Post

Irene Mauceri, Con inchiostro di mare, Maia, 1958

Immagine
Irene Mauceri, Con inchiostro di mare , Maia, 1958 Nel libro della Mauceri coesistono varie lingue: quella breve, brevissima, della sintesi descrittiva in immagini/cammeo, interessanti perché, proprio in queste forme, si evoca la lingua purissima di Saffo e, nello stesso tempo, la tendenza a condensare degli ermetici; ma poi anche, e soprattutto, l’elegia, il modo che la poetessa esplora di più. Inoltre, con una ricorrenza che ha del tragico e del commovente, il tema della Sicilia, assurta a sposa vedova che compiange i suoi mali. (...) L’afflato lirico, pensoso, sinceramente commosso - Villaroel parla di una “strana creatura, così apparentemente semplice e svagata” - non può essere messo in discussione; sapendo, tuttavia, che questo modo di porsi è, esso stesso, forma del poeta romantico e, in un certo modo, retorica. ...E la Mauceri è poetessa romantica...

Vincenzo Bonaviri, L’incominciamento, Sellerio, 1983

Immagine
 Vincenzo Bonaviri, L’incominciamento , Sellerio, 1983 Vincenzo Bonaviri non è certamente un autore che ha bisogno delle mie parole, dunque non dovrebbe essere menzionato in questa rubrica, dedicata soprattutto ai narratori dimenticati o caduti in disgrazia. Ma l’opera di Bonaviri riveste una funzione particolare nella mia formazione; per tratti di somiglianza umani e per una vicinanza ai miei pellegrinaggi adolescenziali ed esistenziali. Di lui credo di aver letto quasi tutto, anche se a volte spunta un nuovo libro sconosciuto, ad esempio La ragazza di Casal Monferrato.   Per sintetizzare al massimo la poetica di questo narratore/poeta, adotto ben volentieri la dicitura “orfismo”, intuizione che non è mia ma che trovo assolutamente calzante. Il rapporto tra le persone e la natura in Bonaviri è talmente stretto che ogni cosa contribuisce a formare l’immagine di una pangea filosofica e naturalistica, fatta di cose che si vedono ma anche di cose che non si vedono e che comunque...

Alla malora il canone: Orazio Napoli

Immagine
  Orazio Napoli, Notte legame mare , I poeti dello specchio, Mondadori, 1956 Sono pochi gli autori siciliani “minori” pubblicati nella “prestigiosa” collana mondadoriana dello Specchio, a parte, ovviamente, i due o tre notissimi i cui nomi riecheggiano ancora nella cronaca delle patrie lettere. E sarebbe operazione istruttiva andare a spulciare le collane di poesia e fare un elenco degli autori scomparsi, se non completamente sconosciuti. (...) E, dunque: mare innanzitutto, legame col mare e con l’antica terra lasciata per necessità di lavoro, come spesso capita agli abitanti dei poveri confini, catapultati nel grande circo delle città tentacolari, opulente di finanza e industria, in questo caso Milano.   E’ forte, evidentemente, il legame che Orazio Napoli ha mantenuto con una dimensione mediterranea: la Grecia; una leggerezza e malinconia di sguardo, improvvise e violentissime accensioni dell’animo. Non per ultimo, e in questa poesia si erge a dignità di musa, un sottile e...

Giuseppe Zagarrio, A questa terra non nostra, Luigi Leonardi Editore, 1956

Immagine
  Giuseppe Zagarrio, A questa terra non nostra , Luigi Leonardi Editore, 1956 Copia con dedica Dopo aver letto questa sua opera seconda - ma prima per risultati raggiunti, come ammette lo stesso autore - mi viene naturalmente da chiedere in quale delle sue celebri categorie critiche Zagarrio avrebbe inserito il suo libro.   Naturalmente mi riferisco ancora una volta a Sicilia e poesia contemporanea , dove la storia della poesia siciliana viene esposta, appunto, per categorie: L’evasione: (il modo religioso, il modo idillico); La smorfia; La coscienza politica. (...) Detto questo. A me sembra che questa poesia possa comodamente situarsi in almeno due di queste categorie. La prima è facile ad individuarsi: la coscienza politica . La seconda - l’evasione, (il modo idillico) - richiede qualche spiegazione. Il trait d’union di questi modi è costituito dalla frequentazione di due autori assai cari a Zagarrio: Mario Farinella e Salvatore Quasimodo - ma in un testo leggiamo anche c...

Paolo Donini su un testo di Beatrice Zerbini

Immagine
Paolo Donini riflette in modo  suggestivo e personale su un testo di Beatrice Zerbini La cucitrice sorvolo sulla sutura poetica di Beatrice Zerbini Tessere Filare Cucire sono gli atti femminili del mito * Alle origini della cultura e della poesia occidentali quando l’oralità si deposita nella scrittura: Penelope tesse           per attendere Filomela,           per rivelare Aracne           per generare           bellezza e le Parche filano           per dipanare                     o per recidere come molto più tardi, sul medesimo parallelo di transiti e rifrazioni culturali l’atto del tessere si consegna a Silvia che percuote la faticosa tela alla cucitrice pascoliana: chini gli occhi, chino il viso, ... cuce, cuce, cuce poi a Lina, la cucitrice di Umberto Saba * tessere...