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Beniamino Joppolo: Un cane ucciso

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Beniamino Joppolo, Un cane ucciso, Epos, 1985 Confesso di essere stato turbato dalla lettura di questo libro. Si tratta di uno dei tre romanzi scritti da Joppolo durante la sua permanenza a Milano e pubblicato da Bompiani nel 1949. La città in effetti fa da sfondo alle vicende narrate ma senza quella partecipazione che si sentiva nella descrizione della campagna siciliana; anzi, senza alcuna descrizione dei luoghi che non siano il nome e certi particolari assai secondari. Del modo realista, evidentissimo nel racconto Gli alberi di Alberto, ma anche con risvolti palesemente pittorici, rimane qualche descrizione fisica dei personaggi: La mano è quella del dottore, che deve essere un uomo piccolo, grasso, calvo, roseo, con gli occhi stanchi e celesti dietro gli occhiali, la fronte alta e i pochi capelli bianchi, ed ha il camice bianco. La seconda voce è quella dell’infermiere che deve essere un carcerato come me, un giovane magro, dalla faccia scialba di pesce, gli occhi chiari, pochi ca...

Beniamino Joppolo, GLI ALBERI DI ALBERTO

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  Beniamino Joppolo, Gli alberi di Alberto, pungitopo, 2018 La vicenda artistica ed esistenziale di Beniamino Joppolo è riassunta con dovizia di argomenti su wikipedia. Beniamino Joppolo (Patti, 31 luglio 1906 – Parigi, 2 ottobre 1963) è stato un letterato, pittore e drammaturgo italiano del XX secolo. Fervente antifascista e per questo arrestato e confinato nel '35 e nel '37. Dal '39 al '43 pubblicò articoli e lavori teatrali in varie riviste, fra le quali Corrente. Nel dopoguerra si trasferì a Milano, nel '47; cominciò a dipingere, e fondò, con Lucio Fontana, il Movimento spazialista. Lo scrittore è noto soprattutto per la sua produzione teatrale, raccolta dall’editore Pungitopo in due volumi, di cui il testo di punta è costituito da I carabinieri . L’opera in versi di esordio, lungamente da me cercata con esiti negativi, è I canti dei sensi e dell'idea. Riporto un lungo passaggio da wikipedia, che tratteggia elementi che ho ritrovato in questo lungo racconto...

Lumìe di Sicilia

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  Come ho cercato di testimoniare nel mio ALLA MALORA IL CANONE , la letteratura della Sicilia è ben contraddistinta da temi e ricorrenze che ne fanno un unicum. Non sto a ripetermi: l’appartenenza alla terra, il nostos, il classicismo, la cultura contadina, le tradizioni millenarie, un rapporto attivo ma non facile con la modernità...sono tutti elementi che non interessano solo la poesia ma anche la narrativa.   In questa rubrica naturalmente il mio compito non è quello di imbastire un discorso critico - non ne ho le forze - ma suggerire letture, indicare autori, nella coerenza di un percorso dedicato agli scrittori poco conosciuti, se non completamente sconosciuti o dimenticati. Credo che ogni regione dovrebbe avere il suo ALLA MALORA IL CANONE.   Molte sono le direttive che s’intrecciano in queste narrazioni ma ne indicherei soprattutto quattro: un rapporto, a volte sofferto, a volte frutto di sperimentazioni e rinnovamenti, con la grande letteratura verista dell’Otto...

ALLA MALORA IL CANONE: Ottavio Profeta

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  Ottavio Profeta, Il sacco di Giuda , Officina grafica moderna, Catania, 1929 Ottavio Profeta è uno dei poeti siciliani meno considerati dalla critica. Pochissime annotazioni si leggono su wikipedia: “Ottavio Profeta (Aidone, 10 ottobre 1890 - Mascalucia, 23 novembre 1963) è stato un poeta, romanziere, Un’importante scheda, in mancanza di documentazione, si può anche leggere in Volti e pagine di Sicilia 1 , in cui si riporta un articolo di Enrico Cardile, apparso su L’arado letterario, Milano, maggio 1933: (…) Chi conoscesse soltanto il Profeta uomo, potrebbe forse, fondatamente, supporre che, per desiderio di questo siciliano, tutte le cose di questo mondo dovrebbero essere distrutte e tutti gli uomini dovrebbero essere annientati. Così è. Ma sulle rovine di queste cose, e cogli avanzi di questa umanità, il Profeta sarebbe disposto a ricostruire il Regno dell’Agnello, l’epoca patriarcale, il paradiso dei fiumi di miele e dai pomi d’argento. Quanto desiderio di giustizia in q...

Antonio Spagnuolo, Levigare il finale, La Valle del Tempo, 2026

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 Antonio Spagnuolo, Levigare il finale , La Valle del Tempo, 2026 E’ innegabile che l’ultimo libro di Antonio Spagnuolo costituisca una prova complessa, probabilmente una sintesi dei suoi temi, prima di tutto, l’amore.   Il sentimento eterno, che Maria Montessori definiva giustamente come “senso”, arricchendolo di una complessità maggiore, dà al poeta la possibilità di ribadire alcune sue considerazioni; l’amore è l’avventura di un esporsi del corpo nelle sue componenti plurime di pensiero, investimento emotivo e affettivo. Non per ultimo, forza travolgente dell’eros.   La reiterazione del tema denuncia uno stato di ansia e di eccitazione costante verso tutte le manifestazioni della vita, per cui l’eros è da intendersi come forza aggregante e disgregante, angosciosamente ripetitiva ma necessaria.   La complessità è da riferirsi anche agli esiti formali del libro: uno stile accattivante, sinceramente esposto nei suoi contenuti, spalleggia, in altre zone, una sintass...