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Alla malora il canone: Vann'Antò, Il fante alto da terra

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Un libro straordinario Vann’Antò, Il fante alto da terra , Principato, Messina, 1932 Ristampa, All’insegna del pesce d’oro, 1975 Dopo la vittoria di Gorizia i soldati di quella zona che si recavano in licenza, non facevano più la strada dalla trincea a Cormons tutta a piedi, ma si riunivano al bivio di Cerovo dove trovavano pronti che li avrebbero trasportati fino a Brazzano per il bagno una lunga fila di autocarri. I soldati, ho detto, della zona di Gorizia, e bisogna intendere tutti i soldati, anche quelli di fanteria. Ciò che era straordinario! Onde un fante, di quelli che stavano a riposo a Cerovo, profondamente ammirato di quello spettacolo, ebbe ad esclamare, con tanto di bocca e occhi spalancati: - Oh guarda, il fante alto da terra! - Caro, indimenticabile fante, (…) se leggessi queste pagine, piene di tristezza è vero ma anche, e più, dolci, nelle quali la guerra, la nostra, è pur buona ed umana, come noi eravam buoni ed umani se uccidevamo senz’odio, chè non l’uomo austria...

ALLA MALORA IL CANONE, Giacomo Giardina

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Giacomo Giardina, Quand’ero pecoraio , Liriche, Vallecchi Editore, 1931 Ristampa Vallecchi Editore, 2006 Il nome di Giardina viene naturalmente associato a quello del suo amico Civello Castrense, la cui poesia è probabilmente più assimilabile, almeno all’inizio, per tematiche e stile, all’esperienza del Futurismo. Dei due, il secondo è rimasto in ombra, non si capisce per quale motivo; forse per motivi ideologici, una conversione al cattolicesimo, o per gli esiti di una scrittura considerata più allineata, meno originale. Il primo ha conosciuto una felice riscoperta con nuove pubblicazioni e testimonianze. Sta di fatto che Quand’ero pecoraio è opera in cui il futurismo rappresenta uno stile di passaggio e la mia impressione, rispetto al comportamento di Marinetti nell’accogliere queste opere, è l’intento di fagocitare comportamenti di rivolta, piuttosto che risultati; ma anche il tentativo generoso di dare una casa all’adolescenza in subbuglio, pur nell’estrema eterogeneità dei risult...

Nino Savarese, Gatteria, Sellerio, 1992

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  Nino Savarese, Gatteria, Sellerio, 1992   Gatteria è un testo a cui sono particolarmente affezionato. Fa parte di una “trilogia” di racconti tutti incentrati sul tema del fantastico, ma, certo, si potrebbe parlare a buon ragione di realismo magico: Ploto, l’uomo sincero; Malagigi . Sono testi che è possibile assimilare all’opera narrativa di Vincenzo Bonaviri, con richiami alla realtà adombrati in una sorta di riflessione non palesemente dichiarata.   Del resto l’ombreggiatura fantastica di certi autori, è uno degli elementi costitutivi della letteratura siciliana. La tentazione è di assimilarla all’esperienza del barocco ma certamente si limiterebbe lo sguardo al passato, piuttosto che a un esistenzialismo nella cui matrice si è impresso gran parte del Novecento. La fantasticheria, in Savarese, finisce per influenzare anche la Storia, incontrandosi con l’epos e la narrazione donchisciottesca: Il capo popolo, I fatti di Petra, Marcomanno,  una sorta di epica coscie...

Raffaele Poidomani Moncada, Carrube e cavalieri, Thomson editore 1969

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  Raffaele Poidomani Moncada, Carrube e cavalieri , Thomson editore 1969   Diciamo subito un paio di cose sull’opera di Poidomani. Questa è stata interamente raccolta dall’editore Colibrì in quattro ponderosi volumi e comprende, oltre alla narrativa, le poesie e gli interventi giornalistici e di critica. Delle opere di narrativa mi prometto di leggere la sua seconda raccolta di racconti, Tempo di scirocco.   Un’ampia biografia si può leggere presso l’editore Colibrì.   Luciano Zinna, che introduce il volume dedicato alla narrativa, così si lamenta: «Ben noto e grandemente apprezzato nella zona iblea, Poidomani è, nel resto del Paese, conosciuto da alcuni specialisti e pressoché ignorato dal grande pubblico, come accade a non pochi “grandi” della cosiddetta letteratura sommersa, che registra nel XX secolo, specie in Sicilia, una ricca messe di esponenti» . La solita questione, insomma; ma Carrube e cavalieri è un opera che, ne sono certo, avrebbe potuto godere di una ...

Gino Novelli, Migliore stella, La Tradizione, 1931

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Gino Novelli, Migliore stella , La Tradizione, 1931   Coerentemente con quanto detto nella premessa a 5 poeti , anche Novelli alterna testi in versi e in prosa - la prosa funziona come dispositivo antiretorico, e quindi etico, contro l’eccessivo sperimentalismo delle forme -.    L’impressione di semplicità e chiarezza che si riceve dalla lettura, rimanda allo stile e ai temi di Pierre Reverdy, ma anche per gli effetti di pacato e controllato surrealismo che si possono apprezzare in certe descrizioni di strade vuote, di paesaggi in cui l’essere vaga, sperduto.   La parola, insomma, è intesa come predisposizione a un essere più autentico, persino fuori dalla letteratura, dalle sue estetiche e dalle sue invenzioni. Un sottile strato di malinconia avvolge una realtà non finita, non baciata dalla grazia del divino.