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Alla malora il canone: Orazio Napoli

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  Orazio Napoli, Notte legame mare , I poeti dello specchio, Mondadori, 1956 Sono pochi gli autori siciliani “minori” pubblicati nella “prestigiosa” collana mondadoriana dello Specchio, a parte, ovviamente, i due o tre notissimi i cui nomi riecheggiano ancora nella cronaca delle patrie lettere. E sarebbe operazione istruttiva andare a spulciare le collane di poesia e fare un elenco degli autori scomparsi, se non completamente sconosciuti. (...) E, dunque: mare innanzitutto, legame col mare e con l’antica terra lasciata per necessità di lavoro, come spesso capita agli abitanti dei poveri confini, catapultati nel grande circo delle città tentacolari, opulente di finanza e industria, in questo caso Milano.   E’ forte, evidentemente, il legame che Orazio Napoli ha mantenuto con una dimensione mediterranea: la Grecia; una leggerezza e malinconia di sguardo, improvvise e violentissime accensioni dell’animo. Non per ultimo, e in questa poesia si erge a dignità di musa, un sottile e...

Giuseppe Zagarrio, A questa terra non nostra, Luigi Leonardi Editore, 1956

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  Giuseppe Zagarrio, A questa terra non nostra , Luigi Leonardi Editore, 1956 Copia con dedica Dopo aver letto questa sua opera seconda - ma prima per risultati raggiunti, come ammette lo stesso autore - mi viene naturalmente da chiedere in quale delle sue celebri categorie critiche Zagarrio avrebbe inserito il suo libro.   Naturalmente mi riferisco ancora una volta a Sicilia e poesia contemporanea , dove la storia della poesia siciliana viene esposta, appunto, per categorie: L’evasione: (il modo religioso, il modo idillico); La smorfia; La coscienza politica. (...) Detto questo. A me sembra che questa poesia possa comodamente situarsi in almeno due di queste categorie. La prima è facile ad individuarsi: la coscienza politica . La seconda - l’evasione, (il modo idillico) - richiede qualche spiegazione. Il trait d’union di questi modi è costituito dalla frequentazione di due autori assai cari a Zagarrio: Mario Farinella e Salvatore Quasimodo - ma in un testo leggiamo anche c...

Paolo Donini su un testo di Beatrice Zerbini

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Paolo Donini riflette in modo  suggestivo e personale su un testo di Beatrice Zerbini La cucitrice sorvolo sulla sutura poetica di Beatrice Zerbini Tessere Filare Cucire sono gli atti femminili del mito * Alle origini della cultura e della poesia occidentali quando l’oralità si deposita nella scrittura: Penelope tesse           per attendere Filomela,           per rivelare Aracne           per generare           bellezza e le Parche filano           per dipanare                     o per recidere come molto più tardi, sul medesimo parallelo di transiti e rifrazioni culturali l’atto del tessere si consegna a Silvia che percuote la faticosa tela alla cucitrice pascoliana: chini gli occhi, chino il viso, ... cuce, cuce, cuce poi a Lina, la cucitrice di Umberto Saba * tessere...

Maria Messina: PERSONCINE

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   Maria Messina, Personcine , Sellerio, 1999 Prima pubblicazione 1922 La scrittrice Maria Messina fu oggetto, qualche anno fa, di un ripescaggio da parte di Leonardo Sciascia, agli inizi degli anni ‘80 del Novecento. Eppure in vita Maria Messina aveva ricevuto l’ammirazione di Giovanni Verga, col quale ebbe un fitto scambio epistolare, così come con altri importanti scrittori del suo tempo, ad esempio Alessio Di Giovanni. Sellerio ha ripubblicato molti dei suoi libri che consistono in una serie di raccolte di novelle e romanzi.   La critica ha riconosciuto alla scrittrice il ruolo di cantore ante litteram della condizione femminile, tema centrale, ad esempio, nel suo primo romanzo, La casa nel vicolo .   La mia lettura, al momento attuale parzialissima, parte da questa raccolta di novelle, il cui titolo, Personcine , può essere inteso sia in senso letterario, piccole persone, per età anagrafica, ma anche in tono affettuoso, per consonanza e partecipazione alla loro...

Alla malora il canone: Vann'Antò, Il fante alto da terra

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Un libro straordinario Vann’Antò, Il fante alto da terra , Principato, Messina, 1932 Ristampa, All’insegna del pesce d’oro, 1975 Dopo la vittoria di Gorizia i soldati di quella zona che si recavano in licenza, non facevano più la strada dalla trincea a Cormons tutta a piedi, ma si riunivano al bivio di Cerovo dove trovavano pronti che li avrebbero trasportati fino a Brazzano per il bagno una lunga fila di autocarri. I soldati, ho detto, della zona di Gorizia, e bisogna intendere tutti i soldati, anche quelli di fanteria. Ciò che era straordinario! Onde un fante, di quelli che stavano a riposo a Cerovo, profondamente ammirato di quello spettacolo, ebbe ad esclamare, con tanto di bocca e occhi spalancati: - Oh guarda, il fante alto da terra! - Caro, indimenticabile fante, (…) se leggessi queste pagine, piene di tristezza è vero ma anche, e più, dolci, nelle quali la guerra, la nostra, è pur buona ed umana, come noi eravam buoni ed umani se uccidevamo senz’odio, chè non l’uomo austria...