendagron, 2024

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Giovanni Infelise, L’erratico oblio di un sognatore straniero , Pendagron, 2024 Diciamolo subito. Si tratta di uno dei libri più densi che mi sia capitato di leggere ultimamente, nutrito di un pensiero che fa da sfondo a una scrittura in bilico tra presenza e mancanza, resistenza e necessità della presenza.   Infelise evoca la poesia dei grandi poeti erranti, in primo luogo Hölderlin e Rilke; ne richiama la lezione, reinterpretandola come pericolo di un presente incerto, da battezzare in ogni istante, di un Essere cittadino di un mondo sempre sospeso sul baratro di una catastrofe.   E dunque l’uomo, per riconoscersi, deve saper accogliere la funzione salvatrice di una presenza estranea, qui chiamata “straniero”, presenza perturbante, dallo sguardo mal disposto alla rassegnazione di un presente fragile.   Lo straniero, dunque, si fa portatore di un progetto che non può provenire dalla Storia, dalla nostra zona cosciente, ma da un luogo liminare che non ci appartiene e che...

Maurice Maeterlinck, Stanchezza, da Serres chaudes, 1889, traduzione di Ruggero Jacobbi

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Maurice Maeterlinck, Stanchezza , da Serres chaudes, 1889, traduzione di Ruggero  dalla serie "Il viola, soprattutto" Non sanno più dove posarsi, questi baci, Queste labbra su pupille cieche e gelide; Addormentati ormai nel loro sogno orgoglioso, Guardano sognatori come cani sull’erba, La folla delle pecore grige all’orizzonte, Brucare il chiaro di luna sparso sui prati, Alle carezze del cielo, vago come la loro vita; Indifferenti e senza alcuna fiamma d’invidia, Per quelle rose di gioia dischiuse sotto i loro passi; E quel verde, lungo, calmo, che non riescono a capire. * La noia, la tristezza, la stanchezza… Stati d’animo che hanno poco a che fare con la letteratura. Se la poesie le accoglie, allora  nasce uno stile, che è la cosa stessa; non un abito da indossare per gli altri, ma un modo di essere. Da Leopardi in poi la poesia è un modo di essere... * Maurice Maeterlinck, WIKIPEDIA

Guido Ceronetti, da POESIE, (1968 – 1977) Corbo e Fiori Editori, 1978

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 Guido Ceronetti, da POESIE , (1968 – 1977) Corbo e Fiori Editori, 1978 dalla serie "Il viola, soprattutto" Per essere io morto all’Assoluto Vivo come un innato parricida Tra gente già di padre nata viva; Per averlo spinto nel vuoto, pendolo Guasto e alla ricarica ostile, Non sono né premiato né punito; Per aver detto all’Inaccessibile Addio a un cortiletto senza luce Vergogna vorrei gridarmi ma resto muto. * Cosa costa aver detto addio all’Inaccessibile? Per aver ucciso il Padre? La solitudine, l’abbandono, il senso di colpa? In questo modo Ceronetti dimostra di aver mantenuto un rapporto conflittuale con Dio: una presenza che continua a interrogare. Un ateismo attivo, insomma. Ma il pensiero più altezzoso consiste nel tirarsi fuori dall'evento della nascita. Non credendo a Dio, non è possibile essere nati da Dio.  * Guido Ceronetti, poeta, filosofo, scrittore, traduttore, giornalista, drammaturgo, teatrante e marionettista italiano, (1927/2018)

Erik Axel Karlfeldt, Il più lontano ricordo, da Poesie, 1895, traduzione di Carlo Picchio

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Erik Axel Karlfeldt, Il più lontano ricordo , da Poesie, 1895, traduzione di Carlo Picchio dalla serie "Il viola, soprattutto" Lontano, lontano da qui, fuor della vostra via, dov’è buio e fa freddo e soffia il vento, un gran vento. Qualcuno mi tiene per mano e mi porta con sé. Vi sono alberi alti e soffia il vento, un gran vento. Con altra gente giungiamo e una gran casa bianca con rumori e sussurri e soffia il vento, un gran vento. Vi è su una sedia una bara piccola e bianca e noi andiamo proprio là. E soffia il vento, un gran vento. * Si può imbellettare l’esperienza diretta con “una bara / piccola e bianca”? No. La voce è solo del vento, “un gran vento”. * Erik Axel Karlfeldt - Wikipedia PREMIO NOBEL LETTERATURA: anno 1931 Erik Axel Karlfeldt - Circolo Culturale LaRocca

Erik Axel Karlfeldt, Nenia antica, da Poesie, 1895, traduzione di Carlo Picchio

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Erik Axel Karlfeldt, Nenia antica , da Poesie , 1895, traduzione di Carlo Picchio dalla serie "Il giallo, soprattutto" Nenia antica Ave Maria, benedici tutti i bimbi, che possano poppare bene e crescere. Anche tu hai tenuto un bambino al tuo seno; cullali con la tua gentile voce in questo così rigido autunno. Ave Maria, benedici quei che viaggian su ruote, quei che vanno a cavallo. Anche tu così andasti nella terra d’Egitto; anche tu hai guidato di tua mano un cavallo tra i deserti e le sabbie. Ave Maria, benedici il bestiame che vive in ovili e stalle. Anche tu eri povera come adesso siam noi. Porgi aiuto alla misera nostra tavola e mandaci orzo grano e tritello. Ave Maria, benedici quelli che con le braccia fanno onesto lavoro. Anche tu fosti sposa d’un falegname! Illumina le loro vie perché camminare vi possano con giustizia e virtù. Ave Maria, benedici tutti quelli che soffrono, tutti quelli che piangono. Anche tu lagrimasti nel dolore, sorretta da una croce; soccorri tu...

Gabriela Mistral, Da Lagar, 1954, traduzione di Piero Raimondi

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Gabriela Mistral, da Lagar , 1954, traduzione di Piero Raimondi dalla serie "Il giallo, soprattutto" Mani di operai Dure mani somiglianti a molluschi od a rapaci; colore di terra e abbronzate con arsione di salamandre e belle tremendamente sia in alto agili sia in basso stanche. Fango su fango ammassano pietra su pietra abbattono avvolte in nodi di canapa o vergognose in cotoni, da nessuno viste o guardate se non dalla magica Terra. Simili ai loro picconi alle mazze, mai all’anima; a volte in giri pazzi, tagliuzzate come il ramarro, e poi, Albero-Adamico privo degli altri rami. Le sento tirare telai; in forni le vedo bruciate. Socchiuse le lascia l’incudine, strette la pioggia di grano. All’imbocco di miniere e in cave azzurrine le vidi. Per me sulle barche remarono, mordendo le onde malvagie e la mia fossa giusta scaveranno, anche se non mi videro la schiena. Ad ogni estate tessono lini freschi come l’acqua. Cardano poi e pettinano il cotone e la lana e cantano tessendo ves...

Gabriela Mistral, da LAGAR, 1954, traduzione di Piero Raimondi

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 Gabriela Mistral, da LAGAR, 1954, traduzione di Piero Raimondi dalla serie "Il giallo, soprattutto" Incarico a Blanca                                         A Blanca Subercaseaux Io non so se venire potrò. Vedremo se mantengo la promessa. Giungo, se vengo, sull’aria dolce per non gelare la tua pianura o nel filo del tuo sogno con amore ed in silenzio. Alzati, se fatica mi costa; troviamoci a mezza strada e portami un poco di terra che mi ricordi la mia Dimora. Non t’impaurire se massa non reco e nemmeno se giungo mutata. E non piangere se non ti rispondo perché mia colpa fu la parola. Ma tu dammi la tua, la tua che pareva una queta colomba. Gabriela Mistral - Wikipedia * La promessa di un ritorno. Ma senza parola, “perché mia colpa fu la parola”. Chi non ha più corpo non può avere più parola. Forse per questo non sentiamo i morti. Ma essi giungono con le immag...

Gabriela Mistral, da Desolaciòn, 1922, traduzione di Piero Raimondi

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 Gabriela Mistral, da Desolaciòn , 1922, traduzione di Piero Raimondi dalla serie "Un certo sentimento" Vergogna Se tu mi guardi, io divento bella, come l’erba bagnata di rugiada; nuovo sarà il mio volto splendente per l’alte canne, quando andrò sul fiume. Della mia triste bocca mi vergogno, della mia voce rotta, delle rozze ginocchia. Ora che sei venuto e mi hai guardato, povera e nuda mi sono trovata. Nessuna pietra sulla via trovasti più nuda nella luce alla primalba che questa donna verso cui lo sguardo levasti quando il canto suo a te giunse. Io tacerò perché la mia fortuna non sappia chi attraversa la pianura, nel fulgore della fronte mia rozza e nel tremito della mia mano … E’ notte e la rugiada scende all’erba; guardami, a lungo, e parla dolcemente, perché domani vedrai lungo il fiume ciò che baciasti, colmo di bellezza! * Quando l’amato guarda, il corpo splende. Qui l’amato è chi ha dato la vita e sa guardare tutte le creature. Nel testo c’è una sorta di pudicizia e ...

Aldo Borlenghi, DUE POESIE da POESIE, Lo Specchio, Mondadori, 1952

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Aldo Borlenghi, DUE POESIE da POESIE , Lo Specchio, Mondadori, 1952 dalla serie "Un certo sentimento La giostra Rotta dai cavalli sotto la giostra è, in piazza, la luce elettrica, e, nel tramonto, le piante in giro. Le luci un viaggio accendon tra i cavalli in corsa, sulla campagna erra il paese, dalla giostra, suonando nella notte. Di qui il cielo ha preso un colore che più stringe alla festa, alle luci: da ricordi e speranze dal tramonto, dalla giostra che suona, a te. * Un testo complesso, nell’apparente semplicità di una giostra che gira. Perché la giostra, girando, modifica il paesaggio, lo trascina in un turbinio di luci: il cielo, il paese, la campagna, la festa, i ricordi, le speranze...Fino “a te”. * Sicura morte che il vento Sicura morte che il vento rimuove tra le piante, disordinata dentro l’orizzonte, quand’é chiuso il giorno mi affida d’un diverso passato. Or è poco io la sentivo, la prima volta, dove muri e finestre un vuoto esistere che si affrettò riaffacciavan...

Marco Visconti, TRE POESIE da POESIE, Mondadori, 1954

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 Marco Visconti, TRE POESIE da POESIE , Mondadori, 1954 Milano Piazza Duomo. Il pensieroso autunno mi ha portato tra i rochi altoparlanti e i cartelloni giganteschi della pubblicità. Nasce una sera triste e dolce, coi fanali tremolanti dei ciclisti. Stasera la città prendere mi vorrebbe per la mano e raccontarmi cose nell’orecchio fra i tavolini d’un caffè. Ma l’aria - quest’aria - la respiro sempre troppo nervosamente. Come un clandestino mi aggiro in Galleria coi vagabondi, quasi dentro un’immensa ragnatela filata intorno alle ragazze spente sul neon che fa malato ogni colore. Un campanile manda lentamente la sua vecchia infantile cantilena. In un brivido sento già l’inverno e come un pugno mi si stringe il cuore. Sul nero asfalto uscirò dall’albergo e prenderò dopo una notte insonne il primo treno di domani. Dormirò con il viso nelle mani. * Marciapiede Sotto il fanale della strada nera la donna abbandonata si dispera e come un triste ricordo lontana sputa stella cadente nella ...

Vitantonio Lillo Tarì de Saavedra, editore di Pietrevive, commenta Iànu e l'ìàngilu

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Vitantonio Lillo Tarì de Saavedra, editore di Pietrevive, commenta Iànu e l'àngilu . Con un grazie Trovo assai paradigmatico che una delle raccolte più coese e intense che ho letto negli ultimi mesi, IÀNU E L’ÀNGILU di Sebastiano Aglieco, sia al contempo un libro autoprodotto, nel 2023, un poemetto diviso in 12 canti mediamente lunghi (e anche per questo impossibili da instagrammare), e un libro in doppia lingua, nel dialetto siciliano di Sortino e in un italiano affilatissimo, che attingendo all’universo dei cantastorie popolari, ma filtrato attraverso un attento ricorso letterario (che va da Bagnoli citato in epigrafe a Gozzano tradotto in chiusura), riscrive una storia di forte sapore emblematico, la lotta di Giacobbe con l’angelo, tanto antica nella forma quanto attuale nella sostanza, dove Giacobbe è un bambino fuggito di casa, Iànu, che incontra nell’arsa campagna siciliana l’angelo della morte, si confonde con lui, lo assume in sé e ne viene assunto, tanto che leggendo viene...

Antonio Alleva, Cronache di fine Occidente, La collina del Dingh, puntoacapo, 2023

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 Antonio Alleva, Cronache di fine Occidente, La collina del Dingh , puntoacapo, 2023   La scrittura di Antonio Alleva presenta, a suo modo, il tono teatrale della voce solista del Coro. Soprattutto nella prima parte del libro, il polemos sociale si alza nettissimo come una predica e a volte una preghiera. Ma si avverte anche un modo dantesco in questa scrittura, e cioè la chiamata diretta, l’evocazione del nome e della colpa.   Per fare questo Alleva ha bisogno di sterilizzare la solitudine circondandosi della Comunità dei più vicini, in contrapposizione alla Legge giudicante dello Stato, ma anche a quella soggettiva e privata della violenza, della vendetta, della sopraffazione e della guerra.   Moltissimi testi sembrano lettere a persone, dediche, dialoghi intimi, offerti, poi, a tutti. Il tono etico è sempre altissimo e la voce si fa gonfia.   Ne consegue una scrittura ricchissima, espansiva, che tende ad inglobare tutte le avventure dell’esperienza umana, in...

Guglielmo Aprile su un libro di Giovanni Ibello

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Giovanni Ibello, Dialoghi con Amin , Crocetti, 2022 L’impegno poetico di Giovanni Ibello perviene in Dialoghi con Ami n (Crocetti, 2022) a una proposta di scrittura originale e matura, che spicca nel panorama odierno per la complessità dei richiami culturali che la sostengono e per l’intensità delle soluzioni espressive adottate. Il poeta in questa raccolta torna ad essere sciamano: è un Tiresia trapiantato nella contemporaneità, ma pur sempre memore della patria iperborea da cui è stato esiliato, e della quale porta impresso un pulviscolo scintillante sulle vesti del proprio linguaggio. Oscura come quella del vento, della roccia, dei vulcani, la sua è una voce che sembra provenire dalle barbare distanze di un ancestrale animismo, quando il fulmine e il sangue, le nuvole e gli animali parlavano all’uomo e questi chiedeva ai più ispirati tra i suoi simili, druidi e veggenti, di interpretare il “cifrario di Dio” rappreso nelle frantumate apparenze del mondo. La scrittura si mostra infiam...

MARCO VISCONTI

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Marco Visconti, DUE POESIE da FRONTIERA, Lo specchio, Mondadori, 1953 dalla serie "Un certo sentimento" Frontiera Le lunghe file dei vagoni spenti sotto la pioggia. Passano nel sonno sotto un cielo invisibile di fari soldati - in fila indiana - affardellati. * Porto libero Filo spinato - a pezzi - sulla spiaggia. Un fortino sventrato accoglie i giochi dei fanciulli. All’ingresso del canale una vela arancione con lo scafo invisibile - dietro il molo bianco - scivola come un trucco di teatro e sulla strada passa un’autobotte nuova fumante con su scritto SHELL. NOTIZIA Marco Visconti è nato a Milano nel 1920 e si è spento nel 1995 a Roma, dove ha lavorato come regista, autore teatrale e radiotelevisivo. Ha pubblicato cinque libri di poesia: Sera con la ragazza (Ubaldini, 1948), Ferragosto e commiato (Ubaldini, 1950), Poesie (Mondadori, 1953), Una ricerca (Mondadori, 1968), Il micio si è sdraiato sulla luna (Periferia, 1997, postumo). Ha tradotto: Prometeo incatenato di Eschil...

Giuseppe Raimondi

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  Giuseppe Raimondi, due poesie da POESIE (1924 - 1982), Libri Scheiwiller, 1999 dalla serie "Un certo sentimento"   Presagi della nuova stagione Marzo, che fai sbatter le persiane alle finestre, e nei giardinetti vai risvegliando le adolescenti in blusa verde, concedimi di riposar la mia freddolosa scontentezza invernale sotto un cielo mattutino di zaffiro, ammorbidisci la luce in fronte alle bianche ville. * Sera d’agosto Erano queste le ore. Nessuno parlava. Solo il tempo passava. Ero uscito per camminare nel cortiletto. Rientravo nella stanza. Mi riempiva il tuo respiro. Non udivo altro suono. Si contavano i minuti. Qualcuno disse: Sono le nove. Poi il silenzio di ogni cosa. Rimase il mio gelsomino nelle tue mani. NOTIZIA Giuseppe Raimondi (1898 – 1985) nasce a Bologna da una famiglia di artigiani. Dopo l’esperienza giovanile nella “Ronda”, il suo lavoro di saggista si orienta sia verso la letteratura francese, sia verso la prosa scientifica del nostro Seicento, mantene...

La Bellezza: Daniele Grassi

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E’ possibile, oggi, immaginare la Bellezza? Non mi addentro in diatribe di significato. Penso semplicemente a Elena, la Splendente. E allora la Bellezza è ciò che splende. Qualcosa che, quando ci colpisce, ci provoca stupore. Questa rubrica è dedicata, com’è ormai una costante del mio percorso di lettore, ai poeti marginali. Perché la Bellezza splende dove vuole, nei fanghi dei bassifondi come sugli altari della patria.   Ma a volte la Bellezza si presenta con una maschera. Si cela. Occorre allora disvelarla. Comprenderla. *** dalla serie "Un certo sentimento" DANIELE GRASSI Due poesie da OFFICINA, All’insegna del pesce d’oro, 1979 Fuggitiva Conca di luna, conca nera di luna, specchio d’occhi affioranti e bocca muta, conca di luna, i tuoi riflessi trascorrono le notti calde di semi e flussi. Nell’ora che più insiste l’anelito, turbando foglie ed acque, come lontana e fuggitiva! Annaspa la mano aria ingannevole e trabocco. Immagine d’immagine Bellezza, eco scoppiata. E più l’...

Guglielmo Aprile, Quando gli alberi erano i miei fratelli, Tabula Fati, 2024

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Guglielmo Aprile, Quando gli alberi erano i miei fratelli , Tabula Fati, 2024 Mentre nel Quaderno Eoliano il poeta si rivolgeva al mare percependone una terribile distanza, un timore dell’imponderabile, la prima sezione di questo libro dedicato agli alberi evoca un colloquio: “Un albero mi ha parlato”.Si tratta, anche in questo caso, di un desiderio, perché la dura scorza dell’ulivo resiste all’aria e al vento, così come le granitiche rocce degli scogli resistevano alle sferzate dell’acqua.   Qui, naturalmente, il suono più ricorrente è il silenzio o, al limite, il soffio di un vento al quale l’albero resiste con la forza delle sue radici ben piantate nel seno della terra.   Ancora una volta il poeta si specchia e si confronta. “Noi e l’albero così poco simili”. Il rispecchiamento denuncia il desiderio di superare i propri limiti, il corteggiamento di un’armonia che l’uomo ha perduto.   L’albero è maestro, è “bibbia di foglie”. E’ “insegnamento”. Ogni albero ha la sua v...

Guglielmo Aprile, Appunti eoliani, FaraEditore, 2024

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 Guglielmo Aprile Appunti eoliani , FaraEditore, 2024   Il tema del libro è il mare, osservato e descritto in un fitto taccuino di appunti.   Non si tratta di un mare qualsiasi ma di quello totalmente connotato che circonda l’arcipelago delle Eolie, con caratteristiche tutte sue, un mare frastagliato e turbolento, perennemente in lotta con la pietra, aggredita e corteggiata a seconda delle stagioni.   In effetti in tutta la raccolta a prevalere è la sfera semantica della pietra: scogli, rocce, anfratti, sporgenze, elementi non amorfi ma materia che il liquido modella e trasforma fino a pervenire a una sorta di archeologia della memoria e della fantasia.   Così queste rocce si fanno sentinelle, figure feeriche del limite, persino baluardi della mente. Ma anche tentativo di un racconto che non ha né inizio né fine; ogni cosa cambia e deperisce come lo stesso corpo del poeta che osserva cercando di cogliere il barlume di un significato, la possibilità di una preghi...

Ciao

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Rinaldo Caddeo, L’INCENDIO , postfazione di Mauro Germani, puntoacapo 2021    Si tratta di una raccolta di racconti, genere già visitato da Rinaldo Caddeo in passato – se ne possono leggere di bellissimi in un libro antologico della sua opera pubblicato qualche anno fa “Siren’s song”. “Non c’è niente di innocuo o di rassicurante in questi racconti brevi, fulminei e fulminanti, di Rinaldo Caddeo”, scrive Mauro Germani nella postfazione. “Con la sua scrittura di sorprese e di agguati, di enigmi e di incubi, ma al tempo stesso lieve e rapida, in linea con le Lezioni americane di Italo Calvino, egli ci consegna una narrazione che ci disorienta, mina ogni previsione, allarma, apre precipizi, capovolge le aspettative, si arresta in una sospensione enigmatica oltre la quale sembra profilarsi un inizio indicibile. (…) Caddeo si muove all’interno di uno spazio letterario, oggi così poco praticato in Italia, in cui il cosiddetto ‘fantastico’ (…) irrompe improvvisamente nell’esistenza de...