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Il racconto dei miei libri

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Un gesto di incommensurabile orgoglio e narcisismo: il racconto dei miei libri.

Michael Micci, Epica dell’abbandono, RP, 2026

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  Michael Micci, Epica dell’abbandono , RP, 2026   La poesia d’amore è un genere a parte, direi più esattamente di parte; nel senso che esclude ogni altra considerazione che non sia interna al teatron della sua esperienza, del suo formarsi e dislocarsi.   L’opera prima di Michael Micci, evoca l’arco, il punto in cui la pienezza dell’avventura amorosa coincide con il suo compimento.   E’ sintomatico come la prassi indicata da Micci sia sempre la stessa, sin dall’inizio, sin dagli esperimenti della giovane età: l’amore insegna a ritroso, osservando il luogo e il tempo in cui infinitamente si è già compiuto. Il compito, piuttosto, spetta alle parole: districarne il senso partendo dalle immagini, vere icone riassuntive di un istante dietro cui già si prepara l’abbandono. Epica, nel doppio senso di lavoro battagliero, immane resistenza; e memoria che si fissa con la sua veste cristallizzata e totalitaria.   Il libro di Michael Micci disloca l’esperienza nello spazio...

ALLA MALORA IL CANONE: Calogero Bonavia, I servi

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Calogero Bonavia, I servi, L’Eroica, 1924 Il fascino maggiore nella lettura de I servi, consiste nella percezione di un dimesso, di una voce bassa, come davanti all’inginocchiatoio di una chiesa. Il basso diventa in questo caso, colore stesso della parola che rinuncia alla versificazione e sceglie il modo di un colloquio narrativo, di un’amorevole semplicità verso l’oggetto della descrizione. Breviario, mi verrebbe da dire, da pronunciare nelle ore della giornata, ma soprattutto poesia “pietistica”, e cioè scaturita da un sentimento di pietas, di sincera partecipazione contro il cerebrale dell’apparato teologico, dell’accettazione passiva del dogma. Si pensi, del resto, a quale grande arte abbia prodotto il pietismo barocco, da Bach a Grunewald.

Maria Novella Todaro, Di casa altrove, MC 2026

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Maria Novella Todaro, Di casa altrove , MC 2026 E’ risaputo che il tema della casa è uno dei più profondi, soprattutto per la parola. Nella sua essenza, “casa” è “io”, luogo riassuntivo del proprio stare ed emigrare. Casa, più che rifugio, nel libro di Maria Novella Todaro, si configura come rischio dell’assenza. Il “logorio” della ricostruzione costituisce, dunque, la poetica stessa del libro, un percorso in cui tutti i temi lavorano a mantenere saldo l’edificio. La casa trema, respira, mostra il suo gracile scheletro: “Non erano pietra i mattoni della casa / ma forati rossi nascosti incalcinati / cadevano a granelli sotto i quadri futuri”, p. 26. Cerca parole per gli ospiti. Il respiro si palesa come presenza corale; “Con non altro che te / è il colloquio”, scrive Todaro citando Sereni. E ancora: “Della stessa materia di cui io sono fatto / è fatta la mia casa”, (Nikola Madzirov). E dunque: pietre e mattoni come ossa, tubi e fili come sangue, luce che entra dalle finestre come vist...

Alcune riflessioni di Silvano Sbarbati su ALLA MALORA IL CANONE

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Pubblico questo commento di Silvano Sbarbati su alcuni aspetti di ALLA MALORA IL CANONE. Silvano si sofferma sugli strumenti della critica e sul concetto di canone. A pagine 614 de “Alla malora il canone” leggo: “ …questi poeti minori, questi piccoli libri di poesia, continuano a chiedere la giustezza di un giudizio. Non esiste solitudine se si viene giudicati. Esiste solitudine se non si viene giudicati ”.   E’ mio il corsivo della parola giustezza. Volutamente, perché questa parola mi è risultata molto evocativa; riflettendoci, sono arrivato ad indicarla come una specie di lapsus.   Stante il seguito del discorso, credo che Aglieco avesse in mente di scrivere “giustizia”. Difatti è nell’ambito della giustizia, della equa distribuzione delle attenzioni letterarie in questo caso, che viene indicato il valore del giudicare l’opera di un poeta. In assenza di giudizio c’è la solitudine. Addirittura c’è il vuoto – inteso come non esistenza in vita dentro una comunità di lettori, ...

Luca Pignato, Pietre, Piero Gobetti Editore,1925 Ristampa anastatica, Edizioni di storia e letteratura, 2022

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Luca Pignato, Pietre, Piero Gobetti Editore, 1925 Ristampa anastatica, Edizioni di storia e letteratura, 2022 Pietre di Pignato e Ossi di seppia di Montale, escono lo stesso anno e nelle stesse edizioni di Gobetti 1 . E’ un confronto che sicuramente ha pesato nella valutazione del libro, già ai tempi della sua pubblicazione. Non lo riteneva così indispensabile lo stesso Gobetti, ma anche la critica lo sottovalutò: L’opera pignatiana non trovava unanime apprezzamento fra i critici, che ne respingevano l’accumulo lessicale, il lavorio cerebrale e il sentimentalismo talvolta patetico, che non riusciva ad andare alle radici della tristezza, limitandosi a dichiararne l’ineluttabilità, (Alessia Pedio nella postfazione). Insomma; sembra di sentire le parole di un oracolo che presagisce ciò che poi è diventata la poesia: accumulo lessicale, lavorio celebrale, assoluta rimostranza verso un sentimento scambiato per sentimentalismo patetico. 1 Gobetti pubblicò 114 volumi, tra il 1922 e il 19...

Giuseppe Zucca: io, Formiggini Editore, 1921 Seconda edizione accresciuta

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Giuseppe Zucca: io, Formiggini Editore, 1921 Seconda edizione accresciuta Ciò che mi colpisce in questo libro è esattamente la qualità emozionale del colloquio con l’altro e con se stesso, basato su una sincerità che è compassione apertissima, senza sotterfugi. Insomma: non leggo borbottando: toh, un crepuscolare di seconda mano, e per giunta della profonda provincia! non se ne sentiva il bisogno… Questo prurito da critico non m’interessa. Piuttosto, ecco cosa funziona: un verso limpidissimo e musicalissimo, per nulla sdolcinato, anzi, tenerissimo quando il poeta costruisce, nel modo del piccolo bozzetto, sprovvedute immagini da libro di lettura di scuola elementare. (...) Il tono colloquiale spesso è ottenuto con un verso franto, interpuntato all’inverosimile, come un dire in dialogo o monologante, così come quando si parla. Il poeta racconta. Straordinarie sono le scene, i particolari, le situazioni, un affresco di micro ambienti urbani e naturali che ci restituiscono l’immagine d...

Nicola Grato: 4 inediti

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Ho avuto il piacere di leggere l’ultimo libro ancora inedito di Nicola Grato, dal quale pubblico qualche inedito. Il libro, bellissimo, è il più corale dell’autore siciliano. Poesia isolana in tutti i sensi, perché appartenente alla sua storia, alla terra, ai suoi concretissimi vissuti. Paesaggio: strade infuocate, cani randagi, un senso di spaesamento panico. Un dialetto/lingua che affiora qua e là come sostrato imprescindibile. La memoria radicata nell’infanzia, in veste di malinconia e richiesta di verità sotterrate. Una sorta di microetica del racconto che mette in luce presenze, persone, in sintonia con una ben salda tradizione realista, ma qui con la certezza del disfacimento delle forme e della perdita dei valori. E infine la preghiera, evocata nei modi dolcissimi della tradizione contadina con una voce/cantilena/supplica che attraversa il tempo, investendo la parola del suo suono come una pellicola muta che improvvisamente prende voce. * ROGNA La strada regionale nell’inferno d...

Guglielmo Lo Curzio, I ghigni della maschera

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Guglielmo Lo Curzio, I ghigni della maschera , 1914/1918, Trimarchi, 1918 E’ l’opera considerata di esordio di Guglielmo Lo Curzio. Giuseppe Zagarrio dichiara espressamente di preferire gli esiti di questa prova a quelli successivi, riferendosi a un ghigno non satanico, piuttosto angelico-socratico, tutto intimo e raccolto, sordamente chiuso e via via rasserenato…In questo senso il tono della denuncia si fa crepuscolare… 1 Se in questo libro lo stile rimane nell’ambito di una retorica formale di stampo ancora ottocentesca, Carducci per l’Italia, Cesareo per la Sicilia, si veda tuttavia come nei libri successivi la parola di Lo Curzio si sia notevolmente alleggerita e semplificata, pur mantenendo i temi usuali, approdando fino alla modernità con opere come Il granchio di Apollinaire. 1 Giuseppe Zagarrio, Sicilia e poesia contemporanea, Salvatore Sciascia, 1964.

Marco Molinari, Stiamo raccogliendo le briciole, MC, 2026

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Marco Molinari, Stiamo raccogliendo le briciole , MC, 2026 Il nuovo libro di Marco Molinari, nella sua prima parte eponima, può ricordare, per certi aspetti, le persone dell’antologia di Spoon River; e cioè ritratti e fatti a loro legati.   Le differenze riguardano essenzialmente due punti: tutte queste persone abitano un microcontesto ben delineato, e cioè la casa di riposo in cui per anni il poeta ha lavorato: “Rivedo ogni ospite venirmi incontro / nei corridoi della Casa di Riposo”.   Ne consegue un tono più familiare, dovuto alla conoscenza e alla vicinanza che, tra l’altro, rinverdisce quel tono, ormai quasi perduto, di una poesia “vicina”, dall’afflato emozionale, senza i toni spesso distaccati di un “universalismo” algido, universale; parola “che sembra svincolarsi definitivamente da ogni retaggio orfico, orientandosi verso un dettato chiaro e lineare”, osserva Pasquale Di Palmo nella presentazione.   E dunque ritratti, evocazione di vissuti, persone realissime. Un...

Antonio Bruno, Fuochi di Bengala, L’Italia futurista, 1917

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Antonio Bruno, Fuochi di Bengala, L’Italia futurista, 1917 Edizioni Novecento, 1990 (ristampa) ... Dunque i modelli di riferimento di Bruno sono Baudelaire, molto simbolismo e Leopardi. L’avvicinamento al futurismo è evidentemente la causa del tentativo di contrastare le forze potenti di una biografia difficile, attraverso un impegno da intellettuale sui generis, oltre che di poeta - si esprimeva in varie lingue e aveva frequentato i salotti di Parigi -. A leggere Fuochi di Bengala, il cui titolo sembra rimandare alle spoccherie del futurismo, ci si accorge subito che i rimandi sono ben pochi: qualche fluttuazione tipografica qua e là, due testi graficamente pittorici… Pochissimi testi in forma poetica, molte prose poetiche.

Pasqualina Deriu Incontri, Nemapress Edizioni 2024

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Sull'ultimo numero de IL SEGNALE, percorsi di ricerca letteraria, n. 134, giugno 2026, una mia recensione al libro di Pasqualina Deriu Questo quaderno di Pasqualina Deriu si colloca, a buon diritto, nel genere dei cahiers d'artista, quei taccuini che accompagnano la vita di uno scrittore e che si configurano come appunti di viaggio, impressioni quotidiane sugli argomenti più disparati... (...) E’ possibile testimoniare la presenza di un centro, la consistenza più o meno reiterata delle ossessioni. Si tratta di annotazioni che girano intorno al tema del corpo femminile, assai spesso oltraggiato dalla storia e ad uso del maschio; ferito non solo fisicamente ma nella sua unità di corpo/spirito.

ALLA MALORA IL CANONE, il piano dell'opera

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  Alla malora il canone è uno strumento indispensabile per capire la poesia siciliana in lingua italiana a cavallo tra due secoli. Un modo per scavalcare il canone imposto dagli opportunismi di potere e dall’abitudine di seguire, senza colpo ferire, le indicazioni degli esperti. Lo studio si concentra sui nomi poco noti, se non del tutto dimenticati, tralasciando la storia dei poeti in auge, inclusi nel canone o in via di inclusione.  Ecco il piano dell’opera INDICE GENERALE Omissis, smarrimenti e censure della critica, 7 PRIMA PARTE (1909-1970) ANNUARI In forma di prologo, Scrittori siciliani del Novecento, Un secolo di letteratura italiana, 17 Enrico Cavacchioli, Le ranocchie turchine, 19 Antonio Bruno, Fuochi di Bengala, 23 Guglielmo Lo Curzio, I ghigni della maschera, 27 Giuseppe Zucca, io, 29 Luca Pignato, Pietre, 35 Calogero Bonavia, I servi, 38 Cinque poeti, 42 Andrea Agueci, 43 Giuseppe Sciortino, 45 Ottavio Profeta, Il sacco di Giuda, 48 Mario Olivieri, Campane di ma...

Stefano Vespo, Un prestito dell’esistenza, pietrevive, 2026

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Stefano Vespo, Un prestito dell’esistenza , pietrevive, 2026   Uno sguardo sulla poesia siciliana dalla fine dell’Ottocento, permette di individuare alcune caratteristiche generali ricorrenti, tali da autorizzare l’idea di una produzione configurabile come una vera e propria letteratura dai caratteri regionali.   Due di queste caratteristiche sono: il rapporto col territorio, sia nella presenza che nella distanza; una lingua dell’occaso e della luce mattutina, (desiderio, idillio, malinconia, arcadia, rimpianto…) coincidente con quella degli antichi Greci. Ritroviamo alcuni di questi tratti nella poesia di Stefano Vespo.   La forma, ad esempio, classicamente controllata, che non lascia alcuno spazio alla parola sfuggente, portatrice di altri significati. La parola si lascia esperire e accarezzare mai rinunciando alla sua autonomia di senso. Essa è immaginata come un significante dalla natura di un panico addomesticato, cantabile non nel momento del suo fuoco, ma in quello...

Carlo Cirnigliaro su Dàssea nare, di Maurizio Casagrande

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Carlo Cirnigliaro su Dàssea nare, di Maurizio Casagrande Un giovane lettore si cimenta con competenza e passione nella lettura critica del bellissimo libro di Maurizio Casagrande.    Muovendo da considerazioni sulla lingua, è evidente che l'italiano delle parafrasi non ha nulla a che vedere (dal punto di vista della musicalità e della forza evocativa delle immagini che crea) col dialetto dell'originale. E' specchio del significato, ma non lo è quasi mai fino in fondo: le parafrasi appaiono meno dirette, in un certo senso più “distaccate”.    Tuttavia la "volgarità" intrinseca di certe espressioni dialettali, va molto perduta perché  più significativa di un italiano colto.    La perdita è anche più evidente quanto alla valenza musicale dei testi, nel passaggio da un codice all'altro. La poesia di Maurizio Casagrande, dimostra in effetti una forza impressionante perché riesce a comunicare concetti semplici, per quanto intrisi di complessità, sempre con u...

CONGEDO

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A conclusione di questo travagliato anno scolastico, l’ultimo della mia carriera di insegnante di scuola elementare, ho scritto queste tre piccole fiabe di formazione dedicandole a tutti i bambini a cui ho insegnato, e in particolare alle mie ultime due classi, ai colleghi e ai genitori che mi sono stati vicini. Ho regalato il libro ai miei alunni, con la speranza che le metafore contenute nel libro possano essere utili alla loro crescita. Altro non dico. Si apre una nuova fase della vita in cui cercherò di portare a termine i progetti rimasti in sospeso. Porto nel mio cuore i visi e i nomi delle persone a cui ho cercato di comunicare qualcosa, mettendomi sempre da parte per il loro splendore. Fra i tanti messaggi e pensieri affettuosi ricevuti negli anni da alunni e genitori, ne riporto un mannello, coccole finali che credo di meritare per aver consacrato tutta la mia vita e gran parte della mia “arte” alle persone in formazione. * Le mie magiche lezioni: Aprire il libro, il quaderno,...

ALLA MALORA IL CANONE: Enrico Cavacchioli

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  Enrico Cavacchioli, Le ranocchie turchine, Edizioni di “Poesia”, Milano, 1909 (...) Il testo è talmente ricco e sontuoso che la lettura può provocare un effetto di panico visivo, di nausea sonora. Cavacchioli è scatenato, irridente, dipinge con gli occhi come davanti a un caleidoscopio di immagini sonore. Lavora sulla perdita di senso del mondo, sullo stravolgimento cromatico, su effetti di chiaroscuro notturno in cui la luce della luna illumina e semina sensualità senza cerimonie. (…) Prevale in questi testi una forte consonanza con una Natura feerica e selvaggia, che ha preso il sopravvento su ciò che rimane della cosiddetta civiltà, inglobandone i resti e reinventandone le forme...

Alcuni stralci critici dall'antologia pubblicata da Macabor

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  Pubblico alcuni stralci critici tratti dal volume Nel poemetto di Sebastiano Aglieco La promessa dei giorni, edito nel 2010 nella collana Fiori di Torchio, poi ripreso in alcune sue parti nel 2013 in Compitu re vivi, leggiamo questo testo: “Ho deciso:/ aprimi, se vuoi, come/una melagrana, e guardami/ tutto è nel petto, qui/ che trema della sua gioia/ della sua veloce spina”. La poesia, in Aglieco, nasce da una decisione, dalla scelta di offrirsi, di mettersi in gioco, di porgersi come si porge un frutto, di darsi in pasto a un tu. La poesia non è un’operazione estetica, è un gesto sacrificale: il dono di sé descrive compiutamente il gesto dell’artista. (Corrado Bagnoli) * La poesia di Sebastiano Aglieco ruota attorno ad alcune parole che contengono mondi infiniti, entro i quali egli ci porta con i suoi versi, di raccolta in raccolta ci accompagna a seguire i suoi passi, quelli degli spostamenti reali da una casa all’altra, da una scuola di...

Giuseppe Maria Salemi, Stralci d’amore e identità, I quaderni di Pentélite - Morrone Editore, 2026

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Giuseppe Maria Salemi, Stralci d’amore e identità, I quaderni di Pentélite - Morrone Editore, 2026 La copertina è un progetto di Carolina Giannì. Le illustrazioni sono di: Nahomie Barros, Andrea Russo, Dalila Scionti, Josephine Finocchiaro, Ambra Mudanò   Quando capita di leggere l’opera prima di un giovane autore, s’impone subito alla memoria la celebre domanda di Rilke a un giovane poeta che gli chiedeva numi sul fare poesia. Il senso delle sue parole era questo: morireste se vi fosse impedito di scrivere?   Rilke legava l’atto del far poesia all’idea imprescindibile di una necessità interiore, di un impulso che viene prima della parola. L’indicazione certamente non risolve il tema della forma - ogni oggetto ha un suo nome definitivo - ma io credo che Rilke affrontasse la questione sapendo che la propria forma è il gesto finale di un processo interiore pulsante, bruciante, senza il quale l’estetica prende il sopravvento.   L’opera prima di Giuseppe Maria Salemi, dunque...

Salvo Basso, Picca, Noùs, 2026

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 Salvo Basso, Picca, Noùs, 2026   Si tratta dell’ultima piccola antologia dedicata al poeta siciliano, testi che, come chiarisce Renato Pennisi nella nota, “appartengono all’ultima agenda su cui Salvo Basso aveva annotato alcune delle sue ultime poesie. Sono testi composti nel 2001, anno della diagnosi della malattia. Uno zibaldone di appunti, numeri telefonici, riflessioni, scadenze, amarezze, speranze, disegni, poesie e versi appena abbozzati”. “Picca”, insomma, poca cosa, ma con la constatazione del prefattore Giovanni Tesio che questo “picca”, in realtà, considerando tutto un mondo che si squaderna, è “Tutto”.   Il tutto di questa poesia coincide con un sentimento della verità che non accetta stratagemmi di nascondimento, deragliamenti di senso. La verità è frontale, cruda, il che implica che la parola sia specchio, luogo in cui la vita riassume il suo senso nella parola.   Il libro, che alterna versi scritti in italiano e in dialetto, è struggente e drammatico. ...